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The Fashionable Lampoon
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Mila Schön Collection Zero
un foglio bianco, si ricomincia

Mila Schön Collection Zero Fall/Winter 2019

Mila Schön Collection Zero Fall/Winter 2019

Mila Schön Collection Zero Fall/Winter 2019

Mila Schön ricomincia da Milano, dove tutto è iniziato. Riscoprendo lo spirito originario della maison, la Collection Zero rappresenta un foglio bianco da cui ripartire scrivendo nuovi capitoli, dove unire classicismo e modernismo, passato e futuro. I tagli puliti e le costruzioni double lasciano trasparire la bellezza del materiale – cachemire, lane, sete – che a sua volta parla attraverso l’intensità del colore. La line-up presenta cappotti, giacche, pullover; un abito; una gonna mini, midi o maxi; una giacca di maglia; una stola. ‘Di meno’ è il mezzo e il messaggio: senza tempo, senza età, senza sforzo.

Genius Loci. Nei luoghi del genio
Moncler e il suo movimento

Magazzini Raccordati in via Ferrante Aporti, Milan

2 Moncler 1952, Moncler Genius, a project consisting of collaborations with designers, and each of them is identified with a number

7 Moncler Fragment Hiroshi Fujiwara

4 Moncler Simone Rocha

7 Moncler Fragment Hiroshi Fujiwara

6 Moncler Noir Kei Ninomiya

The library of the Palace of Mafra, near Lisbon. Ph. Massimo Listri

El Escorial's library in Madrid. Ph. Massimo Listri

La Real Gabinete Português de Leitura in Rio de Janeiro. Ph. Massimo Listri

Taipei Public Library. Ph. Massimo Listri

One of the rooms in the Vatican Apostolic Library. Ph. Massimo Listri

Nell’immaginario collettivo una biblioteca è il luogo dove si conserva la conoscenza del mondo, dove ogni domanda trova la sua risposta. Dove depositare ogni mistero e dove, sapendolo cercare, ritrovarlo. Pensate al cinema: da Morgan Freeman nei panni del detective Somerset che in Seven compulsa Dante in una oscura biblioteca di una metropoli senza nome (ma è la Public Library di Los Angeles) o alle consultazioni dei due giornalisti protagonisti di Tutti gli uomini del presidente alla Biblioteca del Congresso di Washington, per arrivare alla Biblioteca pubblica di New York in Fifth Avenue, location adorata dal cinema (da Colazione da Tiffany fino a Spiderman), senza dimenticare la Bodleian Library a Oxford (è quella di Harry Potter, per capirci) o la Staatsbibliothek zu Berlin abitata addirittura dagli angeli ne Il cielo sopra Berlino. Una biblioteca non è un deposito di oggetti inanimati, non è un magazzino di stoccaggio di merci non deperibili. È il luogo della coscienza di una comunità, il posto dove si conserva l’identità di una nazione. Esagero? Non lo dico io, lo diceva meglio di me John Ruskin, quando affermava ne Le sette lampade dell’architettura che la memoria e l’identità di un popolo si tramandano attraverso la poesia e l’architettura. Cos’è una biblioteca se non lo scrigno della poesia? Memoria al quadrato, viene da dire. Ogni biblioteca è un monumento, nel senso etimologico del termine: un monito e un ammaestramento. Ce lo raccontava Marguerite Yourcenar nelle sue Memorie di Adriano: ‘Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire’.

Distruggere biblioteche è l’atto più sacrilego che un barbaro invasore possa mai mettere in atto. È esemplare in questo senso, il racconto dell’incendio della Biblioteca di Alessandria d’Egitto che si è tramandato e rinnovato nel corso dei secoli: di volta in volta, di narrazione in narrazione, la biblioteca è stata data alle fiamme da un Cesare insofferente alla cultura ellenistica, o quattro secoli dopo da un Teodosio che voleva distruggere la cultura pagana nel nome di quella cristiana e infine, nel VII secolo, dal califfo Omar portatore della nuova civiltà del Corano. Che a ben vedere è un libro pure lui. E sappiamo benissimo che se l’Europa ha riscoperto le scritture antiche lo deve proprio alle traduzioni in arabo e persiano dei testi classici greci e ai monasteri dove pazienti amanuensi li ritraducevano, li copiavano e li consultavano nelle loro biblioteche, come nella rinascimentale Malatestiana di Cesena, la più antica biblioteca civica d’Europa, inserita nel programma Memoria del Mondo dell’Unesco. Le biblioteche assomigliano a chi le frequenta. La Apostolica del Vaticano, per dire, con le sue dimensioni labirintiche racconta la potenza di una istituzione millenaria, il bianco della Biblioteca di Mafra sembra voler riflettere il lucore del cielo lusitano, il Real Gabinete de Leitura di Rio de Janeiro fa convivere l’ordine neoclassico con un gusto dell’ornamento quasi precolombiano. Quando mi ritrovo a studiare nelle sale della Biblioteca Braidense di Milano mi riconosco, quasi con malcelata fierezza, in quel rigore austroungarico che ogni milanese un po’ si porta dentro, io, che per ragioni familiari non ho neppure una stilla di sangue nordico.

Unicità e diversità. Unicità nella diversità, anzi. Ci pensavo osservando la nuova collezione della Moncler, permettetemi la digressione. Cosa sia il piumino della Moncler lo sappiamo tutti, è una icona della moda contemporanea. Questo non significa che la sua forma debba restare immutabile. È quello che la collezione Genius ha cercato di dimostrare invitando otto talenti del design a ridisegnare il capo d’abbigliamento, mantenendo fissi i suoi requisiti di funzionalità e iconicità eppure, nelle continue variazioni sul tema, come musicisti barocchi, sapendolo reinterpretare. Riuscendo cioè a interpretare lo spirito del tempo e del luogo che li ha prodotti. Una biblioteca, a conti fatti, è la rivelazione del genius loci, dello spirito del luogo. Il genio di un popolo espresso nella sua forma più nobile, idealizzata.

