Photography Charlotte Abramow, styling Francesca Pinna, feat. Eleonore Wismes

Text Ilaria Macchia

«Se stasera non scopi con me, ti lascio». È passato più di un anno ormai, da quando Giulio mi disse quella frase per telefono. Quasi non la ricordavo più. Mi è ritornata in mente oggi, quando me ne ha detta un’altra, molto più ostile. Mi ha detto ti amo.

Abbiamo fatto l’amore a casa sua. È venuto a prendermi in macchina, e io ho pensato che avremmo scopato lì dentro, come piace a noi, con la pioggia che batte sui vetri come se fosse un guardone che vuole entrare nella camera da letto – invece no, siamo andati a casa sua, in camera sua, sul suo letto. Mi ha toccata e mi ha stretto i fianchi in un modo diverso, più forte del solito. Giulio ha goduto, io no. Non ho avuto il coraggio di dirgli: fai qualcosa, sto aspettando. Così, quando ho capito che niente si stava muovendo dentro di me, ho deciso di muovere il mio corpo. Almeno quello avrebbe potuto seguire una scossa che io, con tutta la mia volontà, gli imponevo. Quando si è staccato da me, mi ha accarezzato i capelli e ha detto la solita frase dopo il sesso: «Faccio il controllo».

Gli ho sorriso, e gli ho detto che oggi lo volevo fare anche io. Mi sono messa carponi sul letto, in attesa di trovare l’energia per tirarmi su e seguirlo in bagno. Volevo partecipare al rito forse perché mi sentivo in debito di non aver partecipato, veramente, alla scopata. Mentre ero ancora sul letto, si è messo a piovere forte e mi è venuto su un languore. Anche se non avevo goduto, quel letto con le lenzuola di flanella era l’unico angolo del mondo in cui volevo fermarmi. Allora gli ho fatto una proposta. Uno strappo alla sua regola, uno sgarro alle sue abitudini che potesse fargli pensare che si poteva scopare anche senza seguire il metodo, ed eventualmente addirittura saltando l’ispezione. «Dai, oggi non controlliamo».

Mi ha guardato con stupore, si è fermato in mezzo alla stanza. Teneva in mano il suo preservativo penzolante, pieno del suo sperma. Una visione che per me, ormai era come un quadro appeso davanti al letto. Gli ho notato negli occhi una piccolissima scintilla di delusione per questa proposta. Poi si è ripreso, mi avrà perdonata in quella frazione di secondo, e mi ha risposto malamente. «No, controlliamo. Sai perché?» – «No, perché?» – «Perché ti amo».

«Se stasera non scopi con me, ti lascio»Questo me lo disse al telefono, un anno prima. Io chiusi il libro di letteratura inglese, sospirai e spinsi il mio corpo sino alla poltrona. Giulio stava aggiungendo altre parole, altri concetti, e chissà cosa voleva dire di più. Io avevo memorizzato solo quell’ammonimento, e in particolare la parte finale: ti lascio. Fino a quel momento, ero stata una ragazza fortunata. Nessuno dei mostri con cui avevo avuto una storia mi aveva lasciata. Tutti avevano sofferto per me, almeno così mi sembrava.

Mi piaceva, dopo averli abbandonati senza preavviso, incontrarli per la strada e vedere che erano dimagriti per il dispiacere. Mi piacevano anche le loro telefonate, anonime o disperate, solo per sentire la mia voce dire pronto. Mi piaceva pensare ai soldi che spendevano in benzina per raggiungermi all’uscita dalle lezioni, o sotto casa, per chiedermi se per caso avevo cambiato idea. Le loro facce – addolorate, incredule, speranzose, e rassomiglianti tra loro – mi confermavano sempre che avevo fatto bene a lasciarli.

