Stefano Achermann
Giorgia wearing Dior – Ph. Marco Rossi, Make-up Luciano Squeo, Hair Marco Terzulli
Duomo, 2018 – Ph. Sergio Canu, Circolo Fotografico Milanese

Text Claudia Bellante

«Dal palco al fondo delle navate ci sono nove secondi di ritardo», mi spiega Stefano Achermann al telefono, quando gli chiedo qualche curiosità sul concerto di Giorgia di venerdì 23 novembre in Duomo. «Questo ha comportato uno studio complesso dell’acustica, ma ne varrà la pena». Mi parla con il tono rilassato di chi è su un divano, avvolto in un plaid con una tisana calda in mano, ma credo che non ci sia immagine più lontana da quest’uomo – quarantanove anni, quattro figli, CEO di Be, una delle aziende di riferimento nella consulenza alle istituzioni finanziarie, che in poco più di dieci anni ha fatto crescere fino a superare i 100 milioni di fatturato e i 1.000 dipendenti con filiali in tutta Europa.

Da luglio 2017 Achermann presiede ‘Per Milano’, «un’associazione che vuole arrivare là dove le istituzioni non riescono per mancanza di fondi». Per Milano si è messa al servizio del Comune e del suo Sindaco: «Abbiamo risposto a una chiamata che Giuseppe Sala ci fece in occasione dei 150 anni della galleria Vittorio Emanuele. Organizzò una cena e chiese al mondo dei privati di sostenere il pubblico». Achermann non ci pensò molto: andò dal sindaco e in una riunione a cui presenziò anche Caritas Ambrosiana, venne fatta «una lista della spesa» di bisogni ed emergenze in attesa di risposta. «Ci siamo dati un programma di tre anni per sostenere tre categorie specifiche: quest’anno sono i bambini affetti da disabilità e che vivono in condizioni di fragilità sociale, l’anno prossimo saranno le donne vittime di violenza domestica e nel 2020 le fasce sociali più emarginate».

Con l’evento di venerdì sera, Achermann punta a raccogliere un milione di euro e il restante milione e mezzo circa che servirebbe per aiutare tutte le realtà che in città si occupano di bambini, ‘Per Milano’ conta di raccoglierlo nei mesi successivi. «Busseremo alla porta di coloro che saranno seduti in Duomo ad ascoltare Giorgia e li coinvolgeremo». Ad assistere al concerto ci sarà un pubblico di persone non solo mosse dal desiderio di partecipare a un evento unico nel suo genere – «È il primo concerto pop in Duomo della storia» –, ma che hanno anche scelto di diventare soci dell’associazione, versando una quota tra i 1.000 e i 3.000 euro.

Achermann è uomo di finanza, pragmatico, e preferisce che ad aiutare sia chi ha la possibilità di farlo in modo sostanzioso e in tempi brevi: «Il live sarà però trasmesso in streaming per gli ospiti del Refettorio Ambrosiano, gli unici a poterlo vedere senza essere presenti». Realizzare questo concerto «mi ha fatto perdere diversi anni di vita – scherza il presidente di ‘Per Milano’ –­ perché ci sono tante regole da rispettare, ma siamo stati affiancati in dall’assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino e ci siamo riusciti».

Nonostante gli impegni quotidiani, Achermann si è dedicato a quest’evento in prima persona, tanto da sapere quanti posti a sedere ci sono in Cattedrale: «Sono 1.334 e quasi tutti esauriti», ammette soddisfatto. «Giorgia ha una voce perfetta per quello spazio così importante, non abbiamo avuto dubbi nello scegliere lei». La cantante inizia oggi le prove a Milano, accompagnata dall’orchestra Roma Sinfonietta diretta dal maestro Valerio Chiaravalle: «Giorgia ha sposato completamente la nostra causa e non ha richiesto nessun compenso e come lei molti tecnici». Tra le regole imposte dalla Veneranda Fabbrica c’è anche il fatto che ogni sera, a fine prove, una parte del palco deve essere smontata per dare la possibilità alla Chiesa di svolgere le sue funzioni senza intoppi, e che la notte del 23, terminati gli ultimi applausi, tutto dovrà essere smantellato.

Sabato mattina il Duomo accoglierà fedeli e turisti come ogni giorno e l’evento della sera prima svanirà come un sogno, ma nell’aria risuonerà ancora la voce di Giorgia e un milione di euro verrà versato a favore dei bambini che in questa città hanno più bisogno.