previous arrow
next arrow
Slider

Genova è piena di tesori nascosti, molti dei quali ancora da scoprire. «Io e la mia famiglia siamo originari di Busalla, un paese nell’entroterra di Genova, che dalla fine dell’Ottocento divenne meta di villeggiatura delle famiglie nobili genovesi – racconta Lorenzo Bagnara, fondatore di Via Garibaldi 12 Lifestylestore. Il negozio a Genova lo abbiamo inaugurato nel 2001: avevamo capito che con l’apertura dell’outlet di Serravalle il mercato a Busalla sarebbe cambiato. Cercavamo uno spazio che fosse il meno commerciale possibile, ma ci proponevano locali in via Roma, via XXV Aprile, via XX Settembre, e non avevano mai le caratteristiche giuste. Via XX Settembre era strategicamente interessante ma stava cominciando, proprio in quegli anni, la trasformazione che l’avrebbe fatta diventare una di quelle strade che ormai esiste in tutte le città. La scelta di un primo piano in un palazzo del Cinquecento in Strada Nuova è stata rischiosa. A Parigi negli stessi anni apriva Leclaireur e mi aveva colpito. Lo cercavo in rue Hérold e non lo vedevo: pur essendo a livello strada avevano tamponato le vetrine, e il negozio iniziava solo varcata la soglia del portone». Era un luogo da scoprire.

«Cresceva in me la convinzione che l’essere nascosti seguisse lo spirito dei genovesi, spesso schivi, che non si vogliono mostrare troppo, soprattutto mentre acquistano qualcosa di pregio. Rimane in città quell’idea di understatement inglese. I gioiellieri in via degli Orefici, nel centro storico, lavorano in casa. All’interno dei palazzi si trovano dei cubicoli in cui ancora oggi l’orafo incide e l’orologiaio ripara gli orologi. È una realtà artigianale viva. Scegliere palazzo Campanella significava offrire ai genovesi l’occasione di entrarci per la prima volta. Nel 2001 il circuito dei Rolli, di cui il palazzo faceva parte, non era ancora Patrimonio Unesco – lo diventerà nel 2004 – quindi l’insediamento fu più facile». I ‘Rolli di Genova’ sono un gruppo di edifici nobiliari del Cinquecento che, al tempo della ‘Superba’ Repubblica marinara, comparivano sulle liste delle dimore tenute a ospitare le personalità in transito per la città. Edifici tardo-rinascimentali e barocchi, i cui interni, nonostante i danni causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, conservano le decorazioni originali di autori del manierismo e del barocco genovese. Nell’Ottocento i rolli hanno anche ospitato viaggiatori durante il loro Grand Tour, tra gli altri Byron, Stendhal e Dickens.

Dal 2002 Genova ha fatto un grande percorso. Con Genova 2004 Capitale europea della Cultura arrivarono molti fondi, e tante furono le opere realizzate nel centro storico, di cui ancora oggi sono visibili le tracce. Poi la crisi ha fatto chiudere molte strutture, ma per la città il 2004 ha rappresentato un giro di boa. Gli stranieri, però, non la conoscono ancora. «All’estero si fa confusione tra Genoa e Genève, e se devi parlare di qualcosa di cui non si è ancora parlato, parli di Genova. Funziona. Per tanti è più facile dire che abiti vicino a Portofino piuttosto che dire che sei di Genova. Eppure questa città è un giacimento di storie, di notizie, di cose che non sono ancora state pubblicate. A palazzo Rosso in via Garibaldi, per esempio, c’è un appartamento realizzato dall’architetto razionalista Franco Albini per l’allora direttore dei Musei civici Caterina Marcenaro ed è uno tra i pochi luoghi in cui vengono mescolati il design del Novecento e una collezione d’arte del Seicento. A Milano sarebbe una casa museo, a Genova è una dependance di palazzo Rosso, spesso chiusa. In questo periodo la stanno usando come magazzino. Bisognerebbe farci un servizio fotografico, la gente si chiederebbe: ma questo è Albini? E come mai ci sono quadri del Seicento alle pareti? La casa museo di Castiglioni l’hanno vista tutti, è stata pubblicata ovunque. Genova ha ancora tanti luoghi vergini. Un altro esempio è la Casa del Soldato di Daneri, nel quartiere di Sturla, ripresa da Villa Savoye di Le Corbusier, realizzata dall’architetto ligure solo cinque anni dopo. Daneri c’era arrivato subito, aveva capito dove stava andando l’architettura. Dal 2009 l’ex casa littoria è in stato di abbandono. Vedo queste tracce della gloria del passato che giacciono dimenticate e spero sempre che qualcuno gli doni nuova vita».

