Le transessuali parigine nelle fotografie di Christer Strömholm
Weekend, 2011
The danish girl
Marlon Brando and James Dean
Un gruppo di attivisti londinesi marcia in supporto dei minatori di Welsh
Le transessuali parigine nelle fotografie di Christer Strömholm
Brokeback Mountain, 2005
Neri separatisti
Le transessuali parigine nelle fotografie di Christer Strömholm
Le transessuali parigine nelle fotografie di Christer Strömholm
Sense8, 2018

Text Gloria Frezza

 

Basta osservare le ‘bio’ di una qualsiasi app per incontri, per scoprire l’esistenza di un dizionario ricco di nuova terminologia in grado di svelarci qualcosa in più, non solo su quello che siamo, ma anche su quello che amiamo. Superati i primi dieci secondi di panico di fronte alla consapevolezza di ignorare il significato di “Lithsexual” (persona che non sente l’esigenza di essere corrisposta dall’oggetto della propria attrazione sessuale), una piccola guida può fare comodo.

Definire, definirsi – la vera chiave della rivoluzione sessuale 2.0. Una necessità prima di tutto per la comunità Lgbt. La logica eteronormativa in passato ha concesso pochissimo spazio a chi non si riconosceva nelle due macro categorie (etero o omosessuale) e, contemporaneamente, ne ha messo a tacere le voci. Se non c’è una parola adatta si può fingere che non esista, come era usanza nelle dittature del passato. È stato l’orgoglio della brigata arcobaleno a sollevare la bandiera per la prima volta, e molto è cambiato da allora. Era la fine dei ribelli anni Ottanta quando la sigla Lgb cominciò ad entrare in circolazione, l’obbiettivo era quello di includere tutte le identità presenti nella comunità: L per lesbiche, G per gay e B per bisessuali, attratti da entrambi i sessi anche se non necessariamente in identiche proporzioni. Oltre trent’anni dopo, altre lettere si sono aggiunte, formando l’impronunciabile ma vitale Lgbtqia+.

 

La T. Dove la T rappresenta transgender e transessuali, inserendo un’ulteriore distinzione che sembra gettare nel panico un pubblico molto vasto: dai maestri fino ai politici, passando per i giornalisti. Il primo è un termine che definisce chiunque non si riconosca nell’identità di genere corrispondente al proprio sesso biologico, il secondo viene usato per indicare un soggetto che si trovi fisicamente (per via chirurgica o ormonale, ma anche cambiando caratteristiche e abbigliamento) in una fase del passaggio verso il sesso che sente di rappresentare.

La Q. Con la Q di queer si apre un paragrafo ancora più complesso, che però è imprescindibile per comprendere la forza delle parole nella battaglia per la libertà. Anch’esso figlio degli Ottanta, “queer” è un termine di protesta. Era un insulto finché studenti e attivisti omosessuali non decisero di farne la propria bandiera. Poi è diventato un manifesto inclusivo e comunitario. La rivendicazione, in cinque lettere, del diritto al sesso, all’amore e ad avere riconosciuta la propria verità. Alla Q troviamo anche questioning, termine utilizzato per chi si trova ancora in dubbio rispetto al proprio genere, orientamento o identità sessuale. Questo è il posto di chi nei test era sempre costretto a barrare l’opzione “nessuna delle precedenti”, per ricordare loro che c’è sempre tempo per esplorare e capire, continuando a sentirsi parte di qualcosa.

La I. L’intersessualità include tutte quelle variazioni fisiche inerenti al proprio sesso, legate ai cromosomi, alle gonadi o ai genitali, che rendono scientificamente impossibile definire un individuo maschio o femmina.

La A. Sotto l’egida della prima lettera dell’alfabeto si raccolgono tutte le definizioni di senso inversivo. Con asessuale si intende chiunque riconosca di non provare attrazione sessuale nei confronti di nessuno e di non avere interesse nell’attività sessuale in generale, spesso può essere associata anche alla mancanza di un orientamento di qualsiasi tipo. Allo stesso modo, agender è chi non si ritrova nella distinzione tra maschio e femmina e preferisce non definirsi affatto. Una tra le più recenti, e molto popolare tra i teenager, è l’identità aromantica. Si classificano così tutti coloro che si dichiarano non interessati ad avere un rapporto di coppia o una relazione amorosa con qualcuno, preferendo le amicizie o la solitudine e sostenendo di non essere in grado di legarsi. A tal proposito è necessario aprire una parentesi sulla distinzione tra interesse sessuale e romantico. L’idea di un suffisso che distingua i due approcci è nata per permettere concretamente ai gusti di tutti di trovare riscontro. Un esempio potrebbe essere un soggetto eterosessuale e biromantico, in grado cioè di innamorarsi di entrambi i sessi, pur non provando necessariamente attrazione fisica.

Il +. Tocchiamo, infine, il segno più, che dà spazio alle identità più discusse attualmente. Portata vicina all’occhio del pubblico da noti personaggi pubblici, tra cui la cantante Miley Cyrus e la modella Lily Rose Depp, la pansessualità è sintetizzabile come attrazione sessuale e romantica verso la persona, indipendentemente da sesso, gender e preferenze. Qui troviamo anche la demisessualità, che caratterizza soggetti che sviluppano interesse sessuale verso l’altro solo dopo aver instaurato un forte vincolo emotivo. Per ricollegarci all’inizio, l’esatto contrario della lithsessualità.

Seguendo, dunque, il motto socratico del ‘conosci te stesso’ oggi ci si può guardare dentro con più serenità. Consci del fatto che la strada per la civiltà è lastricata di sigle difficili da ricordare, ma abbastanza ampia, finalmente, per accoglierci tutti.