Text Gian Paolo Serino

 

Flavio Villani
Il nome del padre
Neri Pozza, pagg. 316, euro 17

Flavio Villani è tra i dieci migliori scrittori contemporanei italiani. Dopo l’esordio con L’Ordine di Babele (Laurana 2013) – il più sconosciuto dei capolavori della letteratura- Villani pubblica Il nome del padre, un noir esistenziale ambientato a Milano tra gli anni ’40 e gli anni ’70 che conferma come sia possibile uscire dai recinti di genere grazie ad una scrittura rara, intensa, che non si nasconde dietro ad intellettualismi ma rimane nel lettore. Evento raro. Si lascia leggere, intriga e alla fine si comprende che è un libro da scaffale, di quelli da biblioteca, che rimangono. Più che un libro un capolavoro di scrittura, di detection del crime più classico, dal ritmo serrato e incendiario. Una lettura per chi ama la letteratura e non la narrativa gialla più da ultima spiaggia che da ombrellone. Da non perdere.

Charles Webb
Il Laureato
Mattioli 1885, pagg. 212, euro 15, traduzione di Paolo Cioni

Ha fatto innamorare decine di generazioni Mrs Robinson, forse la vera protagonista de “Il Laureato”, romanzo pubblicato nel 1963 e poi diventato film di culto nel 1967 con Dustin Hoffmann e l’indimenticabile colonna sonora di Simon&Garfunkel. Si racconta la vita del neolaureato Benjamin Braddock, disgustato dal mondo dell’upper class americana che frequenta. Un’alta borghesia che Benjamin detesta con tutto se stesso. Non è un eroe, è soltanto un giovane che attraverso la noia cerca la purezza che il mondo sembra aver perduto. Quel mondo dorato, ricco di vuote promesse e false illusioni, con un “sogno americano” che in quegli anni ’60 iniziava a sgretolarsi gli fa capire che il futuro, un tempo assicurato da una laurea, è sempre più incerto. Nauseato trascorre sempre più tempo a prendere il sole nella piscina dei genitori. Finché non incontra Mrs Robinson, donna ancora più annoiata di lui che lo attira tra le sue braccia. Ma Mrs Robinson è anche la madre di Elaine, che rappresenta per Ben la purezza e la semplicità.

Carmen Pellegrino
Se mi tornassi in mente questa sera accanto
Giunti, pagg. 240, euro 16

Carmen Pellegrino è, a oggi, tra le poche scrittrici italiane capaci di rendere poesia la prosa. Dopo lo stravolgente esordio nel 2015 di Cade la terra (finalista al Premio Campiello), un’opera prima che già lasciava intuire tutto il suo talento, è tornata nelle librerie con un romanzo  incentrato sul (non) rapporto tra padri e figli, ma soprattutto sulle ragioni di uomini fallibili come gli altri: pieni di contraddizioni, despoti, ottusi, fragili e persi. La trionfante “generosità” di chi ha tutte le certezze e tenta di imporle all’altro deteriora gli equilibri familiari. Lo capisce a un certo punto Giosuè Pindari, il padre padrone che si ritrova solo con un dolore che non riesce a sopportare; lo capisce Lulù, la figlia che non può fare altro che andarsene, schiacciata da un’oppressione esercitata “per il suo bene”. I personaggi di questo romanzo sono dei vinti.  Eppure, nel momento stesso in cui riescono a perdonarsi, nell’istante in cui tornano ai nodi irrisolti della loro lontananza per farci finalmente i conti, hanno già vinto. Un capolavoro che è già destinato a diventare un classico.

Marina Di Guardo
Com’è giusto che sia
Mondadori (pagg. 232, euro 18)

Marina Di Guardo, condannata a essere per molti solo la madre di Chiara Ferragni, con questo romanzo sul femminicidio è la rivelazione dell’anno. Una scrittura asciutta, serrata, quasi telegrafica, che scinde il tempo incalzando il lettore in una discesa negli inferi della mente umana e di una società che sembra giustificare tutto chiudendo gli occhi davanti al Male. Al di là dei soliti clichè, a colpire in Marina Di Guardo è soprattutto lo stile: uno stile in grado di competere con le più importanti scrittrici internazionali. Non ha nulla da invidiare ai thriller più acclamati, anzi: si può tranquillamente affermare che sia finalmente la voce narrativa femminile che l’editoria italiana cercava da anni in grado di competere con i gialli sia del Nord Europa ma soprattutto inglesi e americani.

Tom Drury
La fine dei vandalismi
NNE edizioni, pagg. 392, euro 19, traduzione di Gianni Pannoffino

Da tempo non capitava un romanzo che tenesse così inchiodato alla pagina: sarà anche un modo di dire, ma tra queste pagine ci si perde scoprendo l’immensità dell’autore, al suo esordio in Italia, con questo primo romanzo di una trilogia. Ambientato nell’immaginaria Grouse County, una ragnatela di cittadine del Midwest americano, è un libro dalle mille sorprese: un pochino dark nelle atmosfere ma venato di un amore e di una tenerezza che si respirano in tutte le pagine. Un piccolo gioiello narrativo che è anche una rara e non pesante riflessione sulla vita, sulle nostre esistenze e del perché ha senso vivere. Capolavoro da non perdere scritto come raramente capita di leggere. Eccezionale.

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