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Nature Based Solutions – rinaturalizzione e rigenerazione di aree urbane ed extraurbane.
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Terrapreta – la rigenerazione urbana potrà mai essere poco invasiva?

Soluzioni basate sulla natura: Terrapreta interviene su bonifiche naturali, rinaturalizzazione e rigenerazione in contesti urbani – dalla Goccia di Bovisa al macro-contesto metropolitano

La Goccia di Bovisa, archeologia industriale e architettura ruvida a Milano – interviene l’organizzazione Terrapreta

La Goccia di Bovisa è un’ex area industriale perimetrata e situata a Milano tra i binari di Villapizzone e Bovisa, con un’estensione che si presume paragonabile a quella di Parco Sempione. Dalla fine dell’Ottocento, la zona ha ospitato le Officine del Gas della Bovisa: un complesso industriale con edifici disseminati in tutto il perimetro, grandi cisterne e binari per il trasporto di materiali pesanti. Qualcuno ha scovato anche una stazione di benzina nel complesso. 

La Goccia è un’opera dell’archeologia industriale, con i due gasometri a campana che fanno da sfondo cinematografico quando si guarda fuori dai treni in entrata o uscita dalla città. L’interesse che desta da anni non è dovuto soltanto alla sua configurazione architettonica. Terrapreta, organizzazione con sede a Milano, studia e sviluppa soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions) deputate alla rinaturalizzione e rigenerazione di aree urbane ed extraurbane.

La storia della Goccia – una progressione di vegetazione spontanea che convive con le strutture industriali

La francese Union des Gaz prende possesso del complesso industriale nel 1905 per produrre gas dal carbone. Il passaggio negli anni Settanta all’estrazione meno inquinante del gas metano fa fallire l’azienda. Da allora, la storia della Goccia di Bovisa è costellata da acquisizioni di diverse società che hanno fatto l’epopea del quartiere operaio di Bovisa. La fabbrica viene dismessa nella sua totalità solamente nel 1994 e, da allora, accoglie una progressione spontanea di fauna e flora variegate, che convivono con le strutture industriali. 

«L’eccezionalità dello stato della Goccia è che quasi nessuno ci è ha messo piede per quarant’anni. Questo ha permesso un’estensione della vegetazione normale ma a cui visivamente siamo poco abituati perché è raro che si abbiano così poche interferenze nel processo di crescita spontanea e rinaturalizzazione di un’area».

L’unicità di un’area con poche interferenze antropiche a Milano in una ex zona industriale

La maggior parte del terreno, suggellato da fondazioni di asfalto, si è piegato di fronte alla forza della vegetazione spontanea che ne ha spaccato le sigillature creando un nuovo strato di suolo. Gli edifici della Goccia sono stati nel tempo occupati e riutilizzati. Hanno accolto pic nic, iniziative di quartiere, mostre ed eventi culturali. L’area più boschiva – quella a nord del complesso – è stata attraversata da passeggiatori nei pomeriggi d’estate e i gasometri – a sud – hanno funto da ruota panoramica per osservare la città con il proprio partner. 

«La Goccia sorge a Milano in una ex zona industriale come è la Bovisasca, certamente periferica, ma che al momento è pienamente inserita nel contesto cittadino. È raro che uno spazio così grande sia stato lasciato libero di espandersi con poche interferenze antropiche».

L’area della Goccia oggi: la destinazione per questo unicum nel panorama storico-paesaggistico milanese

A trent’anni dalla dismissione del complesso industriale è stata individuata una destinazione per questo unicum nel panorama storico e paesaggistico milanese. «Attualmente l’area della Goccia è divisa in due parti. La zona sud è di proprietà del Politecnico di Milano, che lì prevede l’espansione del proprio campus di Bovisa. La zona nord, invece, è di dominio del Comune di Milano e si configurerà – alla riapertura dei cancelli – come un’area pubblica». I piani della Giunta sono quelli di rendere la foresta nord – almeno in parte – accessibile alla cittadinanza e a un quartiere – quello della Bovisasca – che, nel tempo, ha riposto nella Goccia speranze e desideri. 

«La Goccia, rispetto ad altri spazi sottoutilizzati o abbandonati, ha un carattere distintivo. Tutto il quartiere della Bovisasca, infatti, era già interessato a questo spazio prima dell’arrivo delle istituzioni. La Goccia era già ampiamente vissuta dalla comunità e tutti, nel loro piccolo, hanno provato a curare, mantenere e preservare la foresta da alcuni progetti che avrebbero potuto snaturarla o distruggerla. Si tratta di un’area che tutti sentono un po’ loro».

