Cave di marmo di Carrara, Alpi Apuane
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Il marmo di Carrara: continuano gli investimenti, ma anche le proteste e le contestazioni

Il valore della produzione delle oltre 100 cave in attività nella provincia di Massa Carrara sfiora i 200 milioni, mentre continuano le proteste dei No Cav per la salvaguardia delle alpi Apuane

Presentata a Pietrasanta Rc2, società di progetti legati al marmo – Carlos Slim e Gualtiero Vanelli

Da poco riconosciuto come uno dei beni identitari del patrimonio italiano, il marmo di Carrara sembra non conoscere crisi. L’ultimo a investire su questa pietra naturale è stato Carlos Slim, magnate messicano delle telecomunicazioni, il nono uomo più ricco del mondo per Forbes, che ha fondato, assieme all’imprenditore Gualtiero Vanelli, la Rc2, una nuova società che si occuperà di progetti legati proprio al marmo. La società è stata presentata a Pietrasanta lo scorso giugno, con Slim che possiede il 40% delle azioni.

Oltre 3.200 aziende e circa 34.000 addetti animano il settore del marmo in Italia, primo produttore europeo (il primo produttore al mondo è la Cina). Il primo distretto comprende La Spezia, Massa Carrara e Lucca, con un bacino estrattivo che genera un valore di produzione di 540 milioni di euro. La produzione mondiale lorda di questa pietra, che riserva tre quarti della sua produzione all’edilizia, ha superato negli ultimi anni i 22 miliardi di dollari di fatturato e i 300 milioni di tonnellate. Al netto degli scarti di cava e di lavorazione, il totale si è attestato intorno ai 90 milioni di tonnellate, continuando il trend di crescita positivo che prosegue da oltre un decennio. La quantità di prodotti realizzati sul mercato è più che triplicata negli ultimi vent’anni ed è segmentata per tipologia, applicazione, tipo di costruzione e regione, ampliando la gamma di colori e sfumature offerte e adattandosi alle esigenze. 

L’industria del marmo a Carrara

Il valore della produzione delle oltre cento cave in attività nella provincia di Massa Carrara sfiora i 200 milioni, mentre quello delle aziende specializzate nella lavorazione delle pietre arriva a 800 milioni. Il fatturato aggregato del settore si avvicina quindi a 1 miliardo di euro. Le aziende attive sono oltre 1.200 e gli addetti cinquemila, più tremila nell’indotto. L’impatto complessivo prodotto sul territorio da questa industria, secondo il Bilancio di sostenibilità sul settore lapideo promosso da Confindustria Livorno-Massa Carrara, supera i 500 milioni di euro. 

Marmo italiano alla conquista dei mercati esteri

Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest e dall’Istituto Studi e Ricerche-ISR su base Istat, nel 2022, infatti, le vendite all’estero di materiali lapidei hanno rappresentato – considerando sia i grezzi che i lavorati – circa un quarto dell’export complessivo della provincia di Massa-Carrara, raggiungendo il valore di 618,3 milioni di euro (+12,2% rispetto ai 551 mln del 2021).

Primo mercato di destinazione sono gli Stati Uniti, che hanno raccolto quasi la metà delle esportazioni apuane di marmi e graniti lavorati, con un aumento del +25,1%. In ripresa anche i mercati del Medio Oriente, nello specifico Arabia Saudita (+50,4%) ed Emirati Arabi Uniti (+13,1%).

La metà delle esportazioni dei materiali lapidei grezzi, circa 100 mln, ha avuto invece come destinazione il mercato cinese, che ha però registrato un calo rispetto al 2021, compensato dall’incremento delle vendite verso India (+113,3%), Egitto (+66,1%), Marocco (+40,5%) e Germania (+63,3%).

Carrara, città creativa di artigiani e artisti – il marmo e il suo indotto

Il marmo di Carrara prende il suo nome dalla città che ospita le cave. Situata tra il mare e i monti, ai piedi delle Alpi Apuane, Carrara nel 2017 è stata eletta Città Creativa Unesco nella categoria dell’artigianato. 

Carrara è legata all’estrazione del marmo fin dalle sue origini. Lo dimostra anche il suo emblema, costituito da una ruota che recita il motto Fortitudo mea in rota («La mia forza è nella ruota»). Questo stemma parlante fa riferimento sì al nome della città, ma anche alle ruote dei carri che trasportavano i marmi.