Potreste dirmi che in fondo non c’è più il bisogno di costruire biblioteche. C’è già internet, dove, a saperlo cercare, ci trovi tutto quello di cui hai bisogno. Magari fosse così semplice: una biblioteca infinita che, nel mondo della realtà virtuale, si dematerializza, ovunque e perciò da nessuna parte. Un autentico non-luogo. A me questa cosa ha sempre fatto venire in mente il racconto di Jorge Luis Boger, La biblioteca di Babele, dove in un universo paradossale esiste una biblioteca fatta di una teoria infinita di sale ottagonali che conservano un numero spropositato di volumi nei quali sono stampate sequenze di caratteri senza logica, con tutte le combinazioni possibili. La casualità governa questo luogo distopico. Sterminate sequenze di libri senza alcun senso potrebbero essere affiancate a volumi contenenti verità assolute. E non è proprio così che si presenta oggi Internet? Un posto dove verità relative e fake news la fanno da padrone? Chi discerne più ciò che è vero, necessario, ciò che è genio, fondamento, dalle bugie della peggior specie, spesso le più presenti, le più rumorose in rete?

Non bastasse questo, sempre più studi scientifici stanno dimostrando come la lettura virtuale sia meno prensile che quella da libro cartaceo. La mente tende a distrarsi più in fretta, memorizza meno i concetti. Infine, in ultimo, nonostante l’illusione di saper trovare ogni cosa nel pozzo nero della rete la verità è che là dentro non c’è tutto. Non può esserci. Qualunque studioso, qualunque scienziato o umanista ve lo può confermare. Bisogna saper tornare a frequentare le biblioteche vere, tornare a frequentare i templi del genio collettivo. Perché potremmo anche possedere smisurate biblioteche private, eredità di antiche storie familiari, oppure neppure un libro in casa, ma sappiamo che finché avremo a disposizione i granai dello spirito la civiltà è salva. Perché, non dimentichiamolo mai, è proprio quando i libri vengono bruciati in pubblica piazza che il sonno della ragione inizia a scatenare i suoi mostri. Le nostre biblioteche stanno lì proprio per ricordarcelo. Come monito.

Moncler riscopre lo spirito dei luoghi operando una riqualificazione culturale della stazione Centrale di Milano attraverso il progetto Moncler Genius.  Con il patrocinio del Comune di Milano, Moncler ha rinnovato gli spazi dei Magazzini Raccordati di via Ferrante Aporti, che verranno aperti al pubblico il 20 febbraio 2019.

A Milano si svela
il Moncler Genius Loci

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Moncler, con il patrocinio del Comune di Milano, rinnova gli spazi dei Magazzini Raccordati di Via Ferrante Aporti, aprendo al pubblico la location dell’evento Moncler Genius e supportando il progetto di riqualificazione culturale dell’area nei pressi della Stazione Centrale. A presentare l’iniziativa, nella Sala dell’Orologio di Palazzo Marino, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala con il Presidente di Moncler, Remo Ruffini, affiancati dall’Assessore alle Attività produttive, Moda e Design Cristina Tajani e dal Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa con l’AD di Grandi Stazioni Retail Alberto Baldan.

Moncler ha deciso di ambientare il prossimo evento Moncler Genius del 20 Febbraio presso i Magazzini Raccordati per coniugare il valore storico e culturale di un’area della città con le nuove potenzialità di uno spazio urbano. Nell’antichità si parlava di Genius Loci per definire lo spirito di un luogo, oggi per indicarne il carattere e le sue peculiarità sociali e culturali.

Il 24 Febbraio dalle 10 alle 18 i Magazzini Raccordati allestiti con le collezioni Moncler Genius saranno aperti al pubblico.

Montenapoleone celebra
il capodanno cinese

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MonteNapoleone District – che rappresenta Global Luxury Brand presenti nelle vie Montenapoleone, Verri, Sant’Andrea, Santo Spirito, Gesù, Borgospesso e Bagutta di Milano – ha ideato la tavola rotonda dal titolo: ‘Consumi, turismo, lusso: i driver dell’economia cinese all’epoca di Xi Jinping’, organizzata in occasione del primo Montenapoleone Chinese New Year. L’evento, voluto dal distretto per celebrare il Capodanno Cinese, con la collaborazione della Fondazione Italia Cina e con la partecipazione di Global Blue, Tencent IBG/Digital Retex e Class Editori, si è svolto il 6 febbraio in ConfCommercio Milano.

Focus è il mercato cinese nel settore retail, data la spinta ai consumi che arriva anche dall’incremento dei viaggi all’estero da parte del popolo cinese, che negli ultimi anni ha avuto un forte impatto in termini di vendite al di fuori della Cina.

Guglielmo Miani, presidente di MonteNapoleone District, spiega: «Abbiamo inserito per la prima volta il ‘MonteNapoleone Chinese New Year’, appuntamento dedicato al Capodanno cinese, nel palinsesto di eventi che di anno in anno accrescono il valore del distretto e l’esperienza di un mall a cielo aperto unico al mondo».

La promozione a livello turistico del ‘MonteNapoleone Chinese New Year’ passa attraverso Shopping Tag e QRcode, che valorizzano le attività organizzate a livello associativo, sull’account ufficiale WeChat di MonteNapoleone District, ad oggi l’unico distretto del lusso in Europa ad avere scelto la piattaforma di servizi più diffusa in Cina, con 1 miliardo di utenti attivi al mese, sviluppata dalla società cinese.

