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Demoni e argomenti anali – il mondo di Abraxass tra seduzione e disgusto

Davide Fossati si è fatto conoscere grazie ai suoi collage digitali: dettagli che si moltiplicano, componendo immagini esasperate. Un mondo fatto soprattutto di sesso e animali

Abraxass, tra design e sessualità estrema

Extreme seductiveness is at the boundaries of horror. L’estrema seduzione è al limite dell’orrore, scriveva Georges Bataille nel romanzo Storia dell’occhio. Pubblicato la prima volta nel 1928, raccontava di due ragazzi adolescenti e di una sessualità che molti definirebbero estrema. Esibizionismo e orge si mischiavano a pratiche erotiche dai significati metaforici, spesso includendo qualche forma di violenza. Tra chi ha ripescato la frase di Bataille per riassumere la propria poetica c’è Abraxass. Artista italiano, con base storica a Milano e sempre più anche su Berlino, è conosciuto principalmente per i collage digitali che popolano il suo profilo Instagram. A volte ci sono piedi, altre unghie, bocche, culi, occhi, topi, cani, gambe avvolte da calze a rete. Dettagli che si moltiplicano, sovrapponendosi, componendo un’immagine satura e soffocante, esasperata. Senza spazi da lasciare vuoti. «Da quello che mi dicono sono al limite tra il fare impressione, quasi disgustare, e il sedurre, intrigare, coinvolgere»: per questo Abraxass ha scelto Extreme seductiveness is at the boundaries of horror come manifesto. La citazione è rimasta per un po’ di tempo nella bio del suo profilo Instagram. È anche stata il sottotitolo della mostra Abraxass Orgyns – gioco di parole tra Orgy e Origins – in scena lo scorso marzo allo spazio Molt di Berlino.

I collage digitali di Abraxass

Prima di Abraxass, c’era solo Davide Fossati. Nato a Brugherio, studia Lettere moderne con indirizzo artistico e poi Storia dell’arte alla Cattolica di Milano. «Non ho mai fatto accademie, ma ho sempre dipinto e disegnato. Da più giovane mi sono buttato anche nella street art come writer. Ho recitato, studiato teatro, scritto racconti. Qualcuno me lhanno anche pubblicato su qualche rivista underground. La maggior parte delle cose che ho fatto prima di questa pagina Instagram non le ha viste nessuno. Fondamentalmente ero depresso. Non mi esponevo, ero insicuro. Stavo solo nel mio giro»

Quella che lo ha portato a essere conosciuto è un’esperienza recente. «Con i collage ho iniziato quattro o cinque anni fa. Era qualcosa di molto diverso da quello che faccio adesso. Prendevo un colore e saturavo tutta l’immagine con oggetti della stessa tonalità. Ho sempre avuto in testa alcune visioni, tra cui cercare di astrarre la forza muscolare e creare una texture attraverso diversi soggetti. La mia prima idea era di farlo utilizzando una tela. Poi ho provato in digitale perché mi dava più possibilità».

Dal grezzo all’astratto, tra fetish e Dalmata con Abraxass

«Erano collage più grezzi di quelli che si trovano adesso sul profilo Instagram. I soggetti erano presi da Internet, spesso da siti porno: nel primo c’erano due pornostar bodybuilder. Sfumature istintive finivano sopra immagini di bassa qualità. I gesti erano distruttivi, grezzi. Ora i confini tra un’immagine e l’altra sono meno netti, le texture più astratte, le sfumature fanno da collante tra i vari dettagli. Se le tecniche di esecuzione sono – leggermente – cambiate, quello da cui Abraxass trae ispirazione è rimasto sempre lo stesso. A volte si tratta di oggetti comuni, come le calze a rete. Una sorta di versione horror e digitale delle opere di Daidō Moriyama: anche il fotografo giapponese parte spesso da dettagli fisici e concreti che diventano astratti. Molto ha a che fare con la natura, in particolare con gli animali. Per fare un esempio che renda l’idea di cosa lo cattura: il Dalmata torna spesso nei suoi collage. Perché proprio questo cane? «Ha un pelo simpatico e carino ma in realtà è un cane super feroce. È fancy, ma è un bello stronzo».

Abraxass, sesso e collage

C’è soprattutto tanto sesso nell’immaginario di Abraxass. «Cose che mi interessano, disturbano o che mi arrapano: pratiche kinky, mondo del fetish». La censura dei social non ha risparmiato i suoi collage, ça va sans dire. Di profili Instagram ne ha così dovuti aprire e chiudere un po’: «Adesso le cose più spinte non le pubblico più». Virando verso una direzione sempre più astratta, negli ultimi tempi nella sua arte sono poi entrati elementi più espressivi, come i volti umani. Siamo però a un momento di svolta: «Come lavoro di ricerca sento che ho esaurito diverse strade. I presupposti sono gli stessi di sempre. Mi sto aprendo a esperienze nuove: 3D, video stilisticamente molto puliti e con pochissimi elementi. Sto pensando al lancio di una rivista di fotografia erotica. Qualcosa con una forte impronta estetica, in stile vintage anni Settanta-Ottanta. Erano anni in cui il porno aveva fotografi, makeup artist e stylist  bravi. A livello di contenuti qualcosa di spinto e libero, da trovarci dal pissing allo scat, virando sul gore». 