Con Giulio stava durando. Io avevo quasi vent’anni, ed ero vergine – e Giulio diceva sul serio. «Va bene – gli risposi – stasera scopiamo». Sospirai, e per un momento sentii di essere stata per me stessa una delusione. Mi alzai dalla poltrona, rovistai in un cassetto della scrivania e venne fuori una rivista di quando ero adolescente. C’era una domanda che occupava due pagine intere: che cosa significa fare l’amore? Appena sotto c’erano le foto di alcune ragazzine, e le loro risposte. Frasi molto romantiche che mi fecero sorridere. Poi, in basso, era riportato un elenco con alcuni consigli per «affrontare la prima voltaprocedere con una depilazione accurata, assoluta; mettere lo smalto anche alle dita dei piedi, indossare mutande nuove, e un reggiseno facile da togliere».

Questi erano solo alcuni dei punti in elenco, ma a me sembrarono quelli che potevano essermi più utili. Iniziai con lo smalto, e sarei passata al resto ma dopo poco squillò il telefono. «Pronto?» – «Sono io. Li compri tu i preservativi?» – Giulio me lo chiese in un modo brusco, che non gli apparteneva. Questa cosa di scopare era una faccenda che forse si poteva sbrigare solo così, in modo brusco appunto. Per questo gli risposi risoluta: «Certo». Non c’era niente di più incerto, nella mia vita, di me che compravo dei preservativi – ma se mi fossi tirata indietro, Giulio mi avrebbe lasciata. Presi la bicicletta e andai nell’unica farmacia del paese, dove comprai preservativi e assorbenti, per ricordare a me stessa che quegli oggetti facevano parte della stessa vita, e si sarebbero entrambi occupati della mia fica.

Scopare non fu difficile. Pioveva, avevamo trovato un angolo alla fine di una strada chiusa che mi fece sentire raccolta, accolta sotto un tetto. Ci spogliammo, la luce della luna entrava a sprazzi, la musica ci alleggeriva del peso della concentrazione. Tutto fu fatto nel modo giusto, tranne quello che successe dopo. Giulio si tolse il preservativo, e lo sollevò all’altezza degli occhi. Penzolava, ed era pieno del suo sperma. «Adesso facciamo il controllo», disse. Prese una bottiglietta d’acqua che aveva lì in macchina, aprì lo sportello e in quel momento lo scroscio della pioggia mi arrivò limpido alle orecchie. Riempì il preservativo di acqua, e quello si gonfiò come un palloncino. «Siamo a posto, è integro», mi disse. Io sorrisi, ma non volli guardarlo in faccia. Quell’operazione mi era sembrata ridicola, ma io di certe cose non ne sapevo niente, e quello che contava per me era essere stata brava.

Dopo la prima volta, scopai con Giulio quasi tutti i giorni. I preservativi li compravo sempre io, e di quello che Giulio chiamava il controllo se ne occupava lui. Di questa attività io conoscevo solo i risultati, me li ha sempre riferiti alla fine dell’operazione. So per certo che, in tutto il tempo che abbiamo scopato insieme, mai ci è successo, nemmeno una volta, di trovare un preservativo rotto, bucato, fallato. Anche per questo oggi gli ho chiesto di non controllare. Chissà perché invece, lui mi ha risposto con questo ti amo.L’ha pronunciato, mi ha sorriso e io ho fatto lo stesso. In quell’istante ho pensato, non ce la faccio. Non riesco ad amare Giulio, perché Giulio tutte le volte che scopa con me, fa il controllo. Così l’ho lasciato, e sono tornata a casa a piedi.

Ora sono distesa sul letto, ho aperto il cassetto e ho tirato fuori uno dei tanti preservativi che ho di scorta. Ci ho messo dentro un dito, poi un altro, l’ho avvicinato al naso, l’odore che ha mi piace moltissimo. Ho tirato giù i jeans e le mutande, e con la mia mano protetta dal preservativo mi sto masturbando. Mi ama, ma io no, per niente. Il sesso non può fare niente contro la noia.