Nel calendario di eventi che fanno da cornice alla celebrazione del capodanno cinese, fino al 10 febbraio lungo via Montenapoleone è allestita la mostra fotografica organizzata con il Patrocinio dell’Ambasciata Cinese e del Comune di Milano ‘Liu Bolin. Hiding in the Fashion Districts’ dell’artista cinese conosciuto anche come The Invisible Man. Combinando performance e fotografia, nelle sue installazioni si mimetizza con l’ambiente per analizzare la tensione che esiste tra l’individuo e la società. I passanti potranno contemplare venti opere esposte a cielo aperto, grazie a pannelli autoportanti che ripercorrono la poetica dell’artista. La mostra è realizzata grazie al supporto di Boxart, la galleria di Verona che rappresenta in Italia Liu Bolin, il quale sarà protagonista anche di due performance live a cui sarà possibile assistere su invito. Gli sfondi saranno due musei, la Galleria Borghese di Roma giovedì 7 febbraio e il Museo della Pietà Rondanini di Michelangelo lunedì 11 febbraio all’interno del Castello Sforzesco. Attraverso un accurato processo di body painting, effettuato da due assistenti, l’artista mimetizzerà il suo corpo fino a dar luogo ai due scatti finali che diverranno così opera d’arte.

Salvatore Ferragamo
sfila alla Rotonda della Besana

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Salvatore Ferragamo sceglie la Rotonda della Besana di Milano per presentare la collezione A/I 19, dopo dodici anni a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Valori.

«La Rotonda della Besana ci ha colpiti per la profonda intimità che è capace di infondere. Eravamo alla ricerca di un luogo dalla connotazione più classica e storica, ma che allo stesso tempo rappresentasse un riferimento dinamico per la città. La sua pianta rotonda inoltre dona una sensazione di inclusività, perfettamente in linea con i valori della maison che vogliamo comunicare» dice Paul Andrew, Direttore Creativo Donna.

Milano e il suo codice borghese
di buone maniere

Toby Coulson, Mother of Pearl, 13th November 2017. ph @tobycoulson
Alberto Moravia, Gli indifferenti, 1929. Front cover of a 1977 edition published by Club degli Editori
Paulette Goddard as Maria Grazia Ardengo in a scene from Citto Maselli's Gli Indefferenti, 1964
Tomas Milian as Michele Ardengo in a scene from Citto Maselli's Gli Indefferenti, 1964
Lina Sotis, Cose da sapere, Arnoldo Mondadori Editore, 1986. Cover designed by Miuccia Prada

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

Borghese può essere inteso con un’accezione negativa – diceva Moravia: un’attenzione convenzionale a dettagli relativi. Il borghese vuole sentirsi parte di un gruppo, in una società codificata sull’agio – piuttosto che sentirsi isolato e in qualche modo diverso o speciale. «Cuore? Quale cuore? Quella roba che serve a pompare veleno». Io sono cresciuto in un contesto borghese lottando contro il mio contesto borghese – così come tanti altri, cercando la poesia. Oggi comprendo che la mia educazione di ragazzo per bene, appunto inserito in un contesto di buone maniere, borghese, definisce un’appartenenza alla storia della città di Milano.

Immaginiamo una conversazione impossibile – quando a riprendere il discorso dovrebbe appunto essere Alberto Moravia: «Le cose peggiori, le vedevo in quella donna. Era avara, inibita e omofoba, rigida, snob, ignorante e sempre convinta, convenzionale e così via. Tutte queste cose poi le riassumeva con una sola parola: borghese. Io iniziavo a designare col termine borghese tutto ciò contro cui mi saliva la voglia di ribellarmi, di non accettare» – a tagliarlo via, forse troppo prolisso, entra Dorothy Parker: «Io odio le donne che si cuciono gli abiti da sole, quelle che spulciano i giornali alla ricerca della migliore ricetta, quelle che d’improvviso esclamano Oh devo correre a casa perché è arrivata l’ora di preparare il pranzetto. Anche gli uomini, però, non sono da meno» – strizzando l’occhio a Scott Fitzgerald perché anche questa volta sia Dorothy sia Scott finiranno a letto troppo ubriachi, per poter tentare una sessione di sesso soddisfacente. «È incredibile che l’unico essere umano» sbadiglia Fitzgerald «con cui non vado a letto, sia mia moglie».

I codici borghesi sono quelli cui Hedi Slimane si è riferito per inventare la donna parigina di Celine senza accento: «Rispetto significa considerare l’integrità di ogni individuo, riconoscere quello che spetta e appartiene agli altri con onestà e buonsenso» dice Slimane sulle pagine di Le Figaro. Codici borghesi che ci accorgiamo come fossero presenti anche in quella collezione di Yves Saint Laurent che invocava Liberation, nel 1961. Alla fine del Settecento, la rivoluzione francese fu una rivoluzione borghese – Parigi, città monarchica, accentratrice e dispotica, diede la scintilla al motore borghese che tramite Napoleone arrivò fino in Lombardia – la terra più fertile d’Europa, campo della controriforma laboriosa di Carlo Borromeo, già da due secoli terra agricola dalla produzione simil industriale. Quel Lombardo Veneto così ricco da esser indicato come il Tesoriere d’Europa.