Britney, Amanda, Erinny – i cuscini di Abraxas

Le opere digitali di Abraxass hanno acquistato popolarità durante la pandemia da Covid-19. Dopo il lockdown, tra il 2020 e il 2021, ha deciso di replicarle su supporto fisico. Invece che puntare su tessuti da abbigliamento – cosa che ha iniziato a fare più recentemente – ha deciso di utilizzare dei cuscini, in vendita sul suo sito web. «Ogni cuscino ha un nome: una figura dell’arte, dello spettacolo o della finzione. Sul sito ogni cuscino è accompagnato da una frase o una citazione legata al personaggio». Ci sono Antonio Ligabue, Bataille, Britney Spears, Amanda Lear, Casanova, Crudelia De Mon, Robert Mapplethorpe. Figure mitologiche come Erinni (che diventa Erinny) e Ofelia. Il cuscino dedicato a Britney Spears, per fare un esempio, ha sopra la stampa con i dettagli di un Dalmata ringhiante. Intorno, del pelo azzurro. Just lay your head down and rest under the effect of lithium or whatelse è la frase che lo presenta. ‘Amanda’ è fatto di bocche aperte con denti sporchi di rossetto rosso. La citazione: There is nothing the pop world loves more than a way-out freak.

Abrax – Ass: demone e culo

Il mondo di Abraxass è pieno di citazioni e rimandi. A partire dal nome. Abraxas è una sorta di demone, divinità di origine gnostica che ha rivestito moltissimi ruoli nella magia e nella tradizione esoterica. È stato interpretato secondo diverse prospettive, a seconda della cultura in cui è entrato. «L’ho scoperto leggendo i ‘Sette sermoni dei morti’ di Jung. Ne parla in maniera super poetica e suggestiva, presenta una figura al di sopra del bene e del male. Mi ha conquistato. Poi dal punto di vista iconografico è molto potente: testa di gallo, due serpenti sotto il busto. Me lo sono pure tatuato. Io al nome ho aggiunto una ‘s’ in fondo per fare un gioco di parole tra Abraxas e Ass. Un po’ per sdrammatizzare, un po’ per desantificare. Un po’ anche perché a me piace molto il culo. Anche Bataille ne era ossessionato. Non penso che la mia sia un’ossessione però mi piace che sia il posto da dove caghiamo ma anche da dove possiamo avere un sacco di piacere. Poi che sia un buco, buio, che sembri una stella, che sia fragile, intimo, nascosto».

Tra i desideri artistici che girano nella testa di Abraxass adesso c’è quello di «riprendere dal vivo gente che scopa». Questo si collega alla sensazione di aver esaurito alcuni percorsi di ricerca. «All’inizio, prendendo le foto dai film porno, dovevo usare un po’ quello che trovavo. Era un processo più lungo. Dovevo cercare qualcosa che andasse bene dal punto di vista cromatico, un’angolatura che mi ispirasse. Io cerco di isolare sempre un dettaglio che trattiene in sé quel rapporto che c’è nel corpo umano, una sorta di amputazione. Adesso le foto le faccio io. È più facile. Chiedo di mettersi in un certo modo, faccio la foto, prendo il dettaglio giusto. Vedo il rischio di rilassarmi un po’ in questo processo». Da poco Abraxass ha iniziato a lavorare nella direzione artistica e nell’organizzazione di performance in party nei club. È tra gli artisti selezionati per la mostra QUEERPANDÈMIA, in programma al Base di Milano dal 22 giugno al 2 luglio. Collaborerà poi con il Cocoricò di Riccione per un museo in apertura il prossimo 30 settembre. 

Milano, Berlino e l’arte

La mostra andata in scena lo scorso marzo a Berlino riproponeva lavori vecchi e nuovi, performance live e video girati da Abraxass. «Tutto quello che ho esposto lì non può finire sul mio profilo Instagram. Forse non potrei nemmeno esporlo in Italia in generale: ho proiettato su 6×4 metri il video di un buco di culo che si apriva e si chiudeva. Si vedeva da fuori lo spazio espositivo. Qua si può fare? Non penso».

Da qui si apre anche una riflessione più ampia sull’arte a Milano. Partendo da un presupposto: «Non ho nessuna pretesa di conoscere la scena artistica milanese. Io conosco la mia bolla». Però – avendo studiato Storia dell’arte in Cattolica – «sono venuto un po’ a contatto con questo mondo. Penso che in molti casi sia fatto da persone vecchie, sia come artisti che come collezionisti. Anche le gallerie puntano su questo target. Poi c’è la scena underground, di cui mi sento di far parte. In Italia questi due mondi dovrebbero dialogare di più, come mi sembra accada all’estero».

Abraxass

Abraxass è un artista italiano che, oltre ai collage digitali che lo hanno fatto conoscere, spazia dal video al 3D. È anche direttore artistico e alt-model. Ha pubblicato i suoi lavori su varie riviste, da Gag Reflex a King Kong Magazine, e come modello ha posato ad esempio per Carnale e Pornceptual.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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