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Galleria Friedman Benda porta il design neoprimitivo di Andrea Branzi a Design Miami/

Un ricordo dell’ultima personale di Andrea Branzi a New York e l’esposizione a Design Miami/ 2023 di Galleria Friedman Benda. L’eredità del designer e architetto italiano, sensibilità industriale ed elementi naturali

Design Miami/, il potere narrativo del design – Where we stand

Dal 6 al 10 dicembre 2023 si tiene la diciannovesima edizione di Design/Miami, fiera internazionale di design a Miami Beach, che, insieme all’evento di Basilea a giugno e Parigi ad ottobre, è uno degli appuntamenti per capire la direzione del mercato, delle tendenze e dei nuovi materiali nel campo del design. Come spiega la curatrice Anna Carnick, la fiera quest’anno vuole evidenziare il potere narrativo del design e il suo potenziale nel coltivare la connessione, attraverso le storie di alcuni designer e le loro creazioni che fanno da risonanza su argomenti dei giorni nostri – giustizia sociale e ambientale, spiritualità, salvaguardia culturale e costruzione di comunità. 

Where we stand, ovvero dove ci troviamo, dove siamo, è il tema: una celebrazione del design ispirato al luogo, alla comunità e al patrimonio a cui apparteniamo, e in che modo il nostro rapporto e le connessioni con le persone con cui condividiamo lo stesso terreno plasmano il nostro senso di appartenenza. 

La galleria Friedman Benda ha partecipato a Design/Miami con una selezione di designer che interagiscono con il tempo e lo spazio attraverso l’uso di materiali naturali e forme fluide. Le opere selezionate sottolineano la semplicità, l’eleganza e l’asimmetria delle forme organiche, invitano lo spettatore a un’interazione lenta e contemplativa.

L’omaggio di Friedman Benda al design italiano: a Design Miami/ porta le opere di Andrea Branzi – materiali naturali e forme fluide

«La fiera di Miami è una occasione per incontrare collezionisti diversi rispetto a quelli di New York. Friedman Benda partecipa a Design Miami/ dalla prima edizione», Astrid Malingreau è direttrice della sede parigina della galleria. 

Tra gli artisti proposti c’è l’italiano Andrea Branzi, scomparso lo scorso ottobre. Le sue opere sono conservate in collezioni permanenti tra le quali quella del Centre Pompidou di Parigi, del Museum of Modern Art di New York e del Victoria & Albert Museum di Londra. Architetto e designer italiano, Branzi ha concepito mobili, oggetti industriali e sculture ispirandosi alla natura. Pezzi che uniscono, in armonia, materiali naturali, organici e artificiali. 

L’ultima mostra personale di Andrea Branzi a New York presso la galleria Friedman Benda, interviene Astrid Malingreau

La galleria Friedman Benda aveva già proposto il suo lavoro nella mostra personale Contemporary DNA, nella sede New York la scorsa primavera, sottolineando la tensione nel suo lavoro tra gestuale e metodico, artigianale e industriale, paesaggio e architettura.

«Andrea Branzi era ancora vivo quando la mostra è stata inaugurata. Abbiamo ricordato la sua influenza nell’ecosistema artistico di New York. I giovani designer e architetti che hanno partecipato alla mostra sono il segnale che Andrea Branzi continua a essere fonte di ispirazione», testimonia Astrid sull’impatto della mostra.

Nella mostra sono stati esposti i lavori Roots, Germinal Seats, and Buildings, che rappresentano il culmine dei suoi processi intuitivi e di ricerca che prendono forma, attraverso i quali Branzi ci rende evidente l’autentica esperienza urbana non è composta dall’architettura, ma dalla presenza di micro-ambienti nella memoria umana, come egli stesso affermava: Oggi, per creare una nuova architettura e nuovi spazi urbani, è necessario partire più a monte: bisogna immergere le mani in quella vasta zuppa planctonica di prodotti, tecnologie, immagini, segni e dati che compongono l’universo artificiale in cui l’uomo è completamente immerso.

Andrea Branzi: una breve biografia del designer e architetto italiano, tra gli Archizoom e il design radicale 

Andrea Branzi nasce a Firenze nel novembre 1938, dove si laurea nel 1966 alla Facoltà di Architettura. Nello stesso anno, mentre Firenze era sommersa dall’acqua e i suoi cittadini vedevano galleggiare gli edifici, Branzi fonda, insieme ai colleghi Paolo Deganello, Massimo Morozzi e Gilberto Coretti, colpiti dall’immagine di una città liquida e fluida, lo studio di design radicale Archizoom Associati. 

Gli Archizoom influenzeranno le generazioni di designer a venire, affini al pensiero di considerare il design e l’architettura come strumenti per un’elaborazione critica della società e del suo carattere consumistico. Pensiero che si concretizzerà nel progetto-manifesto No Stop City (1970-1971), presentato nel 1970 sulle pagine di Casabella, che metteva in discussione la modernità urbana, come affermò Branzi stesso La No Stop City, introducendo su scala urbana il principio della luce e dell’areazione artificiale, evitava il continuo spezzettamento immobiliare tipico della morfologia urbana tradizionale: la città diventava una struttura residenziale continua, priva di vuoti e quindi priva di immagini architettoniche

Superonda e Mies: i design iconici di Andrea Branzi

Tra i progetti di design di Andrea Branzi con Archizoom, c’è il divano Superonda: realizzato per Poltronova, è un divano modulare e componibile, costituito da un blocco di poliuretano tagliato in due parti con un segno a forma “S”. La sedia Mies – con riferimento a Mies van der Rohe – è invece un robusto foglio di gomma teso tra due supporti cromati triangolari che sfidava qualsiasi concetto tradizionale di comfort e relax. Attirò attenzione al Salone del Mobile di Milano nel 1969.

Andrea Branzi sarà anche tra i fondatori e direttore cultura della Domus Accademy di Milano nel 1982, ma anche professore e presidente della Scuola di Interior Design del Politecnico di Milano e Curatore scientifico del Design Museum di Triennale Milano. 

Andrea Branzi: una sensibilità industriale dell’oggetto dove gli elementi e i materiali naturali regalano una dimensione quasi sacra

Fuori di Archizoom, il lavoro di Andrea Branzi ha raccolto attenzione e consensi: il premio Compasso d’oro arriva nel 1987, per l’attività di progettista e teorico; nel 1995 il premio alla carriera per l ‘attività svolta con Domus Academy nel 1995. Nel 1982 collabora con il Gruppo Memphis, un collettivo italiano di design e architettura fondato da Ettore Sottsass, e realizza dormeuse Century, con una struttura in tubo metallico verde acqua piegato su ruote, piano in legno verniciato rosso. 
Nella sua ricerca, Andrea Branzi ha mantenuto una fascinazione per le interazioni tra esseri umani e oggetti, esplorandole attraverso interpretazioni radicali e poetiche dello spazio domestico e pensando gli oggetti come parti di una visione antropologica più complessa. Come con il progetto Animali Domestici (1984), prodotti da Zabro, una serie di sedute innestate con tronchi e rami di betulla, che combina una sensibilità industriale dell’oggetto con elementi e materiali naturali che regalano una dimensione quasi sacra, portando l’attenzione su legame e il rapporto che si instaurano tra l’uomo e il suo spazio domestico, come rimanda il nome della serie.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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