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Al numero 28 della Auguststraße, Berlino, nel 2008 nasceva la libreria Do you read me?! dai proprietari Jessica Reitz e Mark Kiessling, una porta d’accesso a pubblicazioni fuori dal mainstream difficilmente reperibili altrove in Germania. Jessica, già libraia, proviene dal mondo della cultura e del teatro, Mark dal design: uscito dalla Cologne International School of Design, fu fondatore nel 2001 del design studio Greige, specializzato in decorazione d’interni. Prima dell’apertura ha progettato interni di concept store per Adidas a Berlino, poi l’idea di creare un luogo di letture, incontri, eventi che ruotassero intorno a un brand definito e riconoscibile dal design degli interni al logo sulle shopping bag «vendute a clienti di tutto il mondo a cui piace il logo e che nemmeno sanno quello che facciamo».

La libreria si sviluppa in pochi metri quadri, presenta una vetrina all’entrata e una dalla parte opposta che dà su un piccolo cortile. «Abbiamo una buona disponibilità di luce naturale», racconta Kiessling, «ma lo spazio di muro disponibile per esporre il cartaceo si riduce a due sole pareti. Abbiamo installato diverse file di mensole a muro, che ho disegnato con il mio amico e product designer berlinese Rupert Kopp, per poter esporre quante più riviste, fino a coprire tutte le pareti». Gli espositori sono dei banchi recuperati da mercatini dell’usato dell’hinterland berlinese. Il bancone è in compensato. In vetrina, lato strada, altri due espositori disegnati da Kiessling sei anni fa per il forum Design Miami/Basel.

La Auguststraße si configura come locus amoenus per questo tipo di attività, vista la presenza di decine di gallerie d’arte e laboratori. Questo crea un traffico di clienti in sintonia con il business e la proposta editoriale di Do You Read me?!, insieme all’area di Hackesher Höfe, che ha visto l’apertura negli ultimi anni di diversi negozi mono-brand e diventata meta di turisti non alla ricerca del solo shopping. 

La disposizione dei titoli varia continuamente, assecondando il criterio dei proprietari di affiancare titoli nuovi a marchi editoriali già affermati. «La nostra clientela è varia», dice Jessica Reitz mentre è in cassa, «studenti berlinesi, turisti, professionisti, appassionati d’arte, fotografia, design, fashion e letteratura di genere». La proposta editoriale, circa duemila titoli, è legata alle passioni e alla soggettività della proprietari, «tanto da sembrare casuale», precisa Kiessling. Oltre ad alcuni titoli più noti, trovano spazio la rivista belga d’arte e architettura Accattone, edita dagli architetti Sophie Dars e Carlo Menon, il primo numero del nuovo Bellissimo Zine, dei fotografi Paolo Zerbini e Ivan Ruberto – un progetto fotografico che indaga l’essere umano e i suoi luoghi di appartenenza –, riviste di viaggio come Lost, Migrant e The Travel Almanac. Per la letteratura, The Happy Reader, Cheese, la collezione di testi di Kate Bush How to Be Invisible

Risale a sette anni fa l’apertura di un altro spazio, un bookshop e sala lettura o spazio per esposizioni artistiche sulla Potsdamerstrasse, numero 98, vicino alle gallerie d’arte e al concept store di Andreas Murkudis. A differenza del Do you read me?! sulla Augustrasse, la proposta verte più sui libri che sui magazine, sempre degli stessi settori. L’intero spazio è diviso in due aree – libreria e sala lettura con un tavolo lungo e ampio. Gli interni sono stati progettati in collaborazione con Artek, produttore di mobili di Helsinki – che ha realizzato una serie di sedie autoassemblanti fatte in tavole di legno di pino sulla base dei prototipi del 1974 del designer italiano Enzo Mari. Possono essere assemblate in venti minuti con l’uso soltanto di chiodi e martello. Sulle pareti il progetto What do you read?, ovvero uno spazio dedicato a celebrità dell’arte, della cultura, del design e del fashion a cui è stata chiesta una personale lista di libri preferiti. È una parete caleidoscopica di immagini e copertine, circa trecento titoli indicati da ventisei personalità.

