Text Luciano Lapadula
@iamlucianolapadula

 

Pelle diafana da cui emergono occhi profondi quanto un abisso, stile lugubre e trasgressivo e una voce cupa come la notte, completano la figura di Siouxsie Sioux, cantante inglese icona della corrente suburbana Post-Punk. Inizialmente volto noto nei locali underground londinesi, fu modella per Vivienne Westwood e componente dei Bromley Contingent, gruppo di fan dei Sex Pistols. Il debutto sulla scena musicale avvenne con la band Siouxsie and The Banshees nel 1976, al 100 Club di Malcom McLaren. Precorritrice di tendenze quanto di atmosfere musicali, il suo trucco vistoso, che ricorda quello di Pola Negri ai tempi del cinema muto, ha ispirato le creazioni contemporanee della make-up artist Pat McGrath. Trasformista e araba fenice alternò estetiche androgine a completi bondage, costumi circensi ad altri etnici, stemmi e simboli nazisti sfidarono le convenzioni sociali, mentre i guanti con finte unghie lunghe come artigli furono un revival delle creazioni surrealiste di Elsa Schiaparelli.

Attraverso i suoi look Siouxsie evocò mondi lontani e tempi dimenticati: fu, tra le altre, una tragica Cleopatra, una geisha infernale, una malinconica Lousie Brooks con il caschetto nero che incorniciava il volto incipriato. Vintage e decostruzione si diffusero anche grazie ai suoi abiti art déco, i cui lembi sezionati erano uniti da grandi spille da balia, emblema del punk. L’immagine della cantante anticipò le creazioni di Rei Kawakubo e Alexander McQueen seducendo il mondo della moda: citazioni evidenti provennero prima da Moschino, poi da Versace, per giungere a Rodarte nel 2010 e alle atmosfere punk-chic di Saint Laurent nel 2015.

Siouxsie, nata nei crepuscolari club di Londra, ha emancipato la figura femminile trasformando universalmente il concetto di glamour. Quando una giornalista le chiese il perché di un look tanto esasperato, lei rispose: «non mi vesto per evitare gli sguardi, preferisco sentirmi a disagio, ma essere me stessa».

Re-edited image cover from the album MantaRay – ph. Fiona Freund