La palazzina razionalista disegnata nel 1935 dall’architetto Mario Labò che ospitava il ristorante San Pietro alla Foce, dove inizia la sopraelevata, sarà invece rifatta nello stile originale e destinata all’Avis. Negli anni Trenta rappresentava uno tra i ristoranti più moderni d’Italia. Si arrivava nei sotterranei con la macchina, il concetto era unire ristorante e stazione di servizio: all’epoca l’auto se la potevano permettere solo i ricchi, e quello era un ristorante per ricchi con la terrazza. «Il consiglio che do a chi visita la città è se vedete un portone aperto infilatevi perché non sapete mai cosa potete trovarci. Nel blog I segreti dei vicoli di Genova Antonio Figari racconta come la città sia un libro di pietra, che rispetto a tanti altri posti si è conservata grazie al senso di risparmio dei suoi abitanti. Altrove, Milano in primis, è stato molto più semplice tirare giù tutto e costruire di nuovo. Qui, nell’Ottocento, quando c’era bisogno di case per la borghesia sono stati creati nuovi quartieri perché era troppo difficile riadattare il centro storico: e così sono nati Carignano, la Foce e Castelletto. A Genova abbiamo la sfida di dover costruire sempre in pendenza, siamo costantemente messi alla prova, questo ci fa aguzzare l’ingegno».

Via Garibaldi 12 è rimasto un negozio a gestione familiare, anche questo è molto genovese, «siamo io, mia mamma e mio papà; mio fratello invece ha la sua azienda – Gio Bagnara – con un negozio monomarca a Venezia vicino all’hotel Gritti. Si è posizionato lì perché il suo prodotto lo vende principalmente agli stranieri. La nostra famiglia viene dal commercio, il ferramenta di mia nonna è del ‘39 e ci è sempre piaciuto vendere un po’ di tutto. È come se fossimo collezionisti che vendono la loro collezione, Via Garibaldi 12 è la nostra Wunderkammer. Cerco sempre la cosa particolare, specifica, che fa la differenza. Se noto che un oggetto in fiera è presente in diversi stand lo evito perché significa che in poco tempo lo avranno tutti. Spesso del catalogo di un’azienda mi interessa solo un pezzo, e questo mi causa non pochi problemi. Flos, ad esempio, mi chiede di prendere anche la lampada Arco di Castiglioni, che non mi interessa perché – pur vendendola facilmente – si vede dal ‘67 ed è stata venduta a tutte le aste di Cambi e Boetto. Mi dà più soddisfazione vendere una lampada di Anastassiades. Vado a cercare la chicca, voglio vendere oggetti che abbiano una storia da raccontare, perché una parte fondamentale della vendita è la narrazione. Abbiamo appena preso i piattini di Versace, ma ho richiesto, almeno per questo Natale, di avere l’esclusiva a Genova. Anche con i libri facciamo un’operazione di scrematura, voglio che il mio cliente trovi già una selezione fatta. Acquisto poche copie perché, vendute quelle, mi piace cambiare».

«Per noi palazzo Campanella è stato un investimento, una scommessa, al massimo sarà una bella casa, ci dicevamo, e l’idea era affascinante. Questo luogo ha spazi molto diversi tra loro, caratteristica che non trovi nelle altre città. A Parigi o a Venezia nei palazzi storici c’è lo stesso stile. In questo palazzo c’è invece una stratificazione che trovi anche nel resto della città. Il portone è del Cinquecento, l’atrio neoclassico del Settecento, la stanza con gli stucchi dal gusto romantico dell’Ottocento, nella stanza dorata gli affreschi sono del Cinquecento e sopra ci sono gli stucchi del Settecento. È ciò che rende Genova speciale. Nell’introduzione della prima guida di Wallpaper su Genova c’è scritto che la città non è come Venezia, con lo stesso stile dall’inizio alla fine, a Genova si troverà una commistione di stili che è rara. Ho studiato Beni culturali e ho avuto la fortuna che in classe fossimo solo in trenta: eravamo sempre in giro per il centro storico. Lo conoscevo già perché i miei mi ci portavano fin da bambino, mio padre era della Confraternita di Busalla e il Giovedì Santo c’era la Processione delle Casacce di notte. Il mio ricordo di bambino è un centro storico al buio, illuminato dalle torce, in via San Siro e via San Luca con gli abitanti che bestemmiavano alla finestra e ti sentivi protetto solo dal fatto di essere in processione. Quando ero bambino in via Garibaldi ci transitavano le macchine, in piazza Matteotti c’era un parcheggio – era un’altra città. Tutte le volte che sento una critica penso alla strada che abbiamo fatto. Penso al Porto antico, che è stato realizzato nel 1992, lì non c’era il mare, non pensavi potesse esistere qualcosa oltre la sopraelevata. Dal ‘92 a oggi la città è cresciuta e ha meglio compreso le sue potenzialità».


Via Garibaldi 12

Via Garibaldi, 12/1

16124 Genova GE

Ad Banner3
Ad Banner3