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VERO STORE, Creative Direction Simple Flair, Ph Michela Locci
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Il futuro del design secondo Riccardo Crenna e Simona Flacco di Simple Flair

Un punto sullo stato dell’arte del design emergente italiano tra fermenti creativi, il crescente senso di appartenenza alle community e l’avvento dell’AI

I punti di forza della Design Week 2023: ne parlano Riccardo Crenna e Simona Flacco

Laboratorio Futuro: questo era il tema per Fuorisalone 2023. Un’occasione per designer, brand, aziende, e istituzioni di tutto il mondo per cercare soluzioni alla crisi della contemporaneità attraverso la lente del design. Surriscaldamento climatico, esaurimento delle risorse, distruzione della biodiversità, ma anche tensioni sociali e perdita del senso di appartenenza alle comunità. Problematiche globali che in piccola scala si possono riscontrare anche nella città di Milano: sempre più cementificata, economicamente inaccessibile e lacerata da discrepanze sociali. L’ultima Design Week – oltre 300.000 visitatori provenienti da 181 paesi, 953 eventi e €223 milioni di indotto generato – sembra aver messo in ombra, almeno per sette giorni, le lacune del capoluogo lombardo.

«Ci troviamo in una fase di genesi di nuove leve creative con un approccio inclusivo e collaborativo. Piccole realtà indipendenti che riescono a fare sistema». In questo contesto collaborativo che ha visto la luce Convey, l’ultimo progetto di Simple Flair in collaborazione con Very Simple Kitchen. «Convey è nato come un acceleratore di brand emergenti che hanno limiti a livello comunicativo, di vision o di business, ma che desiderano fare sistema tra loro e con i player di riferimento del settore in modo strategico».

Simple Flair: ripensare Milano attraverso il design e la creatività?

Affermazioni di questo tipo possono risultare stridenti alla luce delle ultime proteste nate dalla frustrazione di studenti e giovani lavoratori che, arrivati a Milano, si sono scontrati con un’amministrazione sempre più incapace di comprenderne i bisogni. Solo quattro fa Milano capeggiava la classifica delle città italiane per qualità della vita e si aggiudicava il Wallpaper Design Award in quanto migliore polo metropolitano per arte, design e architettura. Da qui che le istituzioni dovrebbero ripartire per tentare di rimettere la città e i cittadini al centro del discorso sociale e culturale, anche attraverso sforzi sinergici con attori privati. I progetti di riqualificazione che hanno visto interi quartieri tornare a nuova vita sono segnali di cambiamento positivo. Dal neonato Milano Design District – ex Durini Design District –, che punta a ridare nuovo impulso culturale al centro città attraverso la tradizione progettuale milanese e l’heritage aziendale dei suoi associati, alla riqualificazione di quartieri periferici come Lambrate, Isola e Farini. 

Proprio durante la Design Week, in un formato gratuito, accessibile e sempre più democratico, queste aree metropolitane riescono a mettere a sistema innovazione e tradizione, facendone riscoprire il fascino architettonico e culturale a locali e non. Il quartiere Farini ha visto proprio negli ultimi anni una concentrazione di interessi e investimenti da parte di importanti attori dei settori creativi. Uno fra tutti Nilufar Gallery con l’apertura di Depot nel 2015 e, di più recente inaugurazione, Scalo Farini e Basic Village che dal 17 al 23 aprile ha ospitato proprio Convey, facendo da teatro alla nascita di nuovi rapporti commerciali e relazioni tra i membri delle community dei brand presentati, tra cui Bloc Studios, Stamuli AB, RedDUO, Sunnei e tanti altri.