In Italia eravamo abituati ad avere «una non disprezzabile educazione civica, una discreta consuetudine alle regole della convivenza e della libera discussione» – scrive Galli della Loggia, definendo la classe borghese e laboriosa italiana della seconda metà del Secolo Breve che ha avuto la fortuna di avere quattro scuole, quattro cardini, quattro fondamenti: la Chiesa, la leva militare, la scuola e la televisione pubblica. Andrea Carandini è l’ultimo della classe borghese. Il Grande Borghese si usa scrivere per riferirsi a Carandini: «Siamo sommersi dalle immagini, ci si fotografa anche nei momenti più intimi, privati, perfino — almeno un tempo — imbarazzanti. La scrittura e la lettura, l’apprendimento e lo studio, sembrano non avere più senso. Nel Medioevo si era ricchi di immagini proprio perché erano tutti analfabeti».

Credo nella bellezza e credo nel sudore. Sono i codici borghesi – quelli propri di Milano, della signora disegnata da Miuccia Prada, in quella copertina di Tullio Pericoli che ritraeva Lina Sotis con una penna di piuma più grande di lei, credo in un Corriere della Sera autorevole non quanto un rotocalco. Credo nella buona educazione, nel buon senso e nell’impegno. Milano è una città borghese, fondata sull’imprenditoria e sull’editoria – dalla Scala alla sua cattedrale che appunto resta una Fabbrica. La borghesia, fare squadra e sistema, con serietà e sobrietà. I codici borghesi non producono più reazione, ma consolazione e sicurezza in se stessi – permettono di riaccendere il motore. Usiamo parole più semplici – parole di una signora che ha fatto di un suo atteggiamento borghese la migliore cronaca di moda: «La traccia più bella la lasci con i figli, ma se tu la lasci indipendentemente da quella che è la tua famiglia, crei una storia» – e ci resta nelle orecchie, quella voce di Franca.

Steve McCurry al Mudec
storie di uomini e animali

Steve McCurry, Mahout Reads with his Elephant. Chiang Mai, Thailand, 2010

Steve McCurry, Chennai, India, 1996

Steve McCurry, Bagan, Myanmar, 2013

L’apertura di Mudec Photo, nuovo spazio espositivo del Museo delle Culture di Milano, insieme al Comune di Milano-Cultura, MUDEC, 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con SUDEST57, dedica la sua prima mostra all’opera del fotografo americano Steve McCurry: Animals. Attraverso sessanta scatti, lo spettatore si immerge nella vita quotidiana di individui provenienti da ogni parte del globo, accomunati da un istante di condivisione con gli animali. Il rapporto fra uomo e animale è sin dall’antichità oggetto di rappresentazione artistica e di studio – l’interazione fra le due specie è caratterizzata da immediatezza e spontaneità, attributi spesso assenti nei rapporti umani. Il progetto di McCurry ha origine nel 1992, quando il fotografo si trova nel Golfo del Messico per documentare l’impatto ambientale e faunistico nei luoghi del conflitto.

Non vi è spazio per le convenzioni nelle foto di McCurry: cammelli fuggono da un pozzo di petrolio in fiamme, e un cucciolo di elefante è affascinato da un libro al pari di un bambino thailandese. L’umanità, il sentimento, sono palpabili nei suoi scatti che raccontano storie di vita: storie in cui i due regni si incontrano, e l’uomo condivide con il mondo animale le stesse paure, sofferenze e miserie, insieme alle gioie frugali regalate dalle piccole cose.

L’empatia che McCurry è in grado di creare con le sue immagini è un potente strumento di sensibilizzazione: fa comprendere come la natura sia compagna dell’uomo, non assuefatta a esso, e di come questo rapporto viene incrinato dalle condizioni critiche in cui versa oggi il pianeta. La lotta quotidiana per la sopravvivenza di un uomo che esce di casa per andare al lavoro, è la stessa di una fauna privata del suo habitat.

«Animals ci invita a riflettere sul fatto che non siamo soli in questo mondo» spiega la curatrice della mostra Biba Giacchetti che prosegue «in mezzo a tutte le creature viventi attorno a noi. Ma soprattutto lascia ai visitatori un messaggio: ossia che, sebbene esseri umani e animali condividano la medesima terra, solo noi umani abbiamo il potere necessario per difendere e salvare il pianeta.» Animals è una mostra che parla un linguaggio d’amore, d’affetto, e invita alla riflessione, al riconoscimento e all’accettazione dell’alterità, e infine, ci mette di fronte a un quesito fondamentale: chi, fra i soggetti delle foto, è l’animale?

mudec.it

Animals di Steve McCurry

Mudec Museo delle Culture di Milano | via Tortona 56, Milano

LOEL
un trench, lo spirito di Milano

LOEL Milano, trench in camel shade with light blue details
LOEL Milano, black trench with pink details

 

LOEL Milano, black trench with white details
LOEL Milano, black trench with white details

Lo spirito di Milano è volto al progresso, sia esso tecnologico o attento alla sostenibilità. Il Sole 24 ORE ha eletto il capoluogo lombardo come città più vivibile d’Italia, e a livello sociale conquista il primato per reddito, lavoro e qualità dei servizi. Il fermento culturale è palpabile, è un luogo fertile in cui nascono le idee.

È in questa atmosfera che Lorenza ed Elisabetta, fondatrici di LOEL, hanno dato vita al loro brand, che rispecchia l’essenza della città – profondamente italiana, ma proiettata in un contesto internazionale. Dalla presentazione della prima capsule collection nella primavera 2018, a quella autunnale dalle silhouette geometriche lanciata lo scorso settembre, LOEL si ispira alle architetture urbane. Queste linee e sculture sono riportate nel trench, declinato in otto varianti di colore, dal blu al color cammello, dal bianco al nero – modello in morbido tessuto heavy crepe con risvolti color celeste e fodere dalle tonalità brillanti, dal rosa al lime, sino alla stampa maculata.

