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Text Angelo Ruggeri
@angelorug

 

Movimento. Ondulazione. Irrequietezza. Animano i popoli, i capitali economici, le metropoli. Quali sono le modalità con cui questi flussi costanti sono organizzati, sistematizzati e contestati? È questa la domanda che si pone Driftwood, or how we surfaced through currents. La mostra curata da Evelyn Simons e aperta al pubblico fino al prossimo 22 luglio ad Atene. Undici lavori site-specific di Larry Achiampong, Meriç Algün, James Bridle, Hera Büyüktaşçiyan, Jeremy Hutchison, KERNEL, Chysanthi Koumianaki, Persefoni Myrtsou & Eva Giannakopoulou, Lara Ögel, Maria Papadimitriou e Lloyd Corporation. Una pluralità di linguaggi espressivi affrontano le suddette tematiche in una serie di progetti individuali che si sviluppano come un percorso attraverso le strade del quartiere Exarcheia, nella capitale greca.

Interpretate da una serie di contributi artistici come la pubblicità e il marketing. Strumenti capaci di mascherare lo sfruttamento messo in atto dai processi di produzione globalizzati. L’etica del lavoro, ovvero la nozione di casa come costruzione personale e collettiva, ma anche i limiti strutturali del movimento e del pensiero umano. L’identità culturale, imposta o autodeterminata, e le pratiche legate alla costruzione comunitaria. Temi obiettivi, che non lasciano comprendere sfumature creative ma amano condurre lo spettatore dritto al centro. Senza mezzi termini.

L’exhibition è uno dei tre progetti vincitori ex-aequo (assieme a quelli di Michael Wang e Adnan Yldiz) di Curate Award, il concorso internazionale promosso dalla Fondazione Prada e da Qatar Museums. Ha come obiettivi la ricerca di nuovi talenti nell’ambito della pratica curatoriale e l’apertura di prospettive inedite nella concezione di eventi espositivi che non possono rimanere fermi e statici. Che sono in continuo movimento, come l’arte.

Images courtesy of Press Office
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