Il design deve tornare a dialogare con le comunità – il caso di Vero International

Città della moda o città del design? Milano vive ormai da anni questa tensione, ma il paragone moda-design è oggi in grado di fornire una nuova chiave di lettura del design contemporaneo, ormai non più elitario e inaccessibile, ma in grado di permeare ogni aspetto della vita quotidiana, spiegano Crenna e Flacco: «Nel mondo della moda i brand sono riusciti a creare un forte spirito di appartenenza. Il modo di vestire rispecchia infatti determinati valori o estetiche e oggi nel design sta avvenendo la stessa cosa, specialmente all’estero. Mentre le grandi aziende italiane, dati alla mano, vivono ancora grazie al mondo delle riedizioni e della storicità. Questo significa però che c’è tanto spazio per chi desideri creare qualcosa di nuovo che sappia interpretare la contemporaneità». 

La coppia di creativi si impegna a tener fede a questa filosofia nella direzione creativa di Vero International, il giovane brand milanese nato con il doppio obiettivo di valorizzare il know-how manifatturiero italiano e colmare il gap tra la produzione industriale e il collectible design attraverso un linguaggio contemporaneo e inclusivo e prezzi più accessibili. Dopo quasi un anno di vita – scandito da drop di prodotti firmati da designer emergenti internazionali come CARA/DAVIDE, Zaven, Fredrik Paulsen e Natalia Criado -, nel febbraio scorso Vero ha inaugurato il suo primo store fisico in via Felice Casati 3. Non solo un’importante vetrina su Milano, ma anche un luogo di incontro per la community e per chiunque si identifichi con il brand, le sue storie e i suoi valori, veicolati dai creativi che quotidianamente vi gravitano attorno.

Il futuro del design tra tecnologia e relazioni umane

Crescita e sviluppo – sia a livello commerciale che culturale – avvengono, attraverso l’incontro e l’attiva partecipazione. Appena dopo la fine della pandemia sembrava che le vecchie modalità di interazione umana e il mercato del lavoro così come lo conoscevamo fossero compromessi per sempre, soprattutto a causa del rapido sviluppo tecnologico che, mentre il mondo era immobilizzato tra le mura domestiche, non ha affatto frenato la sua corsa. La cosiddetta Generative AI, per esempio, ha già conquistato il mondo dell’arte e ora si sta approcciando a quello della progettazione (un recente studio ha stimato che il suo utilizzo crescerà del 19% nei prossimi dodici mesi): poche indicazioni e un software di ultima generazione può generare in pochi secondi un progetto da zero, che si tratti di una sedia o di un edificio complesso. 

«In occasione della Design Week, i ragazzi di Fantamagico hanno sviluppato Luisa, un avatar digitale concepito come un chatbot evoluto dotato di discernimento e in grado di simulare interazioni umane complesse con i visitatori. Il progetto, ospitato da Riviera, è nato come una riflessione sull’intelligenza artificiale, un tema caldo che avrà sicuramente un grande impatto sul mondo del lavoro», spiegano i fondatori di Simple Flair. Strumenti affascinanti, ma che rischiano di relegare l’ingegno umano ad un ruolo marginale. Sarà compito dei creativi frenare l’ascesa dell’AI e delle nuove tecnologie attraverso un impegno sinergico che riesca a dare nuova rilevanza ai rapporti interpersonali e alla creatività umana nelle sue più svariate sfaccettature: «C’è sempre più connessione tra design e persone, questa è la grande tematica. Potremo arginare la massiva produzione di contenuti e operatività dell’AI nei settori creativi solo se riusciremo a rimettere al centro il rapporto umano inteso come generatore di idee, relazioni e valori. Tutte cose che non possono essere sostituite dalla tecnologia». 

Simple Flair

Fondato nel 2010, Simple Flair è uno studio di consulenza creativa nato da un’idea degli architetti e innovator Simona Flacco e Riccardo Crenna e coltiva un approccio integrato tra design, digital e comunicazione aiutando brand e aziende nel processo di digitalizzazione attraverso lo sviluppo di strategie e la creazione di contenuti. Nel 2019 Simple Flair ha fondato in collaborazione con Lapalma Riviera Creative Space, un hub creativo destinato alla collettività che ospita eventi e attività culturali.

Agnese Torres 

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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