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Sanremo, John Travolta e il Ballo del Qua Qua – per Fiorello è il momento di una pausa?

Il primo dibattito mediatico del Festival è arrivato per tutti i motivi sbagliati: un disastro in diretta ha lasciato solo imbarazzo. Fiorello si prende la colpa, ma forse questa volta ha esagerato

John Travolta danza Il Ballo del Qua Qua con Fiorello e Amadeus a Sanremo

Forse è il momento di ripensare Sanremo. I dati dell’edizione in corso, la 74esima, sono buoni: la prima serata ha fatto uno share medio del 62,3% – mai così in alto dal 1995 – e la seconda del 60,1%. Tuttavia, su quello che dovrebbe essere l’ultimo Festival di Amadeus ha iniziato a piovere. Già per la giornata d’esordio qualcuno aveva parlato di uno spettacolo sottotono rispetto agli ultimi anni. Poi, il 7 febbraio, il punto di non ritorno. La serata tutto sommato è scivolata veloce: non si tratta di noia. È successo qualcosa di peggiore. Ha preso il sopravvento l’imbarazzo: Amadeus e Fiorello si sono lanciati ne Il Ballo del Qua Qua con John Travolta e hanno scritto una delle pagine peggiori della storia del Festival e del servizio pubblico televisivo. Tanto che, poche ore dopo, il video della gag è sparito da Internet. Travolta, si dice, ha subito negato alla Rai i diritti di ritrasmissione.

Travolta come il Gabibbo

Poteva essere uno sketch come mille altri di tradizione sanremese. Un po’ banale, un po’ boomer, un po’ fuori luogo. Fa niente, a Sanremo abbiamo sempre perdonato tutto. Ma stavolta si è andati oltre. È iniziata con Travolta che sale sul palco dell’Ariston per «coronare un sogno» di Amadeus. I due si lanciano in qualche stentato balletto sulle note delle colonne sonore dei più grandi film dell’attore. Stayin alive da La febbre del sabato seraGreased Lightning da Grease, You never can tell da Pulp Fiction. Niente di rivoluzionario, ma nemmeno niente di scandaloso – ricordiamoci che è Sanremo.

Poi Amadeus porta Travolta fuori dal Teatro, per presentargli quello che definisce «il John Travolta italiano». Fiorello. Qua la situazione degenera, nemmeno Striscia la notizia tocca punti così bassi da tempo. Danny Zuko di Grease, Tony Manero de La febbre del sabato sera viene sfidato a cimentarsi ne Il Ballo del Qua Qua. Amadeus e Fiorello indossano cappellini da paperi, mentre intorno a loro un gruppo di comparse, si spera ben pagate, hanno anche il corpo travestito da papere. Travolta è ormai una sorta di Gabibbo poco convinto, il duo di conduttori le sue veline. Si rifiuta si mettere il cappellino: «Forse mi sta stretto». Sguardo vuoto, scruta quello che ha intorno. Forse in cerca del manager, forse di un’uscita di sicurezza, forse vede un po’ del suo orgoglio che se ne va. Ma il gioco è fatto e Il Ballo del Qua Qua lo deve fare.

Fiorello si prende la colpa per il disastro a Sanremo

Si può discutere sulla valenza dei social come metro di giudizio. Ma si tratta di Sanremo e questo è il territorio che ha voluto conquistare. Non c’è un utente che riesca a difendere quello che è successo in diretta televisiva. L’intrattenimento è nullo, il disagio è palpabile e si è mangiato tutto. In Italia lo chiamiamo disastro, se fossimo negli Stati Uniti diremmo trainwreck, scontro fra treni, che rende meglio l’idea. Basta guardare rapidamente ai dati dello share: Travolta ha iniziato con più di 12 milioni di telespettatori e ha finito, nemmeno 15 minuti dopo, con mezzo milione in meno a guardarlo. Fiorello ha scherzato: «La fine della sua carriera sarà qui a Sanremo».