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Il quartiere

La sala di preghiera della Neue Synagoge, sulla Oranienburgerstr di Berlino, può accogliere fino a tremila persone – la più grande sinagoga della città. Costruita nella seconda metà dell’Ottocento su progetto dell’architetto Eduard Knoblauch, fu vandalizzata nel 1938 durante la notte dei cristalli. Venne quasi del tutto distrutta nel 1943 dai bombardamenti su Berlino e demolita parzialmente nel 1958 dalle autorità della DDR. Oggi rimangono soltanto la facciata e la cupola in stile neomoresco, restaurate fra il 1988 e il 1893. La grandezza della struttura testimonia la crescita demografica del quartiere in cui è situata – Scheunenviertel, zona Mitte. Ondate migratorie avevano condotto qui le comunità ebraiche di Lituania, Polonia, Ucraina, per ordinanza dell’imperatore Federico Guglielmo I di Prussia. Il quartiere era al tempo considerato periferia – il nome risale all’originaria funzione di granaio (Scheunen) al di fuori delle mura della città. I fienili si trovavano dove oggi si trova la piazza triangolare di Rosa Luxemburg Platz e il fieno si vendeva al mercato dell’attuale Alexanderplatz.

Sin dalla rivoluzione industriale, lo Scheunenviertel era uno dei quartieri più poveri di Berlino. Babelsberger Platz, rinominata poco dopo in Bülowplatz e, nel 1890, il teatro Volksbühne, furono costruiti in un programma di lotta al degrado del quartiere. Del 1929 è la costruzione del cinema Babylon. Durante il nazismo Bülowplatz cambiò vari nomi – quello attuale, Rosa Luxemburg Platz, fu scelto solo dopo la fine della guerra, quando il regime socialista della DDR preferì intitolare la piazza alla filosofa polacca naturalizzata tedesca. Con il muro, lo Scheunenviertel, come tutta Mitte, era rimasto a est, con i segni della guerra e del nazismo. Dopo l’89, il governo riunificato formula un piano urbanistico di restauro. Uno dei beneficiari degli investimenti fu il Tacheles, un edificio dagli elementi tardo gotici e dai bugnati neo rinascimentali, nelle vicinanze di Friedrichstraße e Oranienburger Straße. Nato come tentativo per mano dell’imprenditore tedesco Otto Markiewicz di costruire una galleria commerciale che fosse analoga ai Printemps di Parigi o Harrods di Londra, il Tacheles ha cambiato volto, nell’ultimo secolo: prima luogo di vendita e assistenza tecnica degli elettrodomestici della società AEG, poi sotto il regime nazista luogo di riprese televisive e poi sede del Comando centrale delle SS e luogo di detenzione di prigionieri di guerre e dissidenti politici. Con la DDR diventerà sede di congressi delle federazioni sindacali. A pochi mesi dalla caduta del Muro ne venne pianificata la completa demolizione per il 10 aprile 1990, ma il 13 febbraio l’intera struttura venne occupata dal primo collettivo di artisti che fondò una vera e propria iniziativa organizzata che battezzò ‘Tacheles’ – in yiddish significa ‘parlare in modo schietto’.

Il nuovo governo riunificato investì per fare rivivere aree come i cortili degli Hackesche Höfe, a ristrutturare palazzi in cui ancora apparivano i buchi delle pallottole alleate. La gentrificazione dello Scheunenviertel e di tutta Mitte proseguì. Fra gli anni Novanta e i Duemila la zona si trasformò progressivamente in punto di ritrovo creativo. Aprivano gallerie, laboratori, studi d’arte: fra i primi, le gallerie Eigen+Art, presente anche a Lipsia; Neugerriemschneider, amministrata da Tim Neuger, fra gli organizzatori della rassegna Gallery Weekend – mette in mostra installazioni e performance di artisti berlinesi e internazionali in spazi abbandonati come ex fabbriche o sale da ballo in disuso; Kicken, una galleria d’arte fotografica sulla Oranienburger. Sulla Auguststraße, la via delle gallerie d’arte contemporanea e della Clärchens Ballhaus, il locale fondato nel 1913 dalla famiglia Bühler contenente la Spiegelsaal (sala degli specchi) in cui Tarantino girò una delle scene di Bastardi Senza Gloria e, ogni due anni, centro della Berlin Biennale per l’arte contemporanea, nel 1991 nasce il KW Institute for Contemporary Art per mano di Klaus Biesenbach – fondatore nel ‘96 anche della Biennale, oggi direttore del Museum of Contemporary Art di Los Angeles – insieme a un gruppo di giovani artisti, negli spazi di un’ ex fabbrica di margarina.


Do you read me?!

Auguststraße 28,

10117 Berlino, Germania

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