La chiusura a doppio petto e le finiture sono realizzate con attenzione e minuzia, testimoni della sapienza artigianale italiana, con cura del dettaglio, sia esso un bottone, un risvolto, o una semplice cucitura.

Il primo cappotto firmato LOEL è acquistabile presso partner selezionati e online. Il brand infatti è un brand nativo digitale, attivo su Instagram da settembre 2018 con il profilo ufficiale @loel_official e online da ottobre con il sito www.loelmilano.com e la piattaforma di e-shopping dedicata.

Louis Vuitton pop up store
la Rinascente diventa Oz

 
Victor Fleming, The Wizard of Oz, 1939

 
Louis Vuitton Pop Up Store, Rinascente, Milan

 
Louis Vuitton Pop Up Store, Rinascente, Milan

 
Louis Vuitton Pop Up Store, Rinascente, Milan

La Rinascente Milano si tramuta nel regno di Oz per ospitare la collezione uomo SS 2019 di Louis Vuitton disegnata da Virgil Abloh. Il negozio è stato allestito per riprendere la policromia de Il mago di Oz di Victor Fleming, cui sono ispirati anche il Monogram Rainbow e alcuni capi della collezione.

Si parte dal bianco, per progredire fino a pareti caleidoscopiche coperte del Monongram Rainbow, creando l’illusione di essere immersi in una foresta di papaveri. Il pavimento in moquette riprende il motivo di mattoni del Sentiero Dorato, che conduce direttamente al centro del negozio. In questo spazio sarà disponibile una selezione di prodotti maschili, dall’abbigliamento agli accessori, dove trionfano i colori dell’arcobaleno.

louisvuitton.com

Rinascente Milano,

piazza del Duomo, 20121, Milano

Francesca Rainoldi
una borsa per Clan Upstairs

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Francesca Rainoldi, giovane designer romana e fondatrice dell’omonimo brand nel 2016, presenta per la prima volta la collezione Spring/Summer 2019. Protagonista della collezione è una special edition della sua Alea bag, monoprodotto che ripropone in nuove forme e materiali di stagione in stagione. Modello versatile dalla silhouette cubica e dal design essenziale, Alea è realizzata con pellami e tessuti made in Italy.

Per la primavera 2019, Francesca Rainoldi realizza Alea in collaborazione con Clan Upstairs, concept store milanese e luogo di ispirazione e ricerca che ogni stagione propone una serie di brand e label emergenti.

francescarainoldi.it

clanupstairs.com

Clan Upstairs 

via Pontaccio 15, Milano

Geometric Abstraction
l’arte di Emilio Cavallini

Emilio Cavallini, Infinito Attuale Optical, 62x62cm, 1985

Emilio Cavallini, Infinito Attuale Optical, 62x62cm, 1985 

Emilio Cavallini, Infinito Attuale Optical, 62x62cm, 1985

Emilio Cavallini, Giostra Optical, 100x100cm, 1985

Emilio Cavallini, Giostra Optical, 100x100cm, 1985 

Emilio Cavallini, Elica Bianco Blu, 60x64cm, 2018

Emilio Cavallini, Biforcazione Doppio Quadrato Blu Bianco, 60x64cm, 2018

Emilio Cavallini, Biforcazione Doppio Triangolo Rosso Bianco, 60x64cm, 2018

Emilio Cavallini, Biforcazione Doppio Quadrato Rosso, 60x64cm, 2018

Emilio Cavallini, Biforcazione Triangolo Verde, 60x64cm, 2018

Emilio Cavallini, Biforcazione Quadrato Verde, 60x64cm, 2018

Emilio Cavallini. ph. Claudio Marezza

L’Interface HUB/ART e l’hotel ME Milan Il Duca ospitano, dal 17 gennaio 2019, una personale dedicata all’opera dell’artista e designer Emilio Cavallini, Geometric Abstraction.  La creatività di Cavallini ruota intorno a un materiale, il nylon – alla base delle sue creazioni artistiche, è anche la materia utilizzata per sue calze, che dalla fondazione della sua azienda, la Stilnovo, nel 1970, hanno sfilato sulle passerelle di grandi maison di moda. Con Geometric Abstraction, a cura di Greta Zuccali e Luca Timpani, trenta opere verranno esposte in un percorso immersivo, dove bobine per filati e geometrie di tessuto in colori vivaci danno vita a illusioni ottiche. Ad accompagnare la mostra, un catalogo con testo critico di Laura Cherubini.

interface-hub.it

Geometric Abstraction 

Da giovedì 17 gennaio a domenica 31 marzo 2019

Interface HUB/ART | via privata Passo Pordoi 7/3, Milano

ME Milan Il Duca Hotel

piazza della Repubblica 13, Milano

Arte sostenibile a Palazzo Litta

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A Palazzo Litta, Milano, andrà in mostra l’opera dell’artista brasiliana Bia Doria. Con Natura in Movimento, arrivano nel nostro Paese 15 sculture di legno proveniente da foreste brasiliane e facenti parte della serie ‘Ballerine della Natura’. Le curve delle sculture dialogheranno con gli ornamenti dell’edificio barocco. L’artista utilizza nelle sue opere legno di alberi di foreste a gestione sostenibile, tronchi recuperati da incendi, zone di deforestazione, fondi di fiumi e dighe.

Lavorando come artista per più di quindici anni ha già partecipato ad eventi importanti come la fiera Art Basel Miami, esibito alla Gary Nader Fine Art Gallery, in Italia ha partecipato alla Biennale di Firenze (2015), esibito le sue opere nella Basílica San Paolo fuori le mura (2017) e ricevuto due volte il Premio Internazionale Fontane di Roma, Arte, Cultura e Solidarietà dell’Accademia Internazionale La Sponda.

