CHARLES SETTRINGTON - SHADOWS FOR OSBORNE & LITTLE
ICE HOUSE COPSE
CHARLES SETTRINGTON
JURA
PARHAM
GOODWOOD HOUSE
REVIVAL
REVIVAL
CHARLES MARCH

Text Giacomo Andrea Minazzi

 

Ci sono quelle immagini che non hanno i confini netti. Sono luoghi – boschi, laghi, spiagge, campagne, la tenuta di famiglia – non tanto importanti per il nome, significante di un’appartenenza, quanto per come fanno sentire. Si sente l’umidità della terra inglese, le foglie autunnali per terra, la salsedine che un po’ si appoggia alla pelle. Uno schizzo dice più di un tratto pulito?

C’è un fotografo che usa il suo corpo, la sua fisicità, per scattarle – corre, fa cadere la macchina fotografica, la muove con un gesto preciso. Ha iniziato da piccolo, a dieci anni, con una Pentax S1a. Ha studiato a Eton, ma l’ha abbandonata dopo poco – era a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, la scuola non si era ancora accorta del cambiamento che stava succedendo nel resto del mondo. Lì scattava Leavers pictures – la tradizione vuole che agli studenti che stanno per lasciare la scuola vengano scattati dei ritratti ufficiali – piuttosto alternative. Va a Londra, lavora con Kubrick a Barry Lyndon per un anno e poi, diciottenne, in Africa con un medico tedesco per un’associazione umanitaria. Poi ancora a Londra, dove inizia la sua carriera come fotografo – Harper & Queen, Deluxe, Interiors, Vogue Italia. Poi torna a casa, si deve occupare di Goodwood, la tenuta di famiglia. Continua a fare il fotografo, ma solo late at night.

C’è un nome, ma continua a cambiare. Nasci Lord Settrington, ma quando tuo nonno muore diventi Earl of March e lo resti per tanti anni. Quando muore tuo padre, però, il tuo nome cambia ancora, diventi capostipite della tua famiglia, sei il Duke of Richmond – i documenti cambiano ogni volta. Sono i capricci dell’aristocrazia inglese, antica, vera, immutata. Sono un abito, ripetere il nome della persona con cui stai parlando, un accento stretto o una risata sincera ma contenuta.

C’è un’evoluzione che non può essere ignorata. «Le persone credevano nella magia della fotografia negli anni Novanta: quando creavi un’illusione con l’obiettivo, c’eri riuscito veramente, non lo facevi con Photoshop. Oggi non ci si stupisce più di niente». Forse, l’unico stupore che è rimasto è quello di un’emozione.

charlesmarch.com

Fotografie 1980-2017

dal 25 maggio al 30 giugno 2018

Galleria del Cembalo

Largo della Fontanella di Borghese, 19

Dal mercoledì al venerdì: 15:30 – 19
Sabato: 11 – 19

Per maggiori informazioni: galleriadelcembalo.it