Qui oltre il 30% della popolazione è costituita da artisti provenienti da tutto il mondo – una comunità che conta più di 200 studi e più di 400 fra scultori, pittori, artigiani, designer, fotografi, ceramisti, mosaicisti e creativi di fama nazionale e internazionale.

Il marmo a Carrara: la decima edizione di Carrara Studi Aperti

Lo scorso giugno a Carrara 50 atelier e 100 artisti hanno aperto le loro porte al pubblico in occasione di Carrara Studi Aperti. Tra gli altri, Corrado Marchese e Oliviero Bertolaso hanno lo studio tra le cave con vista mare, dove scolpiscono a mano opere classiche e produce vino. E ancora, Boutros Romhein, scultore siriano naturalizzato italiano, arrivato qui negli anni ‘80, dove ha creato il suo laboratorio e la sua scuola vicino alle cave, ridando vita a un borgo abbandonato e disabitato.

Le caratteristiche del marmo più pregiato al mondo

Il marmo di Carrara è bianco e lucente: ciò è dovuto alla purezza della sua composizione. Il marmo di Carrara comprende diversi tipi di marmo, ognuno con le sue peculiarità: Statuario, Bianco di Carrata, Calacatta, Venato, Arabescato, Cipollino, Bardiglio.

L’impiego è vasto: si spazia dall’edilizia all’arte sacra, dall’arredo all’arte funeraria. Il marmo Statuario, bianco con venature grigie, è la tipologia più rara: rappresenta solo il 5% dei marmi estratti dalle Alpi Apuane. Il suo nome si riferisce al fatto che è particolarmente adatto alla realizzazione di sculture. Non a caso Michelangelo si serviva proprio di questo tipo di marmo per scolpire le sue famose statue.

Perché il marmo di Carrara è così resistente e duraturo?

La bassa porosità e la sua struttura cristallina rendono il Marmo di Carrara resistente all’usura, alle intemperie e alle escursioni di temperatura. Molti edifici storici, come il Taj Mahal in India e il Duomo di Siena in Italia, sono costruiti con il marmo di Carrara e hanno mantenuto la loro bellezza intatta nel corso dei secoli grazie alle sue qualità.

Le proteste e le lotte degli ambientalisti a tutela delle Alpi Apuane

La maggior parte delle cave presenti nel distretto di Carrara (il 70%) sono a cielo aperto, ovvero cave con la classica forma a gradoni, dove ogni gradone è utilizzato come piano di lavoro a sé stante. Nel corso dei secoli le tecniche di estrazione e di trasporto del marmo sono cambiate diventando sempre più veloci ed efficienti, fino ad arrivare, negli anni Settanta del secolo scorso, alla tecnica del filo diamantato, che permette di tagliare pezzi di montagna in soli tre-quattro giorni.

Dal 2016 è nato il Distretto tecnologico del marmo e delle pietre ornamentali, che comprende 135 aziende, cinque centri di competenza, quattro istituti di ricerca e sette infrastrutture di ricerca industriale e trasferimento tecnologico.

Le proteste e il movimento dei No Cav per la salvaguardia delle Alpi Apuane

Con l’industrializzazione massiccia dell’attività estrattiva sono aumentati i rischi ambientali, i livelli di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere e l’impatto sull’ambiente circostante, scatenando le critiche e le proteste dei movimenti ambientalisti, fino alla creazione di un vero e proprio movimento: i No Cav.

Nel corso degli anni, gli attivisti con diversi mezzi – manifestazioni, flash mob, appelli, petizioni, cause e blocchi stradali, azioni dimostrative – sono riusciti a sviluppare nella società civile una certa sensibilità sul tema della salvaguardia delle Alpi Apuane.

Uno dei punti contestati dagli ambientalisti riguarda la deroga della Regione Toscana al Codice dei beni culturali e del paesaggio che tutela “le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole, i ghiacciai e i circhi glaciali, i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi” grazie alla quale è permessa l’escavazione anche oltre i 1.200 m s.l.m. e nelle aree del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane. Nel 2020 il partito Europa Verde, che si prefigge la chiusura delle cave presenti nel parco e l’abrogazione delle deroghe regionali, ha sollevato la questione nelle sedi istituzionali e ha proposto un referendum abrogativo riguardante tali norme regionali.