Il progetto del Ministério da Cultura è prodotto dall’azienda di comunicazione Unideias.

palazzolittacultura.org

 

Natura in Movimento di Bia Doria

Da giovedì 17 gennaio a domenica 3 febbraio 2019

Palazzo Litta Polo Culturale | corso Magenta 24, Milano

Sostenibilità e Fashion Culture

 White Street Market 2nd edition at Superstudio Più

Dal 12 al 14 gennaio, durante la Men Fashion Week di Milano, lo spazio Superstudio Più di via Tortona 27 ospita la seconda edizione del White Street Market, tra mostre di arte e moda, talk e workshop, che animeranno il Tortona Fashion District. Circa 60 brand tra cui New Balance, Timberland, Dickies, Iuter, Pony, Kappa e fashion label quali Daily Paper, nana-nana, Last Heirs, Lyph, bob sdrunk, UFU, VFTS saranno presentati negli spazi di Superstudio Più, e sarà possibile acquistare limited e special edition riservate al pubblico di WSM.

White Street Market, CNMI (Camera Nazionale della Moda Italiana) e Confartigianato Imprese, con l’intento di dare nuovo slancio a Milano Moda Uomo e di valorizzare il ruolo di Milano sulla scena internazionale, hanno unito le forze per dar vita a un progetto capace di catalizzare l’attenzione degli addetti ai lavori, del consumatore finale e della fashion crowd che anima la città. Oltre alle attività che si terranno al Superstudio Più, anche gli spazi del Base|EXAnsaldo vivacizzeranno l’evento, ospitando le sfilate in calendario, uno showcase delle principali showroom milanesi, nonché il party di inaugurazione della Fashion Week Uomo, previsto per venerdì 11 gennaio 2019.

Tre le tematiche guida di questa seconda edizione di White Street Market: Re:make Re:use – Re:do. Il tema dell’eco-sostenibilità si amplia e viene affrontato attraverso numerose iniziative di spessore culturale, che coinvolgeranno brand di moda, beauty e design come O-wayWrad Living e Vanta. Inoltre, per sottolineare il legame tra arte, moda e dimensione etica, sarà eccezionalmente allestita la Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto, opera che pone l’accento sul consumo e sul riciclo.

Tra i partner di WSM si riconfermano NABA – Nuova Accademia di Belle Arti e l’evento più seguito di sneaker culture a livello internazionale, Sneakerness, mentre Fashion Film Festival Milano entra per la prima volta in calendario con il suo evento Spin Off, un programma di proiezioni e conversation che vedranno la speciale partecipazione di Costanza Cavalli Etro (Fondatrrice e Direttrice di FFFMilano), Clara Del Nero (Artistic Director di FFFMilano) e Gloria Maria Cappelletti (curatrice di FFFMilano ed editor at large di i-D Magazine). Da segnalare alcune proiezioni come We Margiela (prevista per sabato 12 gennaio) e il documentario River Blue (proiettato domenica 13 gennaio). Spazio anche allo skateboarding: esibizioni live, mostre tematiche e special guest internazionali animeranno i tre giorni di evento.

L’evento è anche musica – da non perdere la mostra di Best Art Vinyl Italia – e food experience. Tra le novità la collaborazione con Il Palato Italiano e la sua linea Dattitempo. Lo chef Filippo Sinisgalli e la sua brigata cureranno un ‘food-stop’ d’autore: dalla colazione all’aperitivo, un punto d’incontro dove condividere esperienze e sapori.

White Street Market, patrocinato dal Comune di Milano, si conferma come opportunità di dialogo tra i brand e il loro pubblico, dove label selezionati possono raccontarsi. Una dimensione dove cultura, intrattenimento, opportunità di vendita e comunicazione convivono senza barriere tra il mondo business e quello consumer.

whitestreetmarket.it

 

White Street Market

Da sabato 12 gennaio a lunedì 14 gennaio 2019

Superstudio Più | via Tortona 27, Milano

Giorgio de Chirico in 101 Libri

 'Iliad' episode depicting Glauco and Diomede. This version was translated by Quasimodo and illustrated by de Chirico, 1968

 
'Giove per energia nucleare', illustration by Giorgio de Chirico for IRI, Edindustria Roma, 1962 

 
'L'apocalisse', illustration by Giorgio de Chirico

 
'Tempo' cover, n° 17, 1964, with an illustrated insert of Manzoni's 'Promessi Sposi' by de Chirico

Andrea Kerbaker inaugura la stagione espositiva alla Kasa dei Libri di Milano con una mostra dedicata a Giorgio de Chirico, artista che ha segnato il Novecento.

Si tratta di un percorso particolare: oltre cento tavole di illustrazioni sono esposte in un allestimento realizzato dagli architetti Matteo Ferrario e Salvatore Virgillito che rimanda all’immagine più iconica di de Chirico, lo spazio vuoto di una piazza scandito da portici e dalle loro ombre.

Si parte da de Chirico illustratore, a cominciare da Le mystère laïc di Jean Cocteau del 1928, che altro non è che uno studio indiretto su de Chirico ed è arricchito da molti testi di Cocteau, anche in qualità di artista. Del ‘41 è l’Apocalisse, una delle migliori prove da illustratore che affonda le sue radici nell’iconografia più classica dei testi sacri; in mostra le spettacolari ventidue tavole in grande formato colorate dall’artista per la seconda edizione numerata. Un altro particolare e ricercato gruppo di tavole è quello realizzato nel 1962 per l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), dove l’artista trasla in rappresentazioni mitologiche tutti i campi di intervento della società.

