TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Remembering Songs, la Colombia in 300 scatti: Jim C. Nedd

Umanità, feste e persone: restituire suoni e odori con le immagini. Il lavoro del fotografo di Valledupar Jim C. Nedd: la Colombia fuori dai luoghi comuni

Lampoon intervista Jim C. Nedd: immagini dalla Colombia del nord nel libro Remembering Songs edito da PAN

Un fotografo, il suo caleidoscopico Paese di nascita – la Colombia – e sei anni di viaggi avanti e indietro dal Paese dove si è trasferito da bambino, l’Italia. Ne escono oltre 300 immagini, poi racchiuse in un libro: Remembering Songs di Jim C. Nedd, edito da PAN. Abbandoniamo la retorica prevalente in Occidente sul racconto della Colombia, lasciamo i luoghi delle rotte turistiche. Qui siamo a Nord, «nella zona caraibica della Colombia, quindi quella della costa atlantica» e vediamo «non solo i territori costieri ma anche l’entroterra».

La camera di Nedd, originario di Valledupar, prova a restituirne diverse sfumature, a partire da quelle umane: «In parte documenta rituali locali. Il Carnevale, il Festival Vallenato, compleanni, celebrazioni cattoliche». La memoria personale si intreccia così a mitologie tradizionali, alternando ritratti intimi ad ambienti conviviali e paesaggi, fondendo realismo magico e approccio documentaristico. 

La Colombia fuori dai luoghi comuni e dai pregiudizi nelle immagini di Jim C. Nedd

Non c’è spazio per i luoghi comuni. Niente narcos, gang e cocaina. «I pregiudizi non mi interessano perché fanno parte di un retaggio coloniale. La criminalità nel mio lavoro non c’è e non voleva esserci. Non l’ho cercata. E posso dire? Se ci pensiamo tutti gli Stati sono criminali. I colombiani hanno paura della mafia quando vengono in Italia».

Il volume affonda le radici nella casa in cui Nedd è cresciuto in Colombia, prima di spostarsi in Italia, dove oggi lavora principalmente come fotografo commerciale. «Il libro viene un po’ da un’ossessione infantile. Ho fisso nella memoria un baule di fotografie che avevo in casa. Era il mio album familiare, che si interrompe nel 2001, quando mi trasferisco in Italia. Lo rivedo solo otto anni dopo: nel frattempo lo avevo idealizzato, era diventato l’archetipo della memoria», spiega Nedd. Poi si separa di nuovo dal baule. 

Nel mentre diventa un fotografo: «Passano altri anni in cui lo aveva idealizzato ancora di più e mi rendo conto che il modo in cui io mi approcciavo ai Caraibi era esattamente come quel materiale. Il libro è una continuazione di quell’album». Familiare, in un certo senso, è anche un tratto caratteristico del modo di fotografare di Nedd. «Quando sono in Colombia ho spesso la macchina con me. Tutto nasce da una dimensione familiare o tra amici, raramente fotografo sconosciuti. Ci sono anche loro, ma in minor parte».

Remembering Songs, il libro fotografico di Jim C. Nedd con un testo introduttivo di Beatriz E. Balanta

Remembering Songs parte con un testo scritto: Untitled, No.3, introduzione della scrittrice e ricercatrice Beatriz E. Balanta, che alla cultura latino-americana ha dedicato una carriera. Scrive: «Le fotografie di Jim ricordano lo stile del documentario. La sua macchina (ri)produce l’ideale quotidiano e registra minuziosamente una serie di sensazioni». Fa l’esempio della «viscida umidità del sudore quando si aggrappa al retro dell’orecchio o della fronte». Se ne possono fare molti altri: l’odore del fumo di una sigaretta che brucia mentre sale la temperatura esterna, l’acqua dei fiumi che rinfresca, il calore di corpi che ballano insieme. 

Jim C. Nedd riflette sul ruolo e sul valore delle immagini. Le definisce «media complicati» perché di per sé «non trasmettono odori o sapori» ma possono solo essere guardate. Torna sul concetto della memoria. «Il nostro compito è quello di far tornare la memoria. L’immagine è letteratura visiva, soprattutto quando racconta momenti vissuti. Deve creare empatia. A tutti è successo di essere innamorati, tutti abbiamo desiderato dell’acqua quando avevamo sete. Come ricreo queste sensazioni? Le immagini possono sfiorare sfere emotive e sensoriali senza per forza rompere la membrana del ricordo che si portano dietro. Ti accompagnano».

Una fotografia che intercetta il calore umano, il senso di appartenenza alla comunità 

Da qui, la scelta di proporre centinaia e centinaia di fotografie. «Nella prima bozza del libro erano entrate solo le immagini considerate migliori secondo i canoni occidentali. Era bello, ma molto distante sentimentalmente. Un po’ tipo Martin Parr. Non c’era il senso di appartenenza alla comunità che va a ritrarre. Io invece volevo restituire tutto: odori, suoni, temperature corporee». Nedd va così a ricostruire una sorta di «mappa immaginaria» del suo angolo di Colombia, mettendo insieme i diversi pezzettini che ne compongono il carattere. Dietro alla sua macchina i soggetti e gli ambienti – urbani, rurali, desertici, fluviali e montani – si scambiano fino a raggiungere un risultato organico: i soggetti hanno la stessa monumentalità che può avere il paesaggio, «le folle diventano landscape».

