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Gogol & Company sorge in un limbo milanese: via Savona, la strada sulla quale pone le radici la libreria indipendente, è lo Stige che si è formato nel 2010, quando la rivalutazione del territorio del Municipio 6 di Milano ha creato uno spaccato nel quartiere del Giambellino. Da un lato popolare, tra brigantaggio, militanza e associazionismo, dall’altro la zona che ha sposato il design, la modernità, il commercio, da via Tortona in su. Il Giambellino, quartiere che ha fatto da palcoscenico ad artisti come Giorgio Gaber e Andrea Pinketts, è stata la scenografia per criminali passati alla storia – come Renato Vallanzasca e Francis Turatello, che organizza le sue bische in piazza Tirana – e allo stesso tempo ma è dove nascono anche le prime storie di associazionismo, con le esperienze di autogestione condominiale nelle case popolari, proliferate negli anni Trenta e soltanto oggi protagonista di un processo di riqualificazione, che ha colpito l’intero quartiere: un tempo questo faceva parte della periferia di Milano, che poneva i suoi confini qualche chilometro più a nord, a Piazza Napoli, sulle rive dell’Olona, ma che invece adesso ingloba il Giambellino nella sua totalità. È qui che Danilo Dajelli dà vita a Gogol & Company, citando il nome dello scrittore e commediografo Nikolaj Vasil’evič Gogol’ – se pronunciato alla russa è Guogol.

Gogol & Company sorge alle spalle di Piazza Enrico Berlinguer, voluta dal Comune nel 2012, a novant’anni dalla nascita dell’uomo che aveva guidato il Partito Comunista Italiano. Una colata di cemento bianco avorio illumina e riflette la luce del sole in tutta la zona, sulla quale sorge anche lo Spazio Seicentro, centro culturale di appartenenza municipale. Alla base di un edificio, realizzato seguendo i crismi del design moderno e a testimonianza di quel rifacimento ossessivo che ha colpito il Giambellino, si apre Gogol, con un dehor ad anticipare l’ingresso in libreria. «Il libro non può essere merce», afferma Danilo, figlio del quartiere Giambellino. Racconta che la sua gioventù, insieme agli amici diventati soci in Gogol, è trascorsa nelle strade del quartiere, che ora punta a far migliorare: parte dalla passione per la cultura e per l’enogastronomia e arriva a Gogol & Company – «È è la madre di vari progetti, è un presidio sociale e culturale, un luogo che ci permette di raccontare: è una delle librerie più importanti d’Italia, adesso. Il rapporto tra il libro e ciò che non è libro è molto solido, definito, consolidato. Gogol detta i tempi della frequentazione e abbiamo tanti progetti paralleli che ci aiutano a crescere».

Nel 2010 – quando Gogol & Company viene inaugurata – Amazon inizia a porsi come leader mondiale del commercio, la catena di librerie statunitense Borders fallisce per il proliferare del digitale e in Italia hanno chiuso 288 librerie nell’arco dei quattro anni precedenti. Tra quelle 288 librerie c’è la Utopia in Largo La Foppa, fulcro dell’editoria milanese, e luogo nel quale Danilo ha vissuto parte della sua giovinezza: la libreria, aperta nel 1977, ha dovuto chiudere nel 2013 per problemi economici, salvo poi riaprire un anno dopo in via Marsala. Il sistema di vendita non poteva confrontarsi con quello di Amazon e Danilo sottolinea come quel tipo di editoria, doveva evolversi: «Sembrava di vivere in una sorta di farmacia, con il libraio che era designato alla consegna del libro scelto e nient’altro. Il tutto veniva utilizzato come merce. Occorreva allontanarsi da quella concezione marxista del libro, esaltarne gli aspetti culturali e renderlo un mezzo di inclusione». Il recente programma di eventi Poesia al cubo unisce musicisti, poeti e pubblico. Ogni giorno workshop, incontri con gli autori e laboratori di poesia.

Scaffali di libri a disposizione, che vanno dalla letteratura alle scienze umane, dalla fotografia a tutte le arti visive, dal design ai fumetti, la cultura underground e quella culinaria, fino a uno spazio dedicato ai più piccoli. Ogni angolo ospita un editore diverso. Le poltrone sono vissute, i tavolini adibiti al co-working. Un bancone offre bevande e cibo, per coniugare editoria ed enogastronomia: «Abbiamo voluto dare una spinta al quartiere, aggiungendo una cucina – siamo anche questo, degli operatori culturali: ci rivolgiamo ai luoghi che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere». Al piano superiore altri scaffali di libri e una decina di posti a sedere, sempre pensati per il co-working, o anche per la lettura dei libri esposti. 

Danilo Dajelli non è solo Gogol & Company: «Abbiamo creato una matrice che fa da archetipo e abbiamo fatto consulenza ad altre start-up che volevano aprire luoghi come il nostro. Abbiamo un listino che offre servizi e abbiamo lavorato sino a Parigi, aiutando una libreria che ci ha chiesto come risolvere la propria crisi. Altre librerie hanno vissuto il problema di aver aperto un angolo dedicato al non-book e sono nel tempo diventate dei bistrot, perdendo la natura di libreria. Abbiamo aiutato anche Manuel Agnelli in questo processo». C’è l’intervento di Danilo dietro l’apertura di Germi, libreria e incubatore culturale fondato da Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours: nel manifesto di Germi c’è la volontà di creare una commistione che non facesse nascere una distanza tra le arti coinvolte, per questo l’intervento di Dajelli è necessario per comunicare la libreria voluta da Agnelli, sulla falsa riga di Gogol & Company.


Gogol & Company

Via Savona, 101

20144 Milano, Italia

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