«[…] Quando mi è stato richiesto di fare una serie dei disegni colorati dedicati all’attività dell’IRI mi è parso che il modo più poetico e che maggiormente rispondeva al mio modo di sentire fosse questo […]. E d’altra parte oggi i grossi complessi finanziari sono il mito del nostro tempo. Giove con i fulmini può ricordare I’IRI come le industrie produttrici di energia elettrica. Facile è l’accostamento degli  aerei  dell’Alitalia  al cavallo alato Pegaso. […] E per ultimo ho composto, pensando ad Edindustria, la casa editrice che cura le pubblicazioni dell’IRI, la vita silente con il busto di Minerva e i libri». Un altro capitolo è costituito dai disegni realizzati nel 1968 per accompagnare la traduzione che Salvatore Quasimodo realizza dei versi dell’Iliade nei quali riemerge la passione di de Chirico per la mitologia classica.

È documentato anche tutto l’ampio lavoro di de Chirico come autore. Ci sono alcuni dei saggi critici, le teorizzazioni sulla tecnica pittorica, sulla storia dell’arte e gli altri artisti. In particolare, c’è il romanzo Hebdomeros, le peintre et son génie chez l’écrivain, presente in mostra sia nella rara prima edizione parigina del 1929 sia in quella pubblicata alcuni decenni dopo con 25 tavole di grande formato.  

Infine, una nutrita sezione è dedicata alle riviste d’epoca che hanno riservato all’artista ampio spazio: non solo articoli a sua firma, ma anche interi fascicoli da lui appositamente illustrati come quelli dei Promessi Sposi pubblicati sulla rivista Tempo, e per i quali nel ’64 si guadagna la prima pagina di solito riservata alle star del cinema. Molto alta è l’attenzione che le maggiori riviste di consumo dedicano a de Chirico, con approfondimenti, interviste e servizi fotografici che lo ritraggono in posa nel suo studio, spesso anche insieme a noti personaggi dell’epoca. Si legge nelle pagine della rivista Epoca del 1968: «Il pittore ha sempre dato una caccia spietata ai suoi falsi, ma negli ultimi tempi l’ha intensificata. Se in una galleria, in un museo o in una casa privata de Chirico scopre un suo quadro ma nutre dei dubbi circa la sua autenticità, è capace di strapparlo dalla cornice o di sfregiarlo con un temperino».

De Chirico in 101 Libri

Da venerdì 18 gennaio a venerdì 1 marzo 2019

La Kasa dei Libri | largo Aldo de Benedetti 4, Milano

Il Natale in Città

Montenapoleone District Christmas Shopping Experience
Montenapoleone District Christmas Shopping Experience
Montenapoleone District Christmas Shopping Experience
Montenapoleone District Christmas Shopping Experience
Montenapoleone District Christmas Shopping Experience

Le vie Montenapoleone, Verri, Sant’Andrea, Santo Spirito, Borgospesso e Bagutta rinnovano anche quest’anno la campagna solidale a favore dell’Istituto Neurologico Carlo Besta. Fino al 7 gennaio ci sarà, per l’ottavo anno consecutivo, la ‘Christmas Shopping Experience’, e le vie ospiteranno decorazioni natalizie, tra cui un grande albero di Natale, e installazioni tematiche.

La festa è iniziata mercoledì 28 novembre quando la Fanfara del III Reggimento Carabinieri di Lombardia ha sfilato lungo via Montenapoleone suonando canti natalizi fino a piazza Croce Rossa dove è stato acceso l’albero di Natale, un abete nordmanniana di 15 metri, addobbato a festa grazie a un gioco di luci, realizzato grazie al contributo di RSM – Società di audit e consulenza.

«Da anni lavoriamo con il Comune di Milano e gli hotel cinque stelle lusso della città per migliorare la percezione di Milano come destinazione turistica anche a Natale» ricorda Guglielmo Miani, presidente di MonteNapoleone District. « Vogliamo che anche qui si respiri quell’atmosfera speciale che rende le più importanti metropoli internazionali, da Londra a Parigi a New York, meta dello shopping natalizio. Per l’ottava ‘Christmas Shopping Experience’ abbiamo pensato di riscaldare le vie del Quadrilatero con addobbi e iniziative a tema senza dimenticare la solidarietà. Da un lato sosteniamo la Onlus del Besta, dall’altro per il quinto anno consecutivo illuminiamo, oltre alle vie coinvolte dall’associazione, il quartiere Ponte Lambro a riconferma del nostro impegno nella valorizzazione delle zone periferiche della città».

Beatrice Cordero di Montezemolo, presidente del CBDIN, afferma: «Siamo particolarmente grati a MonteNapoleone District per averci coinvolto nelle loro preziose attività di valorizzazione di Milano. Nel DNA della città è vivo lo spirito filantropico e di aiuto ai più bisognosi».

Una colazione comme-il-faut a casa di Raffaella Curiel

isabella gnecchi, stellina fabbri zambeletti, raffaella curiel, matteo corvino, marta brivio sforza, floriana mentasti granelli

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunaccia

Il lunch natalizio di Raffaella Curiel, che si è svolto sabato scorso nella sua casa di Milano, è divenuto un tradizionale appuntamento che ricompone una mappa sociale e di cultura milanese – ci passano tutti, dall’ora di colazione fino al tardo pomeriggio. Una vecchia prima della Scala, quando ancora non c’erano sponsorizzazioni. Lella, così come sua madre Gigliola, intima di Toscanini, di Victor de Sabata e Karajan, è stata una regina delle premières scaligere in termini di allure personale e di segno estetico.