La musica e i suoni nella poetica di Jim C. Nedd e in Remembering Songs

Non fosse altro che per il titolo del libro, un discorso a parte lo meritano i suoni. Viene subito in mente la musicalità che emerge dalle foto dei festival o dei compleanni che ritroviamo nel volume. Dietro la scelta di chiamarlo Remembering Songs c’è di più. Intanto il titolo prende ispirazione da una citazione di un’artista che Nedd – che è anche musicista – sente vicino, il sassofonista e clarinista di New Orleans Sidney Bechet, scomparso nel 1959. «È uno dei pochi artisti della città che ha scritto una biografia (Treat me Gentle, ndr). Nell’ultimo capitolo c’è una frase incredibile che mi ha fatto sentire un collegamento diretto con lui. Non mi riferisco alla schiavitù, pur essendo afrodiscendente – Bechet era discendente di persone schiavizzate –  ma a un passaggio in cui descrive un luogo fisico-immaginario. Lo fa tramite termini musicali, quasi fosse fatto di suoni: fin quando ci sarà la canzone suonata esisterà anche un posto dove suonare. È curioso, perché implica che ci sia una memoria sonora e che le canzoni di una comunità vengano trapassate da persona a persona»

C’è un’altra questione, che ha a che fare con il Dna della musica dell’America Latina. «I generi neolatini hanno tutti in comune una emotività, un po’ come non si può descrivere la parola ‘saudade’. La musica popolare non è solo musica, è anche letteratura popolare. È un dispositivo di interscambio emotivo e di informazioni. Fino a poco tempo fa non tutti avevano accesso agli studi: l’informazione come la intendiamo noi è un potere, riservato a pochi. Invece la musica popolare è informazione per tutti. Nella mia esperienza diasporica, la musica caraibica – salsa, merengue, bolero, bachata – è diventata lo strumento che ha mantenuto una sezione di informazioni sempre attiva. Parla di storie comprensibili, storie di tutti i giorni vissute dalle persone, come fa il neomelodico». La musica neolatina, continua Nedd, è una realtà corale e multidimensionale, creata dall’unione di un gran numero di ritmi e strumenti diversi. Questo fa sì che, «avendo molti punti di vista», riesca a ricostruire le «emozioni». In modo simile a quello che si è proposto Remembering Songs

Il realismo magico dell’America Latina nel lavoro di Jim C. Nedd

Il volume di Nedd si inserisce, andando a evocarlo, nel tradizionale filone del realismo magico tipico dell’arte dell’America Latina. È un aspetto che lui conosce bene e che si porta dentro da tempo, evoluzione della produzione artistica della sua infanzia. «Con il mio maestro dipingevo dipinti a olio, avevo sette-otto anni. Lui addirittura mi spronava verso tinte quasi surrealistiche, cose molto astratte. Ma del realismo magico ho sempre avuto coscienza. Faccio un esempio: nel libro c’è uno scatto con una ragazza che ha la schiena sporca di maizena, parte del rituale di Carnevale. Quando l’ho ritratta mi è subito venuto in mente un racconto di Gabriel García Márquez, Un señor muy viejo con unas alas enormes. Parla di un angelo caduto sulla terra, è una storia straziante. Io mi sono sempre chiesto: che suono farebbe un uomo che cade dal cielo?».

Quello di Nedd è anche un linguaggio plasmato da quello che non c’è. In questo senso: «Parte centrale e guida del mio lavoro è fotografare l’assenza: spesso succede di creare un prodotto e di contestualizzarlo in un secondo momento. Poi mi sono accorto che si riesce a valorizzare la propria presenza in un posto solo quando non ci si è fisicamente. Parlando con Carlos Maria Romero del concetto di latinidad, entrambi eravamo d’accordo che è solo quando sei da un’altra parte che lo inizia a sentirlo davvero».

La fotografia e lo spazio pubblico

Il libro va a diventare anche una sintesi del vocabolario fotografico di Nedd. Anche qui, racconta, l’intuizione è arrivata da una contaminazione esterna. «Me ne sono reso conto leggendo un saggio di Jace Clayton, Dj Raptur, sulla bass music. Spiega che il basso serve per attraversare i muri, invadere lo spazio pubblico. Ecco: io fin da piccolo ho voluto occupare lo spazio pubblico con la fotografia. Ho scelto di studiare in una scuola sperimentale di grafica pubblicitaria a Brescia. Ero ossessionato da storia dell’arte, storia della pubblicità, fotografia. Ricordo che una mia compagna mi chiese cosa avrei voluto fare da grande. Avevo 15 anni, sapevo esattamente che volevo lavorare con le immagini pubblicitarie. Mi sembravano parte dello stesso landscape urbano. E applico le regole commerciali anche ad altri tipi di fotografia. Se si guardano bene le immagini del libro si potrebbe facilmente aggiungere il logo di un brand, più a livello di griglie di dimensione che di estetica. Tranne in due casi, è tutto molto ravvicinato, tutto molto a fuoco: ci sono gioielli luminosi, occhiali, un cappello per terra».

Jim C. Nedd

Jim C. Nedd, 1991, è un fotografo e musicista colombiano-italiano, nato a Valledupar e cresciuto tra la Colombia e il Nord Italia. Remembering Songs è la sua prima monografia, pubblicata da PAN.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X

L’ossessione per Prada: quanto durerà ancora?

L’industria della moda rimane ossessionata da Prada: l’identità della borghesia, l’ironia ruvida di una signora che cammina a passi svelti, l’orgoglio di una donna che identifica Milano e i milanesi