Nell’agosto 2021, il Consiglio di Stato di Lucca ha però respinto un ricorso di diversi gruppi ambientalisti, dichiarando infondate le loro richieste. I legali di Henraux S.p.A., una delle aziende interessate, hanno dichiarato: «Si tratta di una sentenza storica che ristabilisce in modo assoluto il fondamentale e indiscutibile valore economico delle cave di marmo per la nostra popolazione locale […] e dichiara in modo chiaro e preciso come le cave di marmo non siano associate ad alcun danno ambientale».

Marmo di Carrara: una storia millenaria

La storia del marmo di Carrara è millenaria ed è intrinsecamente legata al territorio in cui si trovano le cave di questo prezioso marmo e alla storia dell’Italia intera. Questo tipo di marmo è stato utilizzato fin dall’antichità. I documenti storici attestano che già durante l’età del ferro la popolazione dei Liguri di Ameglia ne faceva uso, ma l’attività estrattiva divenne costante solo a partire dall’epoca romana, raggiungendo il suo apice sotto Giulio Cesare (48-44 a.C.). Durante quel periodo, la grande quantità di marmo estratta servì per la costruzione delle maggiori costruzioni pubbliche dell’Impero Romano e di numerose dimore patrizie.L’esportazione avveniva attraverso il porto Luni: per questo motivo in archeologia il marmo di Carrara viene chiamato anche marmo lunense. 

In seguito alle invasioni barbariche, la lavorazione del marmo subì un declino

Tra i capolavori realizzati con questo marmo pregiatissimo rientrano la Pietà vaticana (1499-1500), il David (1430-1440) di Donatello e il David (1501-1504) di Michelangelo. Per scolpire questa statua, l’artista utilizzò un unico blocco di marmo di Carrara. C’è anche il gruppo scultoreo di Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini, scolpito tra il 1622 e il 1625, e Perseo con la testa di Medusa (1545-1554) di Benvenuto Cellini, oggi collocato in piazza della Signoria, a Firenze.

Con l’avvento del cristianesimo e soprattutto durante il Rinascimento, l’utilizzo di questo marmo tornò in auge per l’edificazione di edifici religiosi e civili, per il loro arredo interno, e soprattutto per la creazione di opere d’arte, che ancora oggi incantano i visitatori di tutto il mondo. 

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo avvenne la cosiddetta ‘industrializzazione dell’attività estrattiva’, che ha portato a un aumento considerevole del numero di cave, che iniziarono a concentrarsi nelle mani di pochi grandi concessionari. Anche il regime fascista fece ampio uso del marmo di Carrara in un’ottica propagandistica e di richiamo all’antichità romana.

È a partire dal secondo Dopoguerra che però l’attività estrattiva inizia a crescere a ritmi vertiginosi, tanto che nel 2021 la rivista Focus ha affermato che «negli ultimi 20 anni, qui si è scavato più che in duemila anni di storia». All’aumento dei ritmi di estrazione non è corrisposta però una crescita del numero degli occupati nelle cave, che è passato dai 16 mila degli anni ’50 ai circa mille di oggi.

Marmo di Carrara

Il marmo di Carrara è estratto dalle cave delle Alpi Apuane, nel territorio del comune di Carrara, in Toscana, da cui prende il nome. Queste cave erano probabilmente già utilizzate durante l’età del ferro dai Liguri di Ameglia, ma l’attività estrattiva si intensificò a partire dall’epoca romana, raggiungendo il suo maggiore sviluppo sotto Giulio Cesare (48-44 a.C.). Con questo marmo sono state realizzate alcune delle più importanti opere architettoniche e scultoree del mondo, come l’Arco di Tito a Roma, il Duomo di Pisa, il David e la Pietà vaticana di Michelangelo. Ancora oggi il marmo di Carrara continua a essere impiegato nelle decorazioni degli ambienti degli edifici contemporanei e a incantare tutto il mondo per le sue qualità eccezionali, arrivando anche a conquistare i mercati esteri, Stati Uniti e Medio Oriente in particolare.

Alessandro Mancini

Carrara vista dalle cave, foto di Bebpop communication 2021
Carrara vista dalle cave, foto di Bebpop communication 2021

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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