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Nel 1060 la principessa Teodora Ducas, figlia dell’imperatore di Bisanzio, sposa il Doge Domenico Selvo. È bella, mangia con la forchetta e si profuma il corpo, i capelli e gli abiti. La Serenissima è al centro dei rapporti tra Oriente e Occidente. Dalla laguna partono le carovane navali dei mercanti veneziani che, seguendo le mude (rotte marittime controllate da bizantini e arabi) raggiungono i confini del mondo per tornare alla dogana cariche di spezie, erbe, incenso, liquori, tessuti, ambra grigia, zibetto, aloe e legni di sandalo. Lavorate a Venezia, queste materie prime raggiungono il resto d’Europa, oggetto della brama dei nobili. Nel 1200 Marco Polo fa ritorno in patria portando con sé le ghiandole del Mosco, piccolo mammifero dal quale si ricava il muschio. I palazzi veneziani si riempiono di profumi – odori di terre lontane, di mistero e di proibito. Nel 1400 l’arte profumatoria diventa maestria della città – nascono le corporazioni dei saponieri e dei muschieri, artigiani legati alla cosmetica. Nelle calli le botteghe espongono acque e paste profumate realizzate con materie prime orientali. Un tipo di incensiere, detto ‘uccelletto di Cipro’, viene usato per ardere le paste profumate (da cui il termine ‘profumo’ che viene dal latino per fumum, attraverso il fumo). Compaiono gli spezieri: diluendo gli estratti in acquavite creano gli antenati dei moderni eau de toilette.

Nel Rinascimento Venezia è la maggiore produttrice di saponi, profumi e belletti. Trionfo di vasi di maiolica per paste e pomate, boccette d’argento per i profumi liquidi e i bossoli d’avorio, di corno, d’argento per le vescichette di zibetto o di muschio. Tutto profuma, anche le monete. Si fanno confezionare scarpe, guanti, berretti, rosari – non per divotione ma per lascivia –  tuona la Signoria. Le donne si imbiondiscono i capelli e proteggono dal sole il viso, che va sbiancato con carne cruda di vitello intinta nel latte, o mollica di pane con aceto mescolato a sterco di bue. Le veneziane si imbellettano i seni per poi esibirli in scollature che scoprono i capezzoli, rossi come rubini. Nel 1500 compaiono i primi testi scritti – ricettari e trattati – dedicati ai segreti della profumeria. Tra le varie pubblicazioni, il Notandissimi secreti de arte profumatoria, pubblicato a Venezia nel 1555 e contenente trecento ricette, dall’arte di tingere i capelli a quella di profumare il corpo, la casa e la biancheria, e per coprire l’odore di concia degli accessori in pelle. I maestri profumieri veneziani vengono invitati in tutta Europa. Li ritroviamo nelle corti degli Sforza, dei Medici e degli Este. A Milano, il maestro de’ profumi di Ludovico il Moro è Leonardo da Vinci. 

Il primo percorso espositivo sul profumo in Italia si trova oggi a Palazzo Mocenigo di San Stae, attuale Museo del costume veneziano, rinnovato e restaurato con il supporto di Mavive, azienda veneziana della famiglia Vidal. «Nel 1900 mio bisnonno Angelo avviò un’attività di spezie e generi coloniali provenienti dall’Oriente», racconta Marco Vidal, direttore commerciale di Mavive e CEO del brand di alta profumeria The Merchant of Venice. «Il primo laboratorio venne aperto a San Stae, dove oggi sorge il Museo dedicato alla storia della profumeria. Dopo i successi commerciali degli anni Sessanta nel 1986 mio padre fondò Mavive». Oggi raccoglie marchi di profumi in licenza e marchi di proprietà. The Merchant of Venice nasce dall’esperienza di realizzazione del percorso espositivo sul profumo di Palazzo Mocenigo. Fondato da Marco Vidal nel 2013, nonostante l’allusione Shakespeariana, racconta la storia della penisola: «Volevo raccontare Venezia – non la visione Disneyana che oggi il turismo di massa restituisce. Oltre la tradizione profumiera, l’artigianalità: tramite i decori dei flaconi ricordiamo l’ultimo battiloro in Europa che trasforma manualmente l’oro in sottili foglie e le tecniche di lavorazione del vetro». Venezia Repubblica Marinara, perla dell’Occidente. Venezia cosmopolita, terra di confine, ponte con l’Oriente. Affonda, soffocata dalle masse e dalle grandi navi a cui si contesta il diritto di battere il Leone di San Marco, ultimo gemito della laguna. Venezia del sestriere Dorsoduro, dell’università, dello Iuav, della Biennale e della Fenice. Venezia delle ombre, dei bacari, dei pescherecci e delle sarde in saor. 

