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Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

Sul Financial Times del 29 gennaio, Jo Ellison titolava sulla ricerca di un’eleganza maschile, se eleganza risulta parola obsoleta. Ellison la sostituisce con grazia, vincolando l’apparenza al talento. Questo articolo usciva a chiusura del mese di presentazione delle collezioni da uomo per il prossimo inverno – come a evitarne una comprensione.

A inizio gennaio il motore si accende su Pitti, dove non si parla di moda intesa come ricerca e speculazione estetica, ma si studia la richiesta commerciale. Pitti è una fiera al centro di un successo numerico e mediatico: l’esposizione in un unico luogo agevola gli scambi e i contatti, le vendite – centrando la natura di una fiera (se c’è una parola su cui serve puntare oggi, in questo momento di evoluzione digitale, è coerenza). Come tutte le contingenze di successo, Pitti Immagine deve presto risolversi a saper dire i suoi no: quando i soldi entrano, quando le cose vanno bene, si tende a fare cassa, e godere delle sinergie positive – quando invece è il momento corretto per porre freni e trasformare l’abbrivio in propulsione. Pitti Immagini deve tenere a mente una base: le cose vanno bene e tutti le vogliono – farne scienza è far si che tutti continuino a desiderarle.

Da un punto di vista commerciale, una presentazione è più efficace di una sfilata: i prodotti si possono toccare, studiarne la fattura e la composizione. La sfilata è un momento di spettacolo, lavora d’impatto sull’immagine. Un esempio, Moncler: il momento di presentazione è show (tra l’altro, superando la dimensione di sfilata), poi i buyer trovano in fase pragmatica di ordinazione su campionario maglioni neri per ogni tipologia di cliente. Strategie consuete secondo le maestranze di comunicazione e commercio: prima lo shock dello show che rimane impresso per visuale, per poi andare formandosi il desiderio di massa rivolto a quanto si definisce brand.

Prada segna la direzione. L’uomo non è più confuso in un mix tra sport, logomania e pigiami da strada – anche se non ritrova una formalità. Si tratta di un soldato, un uomo che cammina perché vuole andare dove lo inducono le sue intenzioni – si chiama coerenza (nonostante le piume viola su maglie verdi). Le stampe trascurabili, sembrano di stagioni trascorse. Gli inserti neri sono un segno per l’influenza di Slimane. Ferragni e Fedez seduti presso la postazione per i fotografi e le riprese, trovano un senso nell’incomprensione generica degli altri. A scuola, i ripetenti erano posizionati dove poter esser più attenti – non si tratta di ripetenti, ma di ripetitori.

Da Dior, la direzione manageriale è unire l’uomo e la donna – non più Dior Homme né Dior Man. Kim Jones ha elaborato al maschile alcune idee di Chiuri, risultando in un classicismo che rinforza e reagisce sulla visione di Chiuri. Per la casa Dior lavorano due professionisti che insieme dimostrano di saper condurre un lavoro di indagine considerando le vendite. Sull’uomo di Dior di Jones: le giacche antiproiettile corrispondono ai para petti per lo schermo, le allacciature laterali, i suit neri e spessi, quasi tailleur maschili, riportano alle sartorie di couture di Christian Dior. Lo styling con le sciarpe è un rimando al romanticismo delle gonne a veli.

Se in tanti, quasi tutti, hanno dato un riferimento a quanto Hedi Slimane sta facendo per Celine, questo si chiama moda: interazione di elementi economici e visuali che portano l’immaginario comune a calibrarsi su quanto sia attuale. Moda è una costruzione di riferimenti e richiami che da un designer all’altro, da una sfilata all’altra, compongono una conversazione condivisa – e coerente. Diverso è la replica. Replica non è riferimento – la differenza è sottile, ma può diventare pesante e mostrarsi evidente con il lavoro di Diet Prada. Giacconi fluo, stampa in bianco e nero di fumetti, fiamme cartoon che salgono dalle estremità dei pantaloni, marsupi in nylon o simile su colori contrasto, è molto di quanto abbiamo visto negli ultimi anni dentro i negozi di Prada – mentre queste righe di descrizione sono la cronaca delle ultime proposte di MSGM.

A ritroso, come in un rewind – le immagini che restano: Thom Browne e le sue elaborazioni in grigio di check inglese. Quando gli abiti diventano mettibili sono sciancrati, il blu e il bianco e rosso sono le sue firme – sul finale esagera, sono abiti da donna sui ragazzi. Lo styling di Undercover:la piuma sul cappello di lana, i maglioni a righe – un completo in velvet con una sciarpa turchese in velluto, i manicotti gialli, i boots – c’è un senso di sfasato, un tocco di irreale e di fuori posto e qui appare le immagine di una serie tv attuale, Sex EducationI cappotti di Raf Simons – si nota il taglio, la sinuosità e la qualità del tessuto. L’influenza di Hedi Slimane appare anche da Acne: gli smanicati sono per una ricerca di silhouette anni Settanta e un gioco rock. Un dettaglio è la chiusura dei pantaloni, che hanno sfilato aperti sul lato, con una fodera e un gioco di colore. I copri capo di JW Anderson mirano a diventare items, e ne hanno la possibilità – la visione è sopra le righe, ma appare un giubbotto in montone tra Venetia Scott e Alasdair Mclellan, Timothée Chalamet.

Su tanta estetica che spinge al ragionamento, si ritorna a Firenze con un punto di domanda su cosa sia, la coerenza: come può esser possibile che una casa come Ferragamo, capace di investimenti immobiliari in grado di cambiare le fisionomie delle città, possa presentare un progetto di marketing incentrato sui social media e sul logo, firmato da professionisti del selfie presentati quali creativi professionisti. Un progetto che sarebbe potuto essere propositivo quattro anni fa, mentre oggi sembra voler confermare il percepito di un’azienda in difficoltà – come se l’ultima parola sulla forza di una casa come Ferragamo fosse davvero il fatturato in calo.

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