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Nel 2016 Michelle Obama incontrava Juliana Awada, moglie del presidente argentino Mauricio Macri nei locali di Casa Cavia, cambiando i protocolli di sicurezza di un viaggio diplomatico. I quindici minuti di colloquio previsti, sono diventati trentacinque, passati a discutere del rispettivo ruolo di first lady. Casa Cavia è il nome del concept store situato a Buenos Aires. Il progetto, inaugurato nel 2014, è uno spazio culturale polivalente in cui coesistono un ristorante, un cocktail bar, una casa editrice, una libreria e un negozio di fiori. La struttura che ospita Casa Cavia è Residencia Bollini Roca, costruita nel 1927 e ristrutturata dallo studio di architettura KallosTurin: gli ambienti sono in stile belle époque.

Buenos Aires: Casa Cavia si trova nel quartiere Palermo Chico, le cui origini risalgono al 1836, quando Juan Manuel de Rosas – esponente politico, governatore di Buenos Aires e leader militare – compra ettari di terreno dove costruisce la sua residenza. Nel 1912 l’architetto argentino di origini francesi Carlos Thays sviluppa il progetto urbanistico per la parte residenziale sui terreni utilizzati per l’esposizione industriale del 1910. Dal punto di vista architettonico, Palermo Chico è caratterizzato da strade ricurve e diagonali, piazze ovali che rompono il parallelismo di origine coloniale tipico del centro di Buenos Aires. L’urbanista immaginò un quartiere residenziale per l’aristocrazia della capitale argentina, ricco di spazi verdi e vegetazione autoctona. Le prime grandi ville con giardino furono costruite in stile neoclassico, e oggi ospitano le ambasciate. L’area dei parchi e dei giardini conosciuta come Parque Tres de Febrero, è realizzata sul modello del Bois de Boulogne di Parigi e Hyde Park di Londra. Durante il Novecento, il paesaggio architettonico del quartiere si è arricchito di edifici del modernismo storico, come la villa Victoria Ocampo dell’architetto Alejandro Bustillo, e di strutture d’avanguardia come il più recente MALBA ­– Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires.

Casa Cavianome che risale ai primi progetti di costruzione – fu sviluppata in questo contesto dall’architetto di origine norvegese Alejandro Christophersen. Figlio di un diplomatico spagnolo, Christophersen riceve la commissione per una villa che un aristocratico del tempo voleva dare in regalo alla moglie.  L’edificio fu indicato come Residencia Bollini Roca con un affaccio su Plaza Alemania. Nella sua filosofia di lavoro, Christophersen utilizzò riferimenti storici eterogenei al servizio di un’estetica razionalista che racchiude l’esperienza architettonica del Ventesimo secolo. Nel 2011 la villa è stata dichiarata patrimonio della città di Buenos Aires per poi essere ristrutturata nel 2014 dallo studio angloamericano KallosTurin. L’approccio al design degli architetti è stato improntato su un mantenimento contestuale all’inserimento di elementi contemporanei: una speculazione in contrappunto agli spazi storici. Le modifiche oggi appaiono moderne nei materiali e nelle forme – marmo verde, bronzo, specchi, pelle e terrazzo alla veneziana. Il rinnovamento è un omaggio alle ville e ai ristoranti anni Venti e Trenta che si possono vedere a Parigi e Buenos Aires – e incontra il nome Casa Cavia. Una piscina rialzata al centro del giardino riflette il cielo e il paesaggio circostante. Oggi una serie di piattaforme connette la struttura originale con lo spazio di vendita sul retro del giardino, rifinito con gli stessi materiali della ristrutturazione ma con un taglio più modernista. Il flusso creato dalle stanze è stato rispettato per mantenere il senso di separazione che si trova nelle abitazioni. Il Cafè è composto da quattro stanze separate: il corridoio d’ingresso – trasformato in uno spazio per incontri e mostre; la reception che offre uno sguardo sul giardino; il salone, più formale e scuro rispetto al resto dei vani; la libreria che si rifà ai classici spazi domestici dedicati alla lettura; e la sede della casa editrice al piano superiore.

Il direttore creativo di Casa Cavia è Guadalupe Garcia Mosqueda, il quale utilizza la sua formazione e la sua esperienza di regista documentarista – ha studiato filmmaking alla Buenos Aires’ Fundación Universidad de Cine – per gestire illuminazione, uniformi del personale, e ogni dettaglio della tavola – dalle stoviglie all’impiattamento – elementi che raccontano una storia attraverso la gastronomia.

La chef Julieta Caruso ha ideato una cucina che mescola sapori asiatici, europei e argentini citando letteratura e cinema. I piatti del menu fanno riferimento narrativa letteraria e cinematografica raccolta dalla libreria all’interno della struttura, con cui il ristorante condivide gli spazi. Una torta al cioccolato con gelato al dulce de leche e chicchi di cacao ispirato a Matilda di Danny DeVito, o agnello cotto a bassa temperatura, erbe aromatiche, briciole della sua pelle e quinoa da The Silence of The Lambs di Jonathan Demme.

Nella libreria sono vendute le pubblicazioni della casa editrice Ampersand – il logogramma che rappresenta la congiunzione latina ‘et’ ­– è gestita dalla madre di Garcia, l’editor-in-chief Ana Mosqueda. Il progetto editoriale si articola come piattaforma per la produzione di conoscenza, pubblicando saggistica che tratta di cultura visiva, moda, filosofia e di teoria letteraria. Ampersand è uno spazio culturale fisicamente situato ai piani superiori di Casa Cavia, dove si svolgono gli eventi di lancio delle pubblicazioni e si organizzano dei corsi specialistici di scrittura ed editoria. Un altro compartimento di Casa Cavia è gestito dalla designer floreale Camila Gassiebayle, fondatrice dello studio Blumm Flower Co. Il suo uso delle composizioni floreali per arredare gli spazi, è frutto di una ricerca sul dialogo fra piante, arti visive, moda e paesaggistica.


Casa Cavia

Cavia 2985,
Palermo Chico, Argentina

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