Perplessità riguardanti la comprovata presenza di inquinanti: nel 2022 Terrapreta stringe un patto di collaborazione con il Comune di Milano

A rallentare gli interventi della Giunta comunale sulla Goccia erano state le perplessità riguardanti la messa in sicurezza della zona. In particolare, preoccupava la comprovata presenza di inquinanti nel suolo e nel sottosuolo, la maggior parte dei quali risalgono alla produzione di gas dal carbone. I costi di bonifica erano decisamente proibitivi per poter intervenire tempestivamente e senza aiuti. Da qui, nascono i primi contatti tra il Comune di Milano e Terrapreta. Nel settembre 2022 viene siglato un patto di collaborazione con la municipalità, che coinvolge Terrapreta e una rete di partner nella cura e nella manutenzione della zona nord della Goccia, ovvero il Lotto Quattro, di proprietà del Comune. Tra le finalità dell’accordo, la prima citata è l’individuazione di modalità per sostenere il processo di bonifica, con la volontà della municipalità di sperimentare con tecniche di bonifica naturale.

L’Osservatorio La Goccia – il progetto di rigenerazione urbana di Terrapreta nelle aree inquinate

L’Osservatorio la Goccia è il progetto coordinato e ideato da Terrapreta in risposta al patto di collaborazione siglato con il Comune di Milano. Si tratta di una piattaforma di ricerca che diluirà i suoi sforzi nel tempo per studiare le capacità ecosistemiche della foresta della Goccia: «Nel contesto urbano ed extraurbano esistono tanti terreni inquinati e, pertanto, non accessibili al pubblico proprio perché le bonifiche tradizionali hanno dei costi molto alti. Quello che proponiamo con L’Osservatorio la Goccia è usare delle tecniche naturali e meno invasive di bonifica, per pulire questi terreni inquinati e permettere lo sviluppo di progetti biodiversi a livello ecosistemico, con un’attenzione a forme di vita che non siano solamente quella umana».

Il suono delle bonifiche – Terrapreta su bonifica naturale e tradizionale alla Milano Green Week 202

Durante una lecture per la Milano Green Week (26 settembre – 1 ottobre 2023), Terrapreta ha fatto ascoltare a una nutrita platea due tracce sonore con rispettivo spettrogramma, ottenute installando dei piccoli microfoni-sonda nello strato superficiale del terreno della foresta della Goccia. Precisamente, è nei primi venti-trenta centimetri di suolo che il processo della pedogenesi si manifesta più rumorosamente. La prima traccia – il suono della bonifica tradizionale – è stridente: sembra tagliare il terreno con i suoi macchinari pesanti. La bonifica naturale ha un suono decisamente più organico, quasi di mangiucchiamento, come se fossimo immersi in una cena di funghi, insetti, radici e microrganismi negli abissi del suolo. 

La dimensione dell’ascolto nella bonifica – fito-bio rimedio e rigenerazione del suolo 

«Per noi di Terrapreta la dimensione dell’ascolto è imprescindibile. Nella Goccia come in tanti altri spazi abbandonati o sottoutilizzati c’è già tutto da principio, prima che un’organizzazione come la nostra, arrivi a studiarli. Prima di disegnare, fare e progettare soluzioni è, perciò, importante osservare e considerare quello che è già successo su quel terreno, adattarsi al corso naturale delle cose». Nella foresta della Goccia uno stato quarantennale di abbandono ha portato diverse zone ad autorigenerarsi con l’aiuto della pedofauna: un insieme di organismi che si trovano negli strati superficiali del suolo e che svolgono un processo di degradazione (decompongono le sostanze organiche, contenute nei resti di animali e vegetali morti) e, perfino, di fito-bio rimedio, ovvero portano avanti una bonifica autonoma del terreno dagli agenti contaminanti.

In questo caso, microrganismi, funghi, insetti, piante aiutano a creare un nuovo suolo non contaminato, senza che ci sia bisogno dell’intervento di sostituzione del terreno proprio delle bonifiche tradizionali. «Nella Goccia, trovandosi davanti una superficie abbastanza densa di vegetazione di vario tipo che aveva già iniziato questo processo di fito-bio rimedio, ci era chiaro che fosse inutile partire da zero, da una bonifica tradizionale. In questi casi, la miglior pratica è quella di potenziare processi già in corso, quelli che la natura ha già messo in atto».

Le normative nazionali sono ancora poco favorevoli a processi naturali in contesti urbanizzati

«È anche un approccio – quello della bonifica naturale – che permette di risparmiare in tempo e fare economia perché non servono né macchinari pesanti né c’è bisogno di movimentare e smaltire il terreno contaminato a bonifica finita». Eppure, «le normative nazionali in materia di bonifica dei siti contaminati sono oggi ancora troppo poco favorevoli a processi naturali, soprattutto in contesti urbanizzati. Quella che stiamo portando avanti nella foresta della Goccia è, pertanto, una ricerca abbastanza sperimentale». Una foresta, dove la natura è riuscita a ricostruirsi spontaneamente nonostante la contaminazione del suolo e l’inquinamento urbano, sembra il laboratorio ideale per recuperare dati empirici sulla rinaturalizzazione urbana e l’accumulo di CO2, utili a sdoganare l’idea della bonifica naturale anche in altri contesti urbani ed extraurbani.