Ovviamente non sarà così. In Rai si dovrebbe forse pensare alla carriera di Fiorello, più che a quella di Travolta. Non si capisce come una comicità così povera come questa possa continuare a ottenere spazio in televisione. Travolta è stata la ciliegina sulla torta. Sono anni che qualcuno avanza il dubbio: cosa di Fiorello attira ancora il pubblico, se non quello nemmeno dei boomer ma dei boomerissimi? Fiorello è il simbolo di una parabola di successo, da animatore di villaggi turistici a superstar della tv. Anche Amadeus lo è, ma tra i due c’è una stridente differenza. Fiorello è l’uomo che si è messo da solo sulle spalle il peso di se stesso, convinto forse di riuscire sempre a sfangarla grazie alla sua – questo va detto – illustre carriera. Amadeus accontenta un po’ tutti, quando è da solo sul palco è più neutro, meno narcisista. E questo alla fine è un punto di forza. Forse la riflessione che dovrebbe fare è perché continua a legare il suo nome a quello di Fiorello. Chi ha pensato che la scenetta con Travolta fosse una buona idea potrebbe valutare la pensione.

La portata del disastro è sotto gli occhi di tutti e Fiorello, la mattina dell’8 febbraio, non può che fare mea culpa: «Abbiamo fatto una delle gag più terrificanti della storia della televisione italiana. Mentre la facevo avevo già previsto tutto», dice. E allora, si metta per ipotesi che non avesse scelto lui di farla, si può pensare che il peso che Fiorello ha in Rai gli avrebbe anche permesso di rivederla in qualche modo. Ma la sensazione è che in quella gag ci credesse. Certo, anche Amadeus, ma quando c’è Fiorello in tv la scena è soprattutto sua.

Travolta e la pubblicità occulta a Sanremo

Visto che si parla di Sanremo e di Travolta, c’è un’altra questione. Quella del cachet. Le cifre non sono state rese note ma qualche numero circola in rete. Secondo l’Adnkronos si parla di 200mila euro. Il Corriere della sera scrive poi che insieme al cachet del Festival è arrivato un altro milione di euro da parte del marchio di scarpe che indossava sul palco, per cui si è parlato subito di pubblicità occulta. U-Power, il brand in questione, ha precisato che «la partecipazione al Festival di Sanremo è frutto di un accordo tra la Rai e l’attore del quale U-Power non è in nessun modo parte in causa». Questo per ora passa comunque in secondo piano. Più che altro la lecita domanda che rimbalza per il Paese è: dovevamo pagare Travolta per fargli fare Il Ballo del Qua Qua?

Il monologo di Giovanni Allevi

Il disastro è ancora peggiore se si pensa che paradossalmente la serata del 7 febbraio aveva le carte in regola per essere ricordata per buone ragioni. Al di là delle esibizioni della co-conduttrice Giorgia, che su all’Ariston non sfigura mai, Sanremo ha riportato sul palco Giovanni Allevi, dopo due anni di assenza a causa del mieloma multiplo che lo ha colpito. Ha suonato ed è stato bello, sì, ma ancora meglio è stato il suo monologo.

Chi vuole cercare per forza una polemica parla di pietismo, spettacolarizzazione del dolore e così via. Ma non è andata esattamente così: Allevi, sorridentissimo, tratteneva a stento le lacrime e rideva insieme mentre raccontava al pubblico di come «all’improvviso mi è crollato tutto» quando, nel suo ultimo concerto alla Konzerthaus di Vienna, «il dolore alla schiena era così forte che sull’applauso finale non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello e non sapevo ancora di essere malato». Poi la diagnosi e la sensazione di aver perso tutto: «Lavoro, capelli, certezze, ma non speranza e la voglia di immaginare». Già stonava che dopo Allevi sul palco fosse salito il gruppo Santa Balera per omaggiare i 70 anni di Romagna mia. Figuriamoci Fiorello e Travolta. È Sanremo. Ma non vale sempre la regola del purché se ne parli.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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