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Text Emanuele Giacca

Nasceva il giorno prima di Natale di ventitré anni fa a Leiderdorp, un paesino olandese in cui pare le somiglino tutti. Bisogna immaginarsi l’espressione di Daphne mentre risponde nel modo più semplice possibile. «Direi che sono decisamente una persona con i piedi per terra, ma forse i miei amici e la mia famiglia potrebbero dirti di più della mia personalità». È stata paragonata a Brigitte Bardot, a un folletto, a una fata. Le somiglianze, in un viso, ci rassicurano. ‘Non convenzionale’, così definiscono il volto di Daphne. «Stavo facendo spese con mia madre, una talent scout mi ha fermata». Aveva sedici anni, ha iniziato a fare la modella quando ancora andava a scuola. Mostra gratitudine, non un’ombra: «I miei agenti lavoravano con me compatibilmente con gli impegni scolastici. La maggior parte dei miei lavori si svolgeva nel weekend».

Cercava di somigliare alle altre, di apparire un’abitante qualunque di Voorschoten: «Ho tenuto per me il mio lavoro, quando ero coi miei compagni di classe non volevo essere discriminata». A sedici anni è difficile sapere cosa aspettarsi, specie se tutto accade all’improvviso e non assomiglia a niente che tu conosca: «Non avevo aspettative sul mondo della moda. Il lavoro e l’impegno sono sempre stati importanti per me, che fosse a scuola o nella mia carriera». È entrata nell’immaginario collettivo con lo spot di Dior Addict, in cui era un alter ego/bright side di Brigitte Bardot. 2012, in una Saint-Tropez assolata giocava con la faccia, le gambe sottili, sortendo sguardi di festa, giocando col rosa, il blu, il giallo del sole. Faceva ruotare la gonna al ritmo del jukebox, I love you, Ono, l’elettronica degli Stereo Total. Crescere è un gioco difficile: «Il mondo della moda ti fa maturare presto! Se un lavoro viene cancellato, non ha niente a che vedere con te come persona – devi capirlo, all’inizio non è scontato. Bisogna saper cogliere le opportunità dell’ultimo minuto. Collaborare con grandi team di stilisti, fotografi, stylist, hair stylist e make-up artist mi ha dato fiducia».

Un gioco di somiglianze. Brigitte Bardot a Capri, negli anni Sessanta, e Michel Piccoli. Camille e Paul, la scena, in piano sequenza, di un duello verbale, costruito sui silenzi. Il sole batte sui muri, le scalette della discesa a mare, il caldo e il freddo si contrastano in una lotta di luce, di ombre e disprezzo. Villa Malaparte, Camille s’immerge nella vasca da bagno. Il problema, a nostro avviso, si basa unicamente nel modo diverso di concepire il mondo, concezione positiva o negativa – Camille legge dalla biografia di Fritz Lang – prima di sciorinare, a dispetto, una lista di parolacce – le parolacce che, dice Paul, sulla sua bocca non stanno bene. Nel blu, d’estate, tutto sembra trovare una redenzione. «Dieci anni fa non avrei mai immaginato che un giorno avrei vissuto a New York, quindi chissà cosa riserva il futuro. Sono sicura che non importa dove lavorerò, so che lavorerò sodo qualunque cosa farò, sia che continui a fare la modella sia che mi metta in proprio e inizi un’attività mia». La redenzione, talvolta, deve passare per una rottura. La tragedia classica – legge Camille – aveva una concezione negativa della vita, la esprimeva facendo dell’uomo la vittima designata dal fato, impersonata dagli dei, che lo abbandonavano sempre senza speranza al suo destino.

«È un onore essere in copertina, davvero. Quando presi in mano l’edizione di Vogue Paris con la mia immagine scattata da Mert and Marcus fu surreale. Ero in cover con Tom Ford». La prima sfilata di Daphne è a Milano, con Giorgio Armani, nel 2010, nel 2011 esplode, nel 2012 è fra le migliori cinquanta modelle al mondo su Models.com. Nel 2010 appare sulla controversa copertina di Vogue Paris, nel 2011 è sulla cover di Love. Ha lavorato per campagne, fra gli altri, di Louis Vuitton, Givenchy, Dior, ha sfilato per le più grandi Maison. «Avere successo, per me, è essere la versione migliore di me stessa». La riconosciamo, somiglia a qualcosa che abbiamo già visto, semplice. L’uomo comunque – concludeva Camille, dal pulpito della vasca da bagno – può rivoltarsi contro ciò che ritiene cattivo oppure falso e la rivolta spesso è determinata dalle circostanze e dalle convenzioni.

Backstage of The Fashionable Lampoon Issue 8 – Babyon – Digital Visual Wave

Starring Daphne Groeneveld @Woman Management
Photography Zoe Grossman
Styling Ana Katsanis
Video Alvin Spazio
Edit Domenico Nicoletti/ NO_TEXT
Hair Riad Azar @Atelier Management
Makeup Eric Polito @Art Department
Manicurist Geraldine Holford @LMC Worldwide
Fashion Editing Costanza Maglio
Special Thanks to Jack Studios – Starret – Lehigh Building
Music Sorrymood
Photography Zoe Grossman
Styling Ana Katsanis