A casa Curiel c’erano intellettuali, scrittori, musicisti, direttori di giornali, registi, artisti, di varie età e generazioni, un po’ come nei dinner in Corso Matteotti di Dino Franzin. Melting pot che accostavano dame e damazze locali, ricchi e nuovi ricchi – Henry Kissinger, Nureyev, Arbasino e Princess Michael of Kent. Lella Curiel ha una vitalità e un uso di mondo che pochi possiedono e che trasmette nella sua moda, quanto in un modo di ricevere e di mettere insieme persone che è solo suo.

Il menu, opera del cuoco di casa, è di osservanza lombardo-veneta e si guarda bene dall’uscire dai sentieri della tradizione. Sfilano i bolliti, la trippa alla triestina – in onore alle origini della madre –, riso allo zafferano, arrosti con composte di frutta e un trionfo di dolci, torroni e frutta esotica. Rassicurante e comme-il-faut, come si usava e si usa nelle case di una civiltà in buona parte perduta. Un rituale che si svolge dentro questi salotti dai soffitti dipinti, uno dopo l’altro, popolati di mobili settecenteschi laccati e girandoles, di paisley antichi, specchiere e ritratti, sovrapposizioni di tappeti caucasici e bessarabici, di ceramiche di Gio Ponti e fixées ottocenteschi. Opere d’arte di ogni epoca, consolles gremite di memorie e fotografie di famiglia, amaryllis e bacche rosse in vasi d’argento vecchio.

Ci sono Giorgio Forattini con la moglie Ilaria Cerrina Feroni – sorridono sempre, brillanti con grazia –, Andrée Ruth Shamman, che racconta nuovi progetti di teatro. Su un divano, Lina Sotis parla con Alessandro Sallusti. Chissà che si dicono, lo ha rapito. Poi se ne scusa con Patrizia Groppelli, former Asburgo, la compagna del direttore de Il Giornale. Piero Castellini arriva con un mazzo di rose crema, la marchesa Giovanna Sacchetti, née Zanuso, in Curiellino nero e perle, con le sue mèches simmetriche da Cruella De Vil, conversa con Luca Pignatelli e Floriana Mentasti, in cremisi e spilla Christmas tree. Giovanni Gastel saluta Francesca Moratti, mentre Piero Maranghi discute di opera con Benedetto Camerana e Gaetano e Gigliola Castellini Curiel, i figli di Lella. Mentre i camerieri terminano di allestire i dessert, l’entrée di Philippe Daverio, con gilet a pattern e giacca tirolese rossa – e sembra che arrivi Babbo Natale.

Decisamente Diversi

Kinky Boots
Kinky Boots
Kinky Boots
Paolo Borghini, direttore Micam; Annarita Pilotti, presidente Assocalzaturifici e Micam

Kinky Boots, il musical di Broadway – vincitore di sei Tony Awards – è arrivato in Italia a novembre. Narra le vicende di un giovane produttore di calzature, che trova la strada per il rilancio dell’azienda di famiglia grazie a una una collezione di stivali da donna, capaci di reggere il peso di un uomo en travesti.

MICAM ha voluto patrocinare il debutto dello spettacolo che da fine novembre intrattiene e commuove gli spettatori al Teatro Nuovo di Milano.

«Attraverso Kinky Boots, MICAM punta a far riflettere in modo nuovo sul valore del ricambio generazionale nelle imprese a conduzione familiare che anche in Italia costituiscono il fulcro del settore calzaturiero» – spiega Annarita Pilotti, Presidente di Assocalzaturifici e MICAM – «Enfatizzando l’importanza del sapersi reinventare con coraggio, a volte anche facendo scelte particolarmente azzardate, il musical racconta la storia di un riscatto possibile, ma mette in risalto anche le persone che animano la produzione di una calzatura di qualità. Nell’ultima edizione del salone dedicata all’Invidia (Settembre 2018), abbiamo portato in scena personaggi che da questo sentimento riescono a liberarsi, trovando ciascuno una propria crescita e una propria identità, oltre gli stereotipi sociali, i legami familiari e le costrizioni del passato».

A Milano si è celebrata la serata inaugurale del MICAM Envy is in the heel, in cui gli attori protagonisti del musical si sono esibiti dal vivo alla Fashion Square con uno showreel in anteprima assoluta per tutti gli operatori della manifestazione.

Il piacere del gentiluomo

Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition
Man's World Winter Edition

Man’s World, l’evento internazionale dedicato all’uomo e alle sue passioni, torna protagonista a Milano da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre 2018 presso gli spazi di Fabbrica Orobia 15, in partnership con Bullfrog, Motor Trend Canale 56, Womo e Fever-Tree. La prima edizione, tenutasi a maggio, ha visto la partecipazione di oltre 6.000 visitatori e più di 60 marchi espositori.

Man’s World è pensato per concedersi momenti per sé, riscoprendo il piacere di farsi regolare la barba, provare abiti su misura e  conoscere artigiani e professionisti che hanno fatto della propria passione un mestiere. L’esperienza si protrae fino a sera, offrendo agli avventori la possibilità di degustare cocktail, distillati pregiati, tabacco da pipa e sigari nella Cigar Lounge che ospita il Club Amici del Sigaro Toscano.

Partner di Man’s World Winter Edition sono il barber shop Bullfrog, con il suo concept da barberia old style, Motor Trend, il canale del gruppo Discovery Italia (visibile al 56 del Digitale Terrestre), WOMO, uno store dedicato a fragranze, prodotti per la rasatura  e alla cura del corpo, e Fever-Tree, il cui progetto creativo abbina ogni tipologia di acqua tonica ai distillati più appropriati.

Numerosi i marchi e le realtà presenti a Man’s World Winter Edition, legati alla realtà della moda e degli accessori, del food and bevarage, e di tecnologia e innovazione.

Man’s World Winter Edition
Da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre 2018
Fabbrica Orobia 15 | Via Orobia 15, Milano

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