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Testo Arianna Pietrostefani
@aripet

 

La vista sul Canal Grande. Le scale mobili rosso lacca convivono con il Cinquecento veneziano presente nella simmetria dei colonnati, nelle logge e nei pavimenti terrazzati. All’ingresso una scritta incisa nel marmo che ha il sapore di monito: «Niente armi, niente giochi, niente prostitute. Per il resto liberi di commerciare». Queste le regole imposte dalla Repubblica Serenissima di Venezia dal 1200 in poi ai mercanti provenienti dalla Germania e dei Paesi del Nord Europa in cerca di spezie e coloranti per le loro lane grezze. L’origine del Palazzo, infatti, si deve proprio ai veneziani che nel 1228, al fine di controllare i traffici marittimi e le operazioni commerciali della città, decisero di porre le fondamenta di quello che di lì a poco sarebbe diventato l’edificio centrale per il commercio.

La nuova vita del Fondaco dei Tedeschi – progettato dello studio OMA, guidato da Ippolito Pestellini Laparelli, Rem Koolhaas e Silvia Sandor, mentre gli interni sono firmati da Jamie Fobert, esperto nella creazione di ambienti commerciali – lo vede nella veste di centro del lusso e dell’artigianato: sette mila metri quadrati di superficie con una scelta di marchi di alta gamma, soprattutto italiani, dei settori moda e accessori, orologeria, gioielleria, vini e liquori, gastronomia, bellezza e profumeria.

Otto anni di restaurazione, poi l’apertura lo scorso 29 Settembre. Si tratta del primo grande magazzino europeo di DFS, la società del gruppo LVMH. I quattro piani dedicati al lusso, la selezione dei prodotti e la cura dei dettagli: Fondaco dei Tedeschi è molto più di un department store.

Si prosegue la visita sino alla terrazza all’ultimo piano. Aperta a tutti, seguendo sul sito una procedura di registrazione per questioni di capienza, è forse l’unica della zona con vista a trecento sessanta gradi e che vale la pena non lasciarsi sfuggire.

Text Arianna Pietrostefani
@aripet

 

The view over Canal Grande. The red lacquer escalator coexisting with the Venetian sixteenth century soul of the colonnade symmetry, of the loggia and the terraced space. At the entrance, a marble engraving reads as an admonishment «Niente armi, niente giochi, niente prostitute. Per il resto liberi di commerciare» (No weapons, no games, no prostitutes. Other than that, feel free to do business). These were the rules set by the Most Serene Republic of Venice from 1200 onwards for the merchants coming from Germany and Northern Europe looking to buy spices and pigments for their raw wools. The building owes its origins to the Venetian people who, in 1228, in order to control maritime traffic and trade within the city, decided to lay the foundations for what was soon to become the main trading post.

The new life of Fondaco dei Tedeschi – which has been restored by studio OMA, lead by Ippolito Pestellini Laparelli, Rem Koolhaas and Silvia Sandor with the interiors designed by Jamie Fobert, who is well known for creating inspiring retail venues – sees this landmark building transformed into a luxury department store: the seven thousand square meters area will host a selection of high-end labels – especially Italian – ranging from clothing to accessories, watches, jewelry, wines and liquors, delicatessen, cosmetics and fragrances. Following eight years of restoration works, the opening took place last 29th of September, making this the first DFS Group European department store, a subsidiary company owned by luxury conglomerate LVMH. Four floors with a focus on luxury and craftsmanship combined with a well-edited product selection and attention for details: Fondaco dei Tedeschi is much more than simply a department store. The ideal visit should include the terrace on the top floor. Open to everyone – after completing the necessary registration form in order to comply with the venue’s capacity requirements – the terrace is perhaps the only one in the area offering such a stunning 360-degree view. Definitely a must-visit.

Fondaco Dei Tedeschi
Calle del Fontego dei Tedeschi, Ponte di Rialto, Venice
Images Matteo De Fina for DFS Group (courtesy) and
Lampooners
www.dfsgroup.com