Rigenerazione urbana: come introdurre soluzioni basate sulla natura (NBS)? I progetti di Terrapreta, oltre la Goccia

«Terrapreta è nata sullo sfondo della Goccia, ma non ci occupiamo solamente di quest’area. LÌ ci stiamo concentrando sul tema delle bonifiche naturali ma, a dire il vero, ci interessa più alla larga la rinaturalizzazione di tutti quegli spazi urbani o extraurbani che sono dismessi, sottoutilizzati e degradati. Anche perché – specialmente in contesti metropolitani – c’è un’ assoluta carenza di spazi mediani tra interventi antropici e zone verdi». Nell’ultimo anno le nostre metropoli stanno patendo tutte le manifestazioni della crisi climatica in corso. La strutturazione urbanistica novecentesca, così come i più recenti masterplan di riprogettazione urbana appaiono come strumenti sempre più insufficienti di fronte a nuove necessità ambientali, sociali, abitative e culturali. La grande disponibilità di foto, video e messaggi sui social media giocano, poi, un ruolo sostanziale nella consapevolezza visiva delle catastrofi metropolitane. Come introdurre, quindi, soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions) anche in macro-contesti urbani?

 «Un progetto a cui stiamo lavorando molto attivamente riguarda, per esempio, la periferia nord di Napoli. Lì c’è una rete di bus elettrici che passa attraverso tanti piccoli comuni periferici e  i punti di sosta e fermata dei  bus sono caratterizzati da  spazi che attualmente risultano sottoutilizzati, sovrasfruttati, ma pure super mineralizzati., come parcheggi sovradimensionati rispetto all’uso, privi di un chiaro scopo. Anche in questo caso, la riqualificazione e il riutilizzo di questi spazi interstiziali non può prescindere da una rinaturalizzazione di quelle stesse aree».

Le città e la crisi climatica – Oltre la forestazione urbana: operare più in profondità sull’intero ecosistema suolo

Sono una marea i progetti di forestazione urbana che spuntano in diverse città d’Italia. Si sente spesso dichiarare la necessità di portare il bosco, la foresta, la natura sui tetti dei palazzi e ai margini delle strade. Intanto, però, le conseguenze distruttive di esondazioni, piogge e alluvioni ci fanno comprendere quanto una rinaturalizzazione atomizzata del tessuto urbano non possa sul lungo termine resistere alla forza della crisi climatica. «La nostra idea di rinaturalizzazione urbana si condensa nell’ascolto, nell’adattarsi agli spazi che la natura già crea autonomamente. Ci interessa capire come i processi naturali già presenti nei contesti cittadini possano essere potenziati e intensificati. Uno dei punti per noi focali è lavorare non soltanto alla piantumazione di alberi in città, ma andare a studiare e operare più in profondità sull’intero ecosistema-suolo, che molto spesso è qualcosa di grandemente sottovalutato nei progetti di naturalizzazione urbana». Gli alberi di Milano cadono perché vengono piantati individualmente, a troppa distanza l’uno dall’altro e con troppo poco spazio per la crescita delle radici. Questo tipo di naturalizzazione individualizzante lascia «un suolo molto povero, poco in grado di sostenere quello che gli viene piantato sopra».  

La terra preta, il primo compost conosciuto all’umanità – il progetto dà importanza al suolo 

«Rinaturalizzare spesso si associa alla sola idea di annettere e preservare biodiversità nei contesti urbani. Mentre, a noi di Terrapreta piace parlare di ecosistema, che significa tenere conto di tutti gli elementi che compongono l’insieme dei processi autonomi della natura: suolo, alberi, microrganismi,  flora e fauna». Un ecosistema non è individualista, non si riferisce alla preservazione del singolo albero, edificio, quartiere. Di solito, quelli con più rilevanza paesaggistica o storica. Anzi, lavorare sull’ecosistema fa riferimento al dovere di mantenere insieme l’insieme per poter far sopravvivere il singolo. Una salvaguardia meno storicistica e più rizomatica dei beni paesaggistici e culturali è un obiettivo per le città italiane. 

«Il nome stesso Terrapreta prepara il terreno per questo interesse. La terra preta è, infatti, il primo compost conosciuto all’umanità, sviluppato nella foresta amazzonica».  La cosiddetta “terra nera” da cui il collettivo prende il nome è, in sostanza, un primo caso di soluzione basata sulla natura (Nature Based Solution) che va a contrastare la povertà di nutrienti del suolo amazzonico. «Crediamo fortemente nella trasferibilità e nella condivisione delle conoscenze. Speriamo, pertanto, che la Goccia – come anche i nostri progetti futuri – possa fungere da blue print, una sorta di template trasferibile. L’obiettivo ultimo è quello di costruire e sperimentare un metodo di riprogettazione urbana che possa essere replicato non tanto uno a uno in senso omologante, ma a livello processuale. Far sì che anche altri gruppi e altre persone possano, da una parte, prendere, dall’altra, migliorare la nostra ricerca è l’aspetto che forse ci coinvolge maggiormente».

Terrapreta nasce a Milano nel 2022 

Terrapreta è un’organizzazione fondata a Milano nel 2022, per promuovere processi culturali e stimolare le comunità a salvaguardare e risanare gli ecosistemi urbani. 

Alessia Baranello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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