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Edicola Romana Non Ordinaria (ERNO) si trova a Roma, al centro di Piazza Capponi, nel quartiere Prati: il cuore di Borgo Pio, a pochi metri da San Pietro. Nasce dall’edicola storica della piazza, un vecchio chiosco ormai chiuso da sette anni – come la metà delle edicole sul territorio nazionale: negli ultimi quindici anni il numero delle copie dei giornali venduti si è dimezzato. Da 36.000 edicole nel 2001 a 15.876 nel 2017. Alla fine dello scorso anno il numero scende ancora a 15.126. Settecentocinquanta chiusure nell’arco di un anno. La Camera di Commercio, oggi, conta un’ edicola ogni quattromila residenti.

Tentativi di cambiamento nel mondo. A Londra è stata installata, nel 2002, la Paper House dello studio Heatherwick, a Kensington e Chelsea. Un chiosco in legno e acciaio, un bozzolo che si apre facendo scorrere lateralmente le pareti, come una sorta di sipario. Uno spazio da aprire e chiudere in rapidità, per sistemare gli arrivi della giornata. A New York le nuove edicole del Grimshaw Architects, installate dalla società pubblicitaria spagnola Cemusa: un design in vetro e acciaio, stile privo di dettagli caratterizzanti, la struttura fa parte di un set proposto dallo studio per alcune aree della città, comprendente oltre al chiosco per i giornali, anche il format per un bagno pubblico e per una banchina d’attesa per la fermata dell’autobus. A Parigi, nel 2017, è stato realizzato il primo di centinaia di nuovi progetti che sostituiranno 360 chioschi dell’Ottocento. Il progetto è del designer industriale francese Matali Crasset. Realizzato con vetri riciclati e alluminio, garantisce spazio e illuminazione per la lettura ed è impostato in modo che tutto il materiale cartaceo sia raggiungibile dal cliente. All’interno, spot per ricarica smartphone e schermi digitali per la vendita online di biglietti per il trasporto pubblico. Un’opera di bonifica dei chioschi francesi, per un investimento di 52,4 milioni di euro.

L’attività di Erno parte in controtendenza alla statistica e al mercato. Una recente disposizione consente alle edicole di vendere, oltre ai giornali, anche una serie di altri prodotti – come bevande e snack, (si tratta del ‘bonus edicole’ previsto dal governo per il 2019). «Quello dell’edicolante è un mestiere quasi sempre ereditario», spiega Andrea Mercuri, studentessa laureanda in storia dell’arte. È la proprietaria di Erno, insieme ai tre soci Valentina Chiani, ingegnere edile con indirizzo architettura, Alberto, manager, e Davide, avvocato. «I gestori che hanno ereditato l’attività – prosegue – hanno continuato a condurre il chiosco come si faceva cinquant’anni fa. Bisogna adeguarsi ai tempi». Erno ha provato a differenziare la proposta di mercato e il design – per quanto lo spazio ristretto di un’edicola ne dia la possibilità. Un banco in marmo bianco, illuminazione e impianto elettrico rifatto da zero, una scritta con la ‘E’ di Erno al neon. Il nome, oltre alla funzione di acronimo, è ispirato a un architetto ungherese vissuto tra il 1902 e il 1987 – Ernö Goldfinger. Una giovinezza passata nella Parigi degli anni Venti, si avvicinò all’architettura frequentando Le Corbusier, Mies van der Rohe, Auguste Perret, pioniere del cemento armato. I suoi primi lavori furono la progettazione degli spazi interni per gli studi dell’avvocato Suzanne Blum e del pittore Richard Wyndham, di cui disegnò gran parte dell’arredamento. Nel 1933 il primo edificio, una casa di vacanza a Le Touquet. Nel 1951 presentò il primo progetto di chiosco moderno (Kiosk) per il Festival of Britain, un evento organizzato a sei anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale – un’esposizione nazionale che venne aperta a Londra e poi viaggiò per tutta la Gran Bretagna in piena ricostruzione dal conflitto.

Cos’è Erno? Non è un bookshop, né una vera edicola. «Non c’è una definizione, siamo un progetto liquido. A livello burocratico il processo per l’apertura è stato travagliato proprio perché, essendo una cosa nuova, capitava che i referenti con cui parlavamo non fossero a conoscenza di alcuni dettagli», risponde Valentina Chiani. La proposta editoriale dell’edicola è più chiara: abbinare una scelta mirata, tra riviste d’arte, design, fotografia, architettura, lifestyle, fashion, libri a una selezione di quotidiani (Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 ore e La Stampa, Financial Times, Le Monde). «Scegliamo magazine solo relativi a moda, design, architettura e alle arti in genere», spiega Valentina. «La vendita dei magazine va bene, perché puntiamo al prodotto di qualità. I quotidiani sono meno acquistati. Non venderemo mai riviste di gossip». Domus, L’Architetto, Love, Flow, Cartography fra i magazine esposti, nell’idea che anche il rapporto del pubblico con le riviste sia radicalmente cambiato, racconta Andrea Mercuri: «Queste riviste sono decorazioni. Oltre a studenti, appassionati e professionisti di settore, le acquistano gli studi di design e d’architettura per riempire le sale d’attesa o i locali per tappezzare le pareti. In questo modo l’oggetto decorativo diventa interattivo, lo puoi sfogliare, lo puoi toccare». Complice di Erno è il setting di piazza Capponi: le geometrie dei palazzi in stile umbertino, l’area e le panchine della piazza, le sedie vintage messe a disposizione dall’edicola. «Questa zona di Prati», commenta Andrea Mercuri, «è abitata da giornalisti, architetti, designer, artisti: la clientela di Erno».

L’edicola non ordinaria nasce come punto di ritrovo, di associazione rionale di piazza, un po’ quello che le edicole di cinquant’anni fa rappresentavano. Oltre al materiale editoriale si aggiungono bevande e cibo. Un modo per creare traffico nell’orario dell’aperitivo, avvicinare i giovani, gli studenti. Secondo Valentina Chiani le edicole hanno una chance: «Vorremmo che la nostra edicola fosse presa come esempio da realtà in sofferenza. Non abbiamo mai avuto aiuti dalla politica, ma servirebbe un’impronta da parte delle istituzioni, sia a livello locale che nazionale. Se le edicole sono destinate a morire, allora serve un’idea di trasformazione del concetto stesso di edicola». L’esperimento, spiega ancora Chiani, sembra stia funzionando: «La sera vengono a trovarci ragazzi che si ritrovano in piazzetta. La mattina vengono persone più grandi a comprare i quotidiani, gente che abita qui nel quartiere. Organizziamo mostre, presentazioni di libri, dibattiti culturali. Abbiamo ospitato l’attore palma d’oro Marcello Fonte, protagonista del Dogman di Garrone, e il giornalista Tommaso Labate. Abbiamo in programma una serie di mostre di illustratori ed artisti del panorama romano». Un evento dello scorso maggio è stato Temperature, vignette d’amore e altri dettagli, una mostra di pannelli satirici curata dall’illustratore Fabio Magnasciutti, fondatore dell’accademia romana Officina B5, dal 2007 curatore delle sigle e animazioni di Che tempo che fa. Chiosano i soci: «L’unico modo per far rinascere la carta stampata è abbinarla a qualcosa da fare: parlare, bere, mangiare, condividere».


Edicola Romana Non Ordinaria

Piazza Amerigo Capponi

00193 Roma, Italia

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