Marco Vidal, veneziano, studi classici e diplomatici alle spalle, racconta una città che si discosta dai luoghi comuni dei media e della guide turistiche: «bellezza e socialità non mediata, tempi lenti – talvolta incompatibili rispetto a quelli di oggi, ma che risolvono lo stress. La densità culturale compensa il disagio del turismo di massa: si è in equilibrio tra la gioia di vivere e la preoccupazione verso un modello insostenibile». Le boutique di The Merchant of Venice contribuiscono al racconto dell’arte profumiera veneziana di cui il marchio si fa portavoce. Le sedi veneziane sono collocate all’interno di antiche farmacie restaurate e riportate alla loro originaria funzione. Le altre sedi riprendono lo stile delle vecchie farmacie rielaborato in chiave contemporanea dallo scenografo teatrale Pier Luigi Pizzi. Il negozio di Milano si trova in via Brera. Gli arredi dalle forme neoclassiche e lineari presentano il rosso veneziano, già colore istituzionale del brand. Al centro del negozio, un’edicola con colonne corinzie incornicia una gigantografia di un flacone della linea Murano Exclusive.

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La Murano Collection si compone di sette eau de parfum dedicati alle mude e alle materie prime, agli olii essenziali e alle spezie importate dai mercanti veneziani dal lontano Oriente. Secondo la mitologia greca lo zafferano è legato alla storia d’amore tra il giovane Crocus e la ninfa Smilace. Byzantium Saffron è racchiuso in un flacone rosso che richiama il colore dello zafferano, il tappo è decorato dalla rosa dei venti, simbolo dei viaggiatori. L’incenso è una resina oleosa secreta da alcune piante di Boswellia, tipiche della Penisola arabica e dell’Africa. Mystic Incense, ispirato alla muda di Siria, interpreta l’incenso attraverso accordi legnosi e gourmand. Sensualità e terre soleggiate, Andalusian Soul è la fragranza dedicata alla Muda di Barbaria, la rotta marittima che collegava la Serenissima alle terre del Marocco e del Sud della Spagna, trasportando principalmente favoreggia, tribolo, trementina, rosmarino, fiori d’arancio, sandalo citrino. Le note alcoliche di testa rimandano alle bevande anticamente prodotte a Malaga, il flacone, nei toni del  giallo e dell’arancio, ricorda le calde atmosfere del Marocco e del sud della Spagna. The Merchant of Venice utilizza materie non comunemente usate in profumeria: «molte fanno riferimento a quelle anticamente trasportate dai mercanti veneziani, elaborate secondo i trend olfattivi attuali; altre sono materie mai utilizzate prima, da noi ricercate, studiate e fatte confluire in fragranze uniche». Rosa Moceniga, best seller della Murano Collection, racconta la storia di un fiore collegato alla famiglia veneziana Mocenigo, una rosa mai utilizzata prima in profumeria.

Ai mercanti della Venezia cinquecentesca è dedicata la collezione Nobil Homo di The Merchant of Venice. I flaconi della collezione sono decorati con stili e colori che rievocano la maestria veneziana nella realizzazione delle stoffe. Dai rapporti commerciali tra Oriente e Occidente, arrivano in Europa, insieme alle materie prime, anche miti e leggende legati a usanze e simbologie d’oltreoceano – dai racconti di Marco Polo alle Mille e una notte. L’ultima creazione di The Mercant of Venice – Emperial Emerald – va ad arricchire le fila della collezione Murano Exclusive, dedicata agli eau de parfum concentrée, caratterizzati da un’elevata concentrazione di fragranza. A fare da musa è il pavone, simbolo di bellezza, longevità, amore – ma anche vanità, lusso e orgoglio. I riflessi verdi e blu della coda dell’animale ricoprono interamente il flacone dell’eau de parfum, mentre la fragranza mischia note fiorite e fruttate con un fondo caldo di muschio, ambra e patchouli.


The Mercant of Venice

Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo

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