Text Cesare Cunaccia
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Proprio un anno di matrimoni, questo 2017 arrivato al fatidico giro di boa di Ferragosto. Di ‘matrimonioni’ soprattutto, di quelli attesi, coinvolgenti e a puntate come fiction, che ingenerano sindromi da esclusione proustiana, che provocano una mitragliata di nervose chiamate telefoniche e una generale isteria da presenzialismo.

Due esempi per tutti, il recente four-days-wedding di Lucilla Bonaccorsi di Reburdone con Filippo Richeri in val di Noto, Sicilia, e quello che sarà celebrato alla metà di settembre, a Genova, tra Matteo Marenghi Vaselli e Margherita Puri Negri. Le nozze sicule, precedute da una quasi messianica trepidazione in tutta Italia, hanno brillato grazie a una sposa che difficilmente poteva essere più bella e romantica, in una specie di sogno neo-ottocentesco di dentelle bianco corredato da velo ancestrale, ordito dall’infaticabile e demiurgica madre di lei, Luisa Beccaria.

La cifra stilistica di Luisa Beccaria, strati di tulle pastello e ricami o pattern fioriti, siglava quasi tutte le signore presenti, trasformando di fatto la cerimonia e il ballo black tie tenutosi nella serata del giorno successivo – deflagrati come una bomba nei social media, in un massiccio spot della maison di moda familiare. Arduo immaginare una scenografia così sofisticata e perfetta e una tanto sentita partecipazione amicale. Complice, come sempre, l’irripetibile cornice dell’avita tenuta di Castelluccio, incastonata in un paesaggio fiabesco e restaurata con amore e filologico rispetto da Lucio e Luisa Bonaccorsi. Il caldo atroce e improvviso, tenendosi il mariage all’una di pomeriggio di un torrido giorno di metà giugno nel cuore della Trinacria gattopardesca – ve lo ricordate il tormentato viaggio dei Salina a Donnafugata, di letteraria memoria? Immerso in una cappa africana e trapassato dal solleone, ha però creato non pochi disguidi e nervosismi, specie agli sventurati in morning suit, accresciuti dalla dilatata tempistica della tabella di marcia. Era un mosaico di eleganze contemporanee, di tappeti di petali di rosa damascena e di aristocratico chic d’antan, dove spiccava anche qualche presenza bizzarra – quali un personaggio mediatico in smoking avorio e straordinario bow-tie in piume di poiana – di giorno? E un ineffabile tight blu elettrico da domatore da circo vetero-bolscevico. Inalberato, come fiera bandiera di gusto, da un piacente giovanotto milanese. Che dire? Forse si tratta di incongruenze che ancor più hanno fatto risaltare l’atmosfera onirica di questa esemplare kermesse matrimoniale.

Quanto alle prossime nozze settembrine, già sdoganate da un grande cocktail dalla precisione elvetica e dalle suggestioni mediterranee, dato a Roma a Palazzo Ruspoli, dimora del nonno dello sposo, dalla madre Patrizia Memmo Ruspoli, se ne parla tantissimo sotto gli ombrelloni capalbiesi e in altri patinati resort. Si vocifera che, secondo lo stile anglofilo e molto genovese di Casa Puri Negri, la consegna sia verso una raffinata e sobria semplicità. Ma intanto, pare che l’abito dell’adorabile sposa, che porta una firma illustre e perfino araldica, avrà un lungo strascico e che addirittura, per il cocktail che precede il W-Day verrà riaperta per l’occasione una residenza privata cinquecentesca di via Garibaldi da un cugino dal lato materno. Sobrietà sì, dunque, ma con giudizio.

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Cover illustration by Davide Bonazzi – @davidebonazzi24