Cerca
Close this search box.
  • EDITORIAL TEAM
    STOCKLIST
    NEWSLETTER

    FAQ
    Q&A
    LAVORA CON NOI

    CONTATTI
    INFORMAZIONI LEGALI – PRIVACY POLICY 

    lampoon magazine dot com

La carta prodotta da Fabscarte Lampoon
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Lo stato dell’arte della carta da parati italiana: substrato non tessuto e uso del colore

Oggi le carte da parati sono lavabili, durature, facili da rimuovere e le possibilità di substrati e superfici sono infinite, dagli effetti metallici al sughero

La prima carta da parati è stata utilizzata in Cina nel 200 a.C.

La carta da parati era in origine prodotta in sezioni rettangolari. Intorno al 1620 fu introdotto in Europa un metodo per imitare il velluto tagliato: le carte realizzate in questo modo divennero note come flock, e il metodo consisteva nello scuotere la seta o la pila di legno su un disegno che era stato incollato o verniciato. La domanda crebbe rapidamente in Europa e la produzione di carta da parati divenne un commercio riconosciuto.

Gli europei e i francesi in particolari ebbero un profondo impatto sulla storia della carta da parati e sui processi utilizzati oggi: nel 1599 fu istituita in Francia una corporazione di pittori e cartai nota come Dominotiers, i quali introdussero il processo di stampa dei disegni su blocchi di legno che venivano dipinti e pressati sulla carta. Nel 1675, un incisore francese di nome Jean-Michel Papillon realizzò i primi disegni ripetuti che combaciavano su entrambi i lati. Non solo si ripetevano, ma erano anche continui da un foglio all’altro.

Carta da parati in stampa digitale

Con l’introduzione del substrato non tessuto, oltre un decennio fa, e le possibilità della stampa digitale, il mondo della carta da parati ha vissuto una rivoluzione. Oggi le carte da parati sono lavabili, durature, facili da rimuovere e le possibilità di substrati e superfici sono infinite, dagli effetti metallici al sughero.

Colony, fondata nel 1976 a Roma da Sandro Roscioli

In Italia sono sempre di più i marchi e gli atelier che si distinguono per la produzione di carta da parati che unisce l’artigianalità e la manualità italiana insieme alla lunga tradizione classica e artistica della storia dell’arte del nostro territorio. Colony, fondata nel 1976 a Roma da Sandro Roscioli, è conosciuta in tutto il mondo per la ricercatezza dei filati e l’eleganza dei tessuti: dopo un’attenta ricerca sui materiali, il centro stile interno, partendo da acquerelli dipinti a mano, trasforma i pattern in tessuti per arredamento e carte da parati. Ogni carta da parata viene prima realizzata in versione tessile e poi scansionata digitalmente per essere tradotto su carta vinilica e ignifuga, donando alla carta un effetto unico di tridimensionalità. 

Aquatic Creatures di Riccardo Capuzzo

Aquatic Creatures, il progetto di interior design di Riccardo Capuzzo, crea carte da parati ispirate all’oceano che trovano spazio sulle pareti di casa in una sorprendente raccolta di wallpaper caratterizzati da elementi surrealisti e neobarocchi. La carta da parati Spaghetti Wall invece è prodotta just in time: ogni grafica viene adattata con precisione sartoriale alle dimensioni delle pareti in modo da ottenere un risultato preciso al millimetro. 

A Milano, Fabscarte dal 2012

Dall’unione dell’esperienza pluridecennale dei fondatori Luigi Scarabelli ed Emilio Brazzolotto nell’arte pittorica classica con le più innovative tecniche di decorazione murale ha avuto inizio una storia d’eccellenza che dall’Italia ha raggiunto tutto il mondo. «Siamo nati come decoratori murali: sono più di quarant’anni che facciamo questo mestiere. Circa dieci anni fa, in un momento di evoluzione creativa, abbiamo deciso di sperimentare con un nuovo progetto da cui è nata Fabscarte. Per un anno intero abbiamo dato libero sfogo alla creatività, a una lunga ricerca sui colori, allo spazio per l’ispirazione. Veniamo dalla decorazione classica, definita anche formale, in cui c’è una forma visibile e riconoscibile: non volevamo ripercorrere quella strada, per cui all’inizio abbiamo voluto destrutturare l’immagine ispirativa, con molta fatica.  Non riuscivamo infatti a osare».

«Non c’è miglior ispirazione nella natura. C’è un solo un decoratore in grado di dipingere certe farfalle, determinati accostamenti di colori, uccelli e paesaggi in qualsiasi stagione e in qualsiasi momento. Da questo anno di sperimentazione abbiamo poi cominciato a selezionare quelle che ci sembravano le carte da parati meglio riuscite, ma abbiamo comunque un intero cassetto di ispirazioni da cui poter attingere per poter cambiare e migliorare»

«Da lì, poi, è nata anche l’idea di non dipingere su carta ma di creare una materia sotto per far sì che la materia stessa, in armonia con i colori usati in velatura, creasse un certo tipo di profondità. Anche nella pittura classica è possibile imitare la materia dipingendola, oppure crearla grazie a un fondo ruvido che è già la materia che verrà penetrata dal colore fino a scatenare un certo tipo di reazione».

Fabscarte: lo studio della materia

«Quello che oggi si è perso è la capacità dell’uso del colore. Si tratta di un processo di evoluzione. Ho scritto una tesi sull’alienazione nel nostro mestiere, e ne riporto un esempio: quando quarant’anni fa non si parlava nemmeno di decoratori, chi faceva l’imbianchino aveva un proprio pennello, si faceva il colore, lavava la parete, la stuccava; aveva un rapporto fra lui e i propri attrezzi e il risultato finale di vicinanza. Per guadagnare 200€ doveva fare venti metri al giorno. Un giorno è arrivato qualcuno che gli ha proposto un di utilizzare un rullo e di fare 200 metri anziché venti. Inizialmente uno pensa: “Geniale, no? Guadagno di più e lavoro di meno”. E a quel punto perché stare lì a fare i colori? Esistono i pantoni, fai scegliere il cliente. Il risultato? Sono passati quarant’anni, quei primi tempi hai avuto un guadagno mentre ora guadagnare 200€ devi fare 400 metri perché il prezzo è sceso, perché è diventato industriale. Lui, lontano due metri dal muro, non sa più fare nessun colore e quindi diventa una macchina».

«Oggi i nostri clienti sono principalmente architetti che conoscono la materia. Sono venuti a visitarci professionisti, l’Atelier è un posto che si trova qui da quasi trent’anni, e si vede. Ci siamo chiesti perché: abbiamo fatto una ricerca, e crediamo che il motivo sia legato al fatto che perché sono un popolo tendenzialmente più giovane che, non avendo una storia classica, è più capace di percepire le cose contemporanee».

Fabscarte: le collaborazioni internazionali

«Abbiamo una ventina di carte: abbiamo scelto di non fare delle collezioni annuali perché per realizzare ogni carta è necessario uno studio approfondito che può durare dai tre ai quattro mesi. Facciamo però delle collaborazioni con artisti che riteniamo in sintonia con il nostro mondo. Abbiamo lavorato con Francesco Simeti, artista italiano che vive e lavora a New York, ma anche con Martyn Thompson, artista multidisciplinare che abbraccia un’estetica definita dal tocco della mano, Francesco Maruta e poi Studio Blanco, a Reggio Emilia, che ha concepito la carta Mostro Nostro 1, prima di una serie artwork parte di una ricerca che dura da cinque anni. Partendo da texture, incisioni o sfondi marmorizzati, si procede attraverso un processo di acquisizione, trascinamento, riapplicazione e trattamento digitale per cercare un equilibrio tra passato e presente, giocando con la reinterpretazione del concetto di incisione»

Due sono state le carte in collaborazione con Martyn Thompson

Midnight Moon Dust , ispirata alla superficie lunare, dove uno strato invecchiato con lacerazioni, terra indaco e velature di caffè ricoprono la base e la tridimensionalità è data dalla polvere di rame che mette in risalto le zone di spessore. In Rose Scented Mirage invece le tecniche di acquerello danno al fondo un effetto marmorizzato. 

«Inseriamo i risultati di queste collaborazioni direttamente nel nostro catalogo. Due anni fa per gioco abbiamo partecipato al concorso di StarHotel e abbiamo vinto il primo premio grazie alla lampada in collaborazione con Francesco Maruta». La lampada parete, in cui la carta da parati viene retroilluminata per creare giochi di luce e ombre, è stata decretata come opera vincitrice del premio La Grande Bellezza nel 2021 di cui StarHotel è stato promotore insieme a Fondazione Cologni e Associazione OMA. 

«Attualmente stiamo lavorando per presentare un’altra carta che abbiamo creato in collaborazione con Maria Nielsen, designer, e che presenteremo qui, in laboratorio: il nostro è uno spazio che si presta molto alle presentazioni, fatto di persone che si sentono emotivamente parte di ogni progetto grazie a una visione comune».

Fabscarte: Progetti su commissione 

«Risulta difficile scegliere un progetto a cui si è più affezionati, o che si può ritenere più particolare rispetto ad altri. Diciamo che i nostri progetti sono quasi tutti particolari, perché ogni carta è fatta a mano. Offriamo la possibilità al committente, su una base di una serie di carte originali, di fare delle personalizzazioni. I fondi possono essere completamenti diversi, così come i colori e gli accostamenti. Questi progetti sono come dei figli per me, è impossibile dire quale sia il mio preferito: ultimamente però hanno chiesto una delle nostre carte per il teatro Arcimboldi, che abbiamo utilizzato per dare una nuova vita a uno spazio di cui volevamo cambiare la percezione».

«Siamo tutti sensibili a modo nostro e ci percepiamo come entità sensibili. La sensibilità è quella capacità che ci permette di sentire prima di esporsi. Attraverso questa attitudine che dovrebbe essere essenziale nell’essere umano, diventa fondamentale diventare qualcosa di più grazie all’incontro con l’altro, completare il proprio operato o completarsi».

Francesca Fontanesi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X