Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Dropcity, centro per l’Architettura e Design in via Sammartini a Milano, fotografia Delfino Sisto Legnani
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Trasformazione urbanistica di Milano: quanto si è disposti a rischiare?

La Bicocca senza coesione con quello che succedeva intorno. Piazzale Loreto, Spazio Maiocchi, Dropcity – i prossimi progetti urbanistici a Milano raccontati dall’architetto Andrea Caputo

Il progetto di riqualificazione di Piazzale Loreto a Milano

Collocato nella zona nord est della Città, Piazzale Loreto è crocevia lungo l’asse che si sviluppa dal centro e connette la via commerciale di Corso Buenos Aires con le direttrici di viale Monza e via Padova. Negli anni la sua natura di luogo di transito, dominato dal traffico veicolare, ha fatto sì che fosse percepito dalle persone come punto nevralgico. «Il progetto di riqualificazione di Piazzale Loreto è stato l’oggetto di una riflessione collettiva che ha richiesto un anno di tempo», spiega Andrea Caputo, che con il suo Studio ha preso parte al progetto – proposto da NHood Management & Development.

«Il masterplan di Piazzale Loreto è basato su due principi: il primo è quello di creare una serie di percorsi assiali che riprendano la continuità di Viale Brianza e altri viali convergenti. Un attraversamento che conforma la piazza, in grado di generare una sorta di flusso molto diretto rispetto a una nuova centralità», spiega. «Il secondo concetto coincide con l’idea di scavo, di una piazza ribassata che rivela il livello attuale del mezzanino. Il rilassamento della piazza è un tema portante in quanto consente di generare uno spazio intimo, protetto dal traffico veicolare: un luogo di permanenza e non più di transito, e di forte empatia rispetto a quelle che sono le dinamiche degli spazi urbani contemporanei».

Spazio Maiocchi a Milano: la progettazione dello spazio di Studio Andrea Caputo

«Spazio Maiocchi non è solo un progetto dello studio ma una iniziativa nata dalla necessità di un nuovo centro culturale per Milano. Un bisogno tradotto in opportunità quando abbiamo trovato lo spazio in vendita, anni fa. Abbiamo quindi coinvolto  un cliente storico suggerendo la destinazione d’uso e quindi delineando il programma e il linguaggio architettonico che configura oggi Spazio Maiocchi: una miscela di materiali autentici (cemento, lamiere, vetro) filtrato dall’editing degli stessi materiali quali le zincature galvaniche. Lo spazio è stato quindi immaginato prima che diventasse una vera commissione e questo riflette l’attitudine dello studio sempre volta a guardare i bisogni delle città odierne e scenari urbani in potenziale.

Riqualificazione urbana e città a quindici minuti

«Per riqualificare una città occorre pensare ai rapporti che un’area o un luogo possano generare con i quartieri limitrofi. Parlare di riqualificazione significa connettere uno spazio da riscoprire con un intorno. Il problema che ha avuto Milano su alcune macro aree, come ad esempio la Bicocca, è che sono state calate dall’alto senza una coesione con quello che succedeva intorno, questo ha generato una frattura: credo al contrario che riqualificare sia un procedimento legato al principio di ricucitura e quindi di un perimetro che viene rinnovato ma che entra in sincrono con le energie urbane. Se questo non avviene, si rischia che si formino diverse cittadelle autoreferenziali. disconnesse».

Città in 15 minuti

«Quella della città in 15 minuti è un’idea nata sul modello di Parigi, con una densità urbana idonea: Parigi ha un impianto di quartieri – Pigalle, Belleville, ma anche Bagnolet e la corona periferica della città – che vanta una conformazione urbana densa, generata da sequenze di esercizi di quartiere, spazi culturali, sociali e attività legate alla vita sociale. Altrove ci sono casi europei di allineamento con quello che è il modello parigino, ad esempio Barcellona: la conformazione e il raggruppamento di diversi isolati le permette di configurarsi secondo questo principio. A Milano sono scettico: non ha né la densità di Parigi e nemmeno l’impianto urbano di Barcellona. Il concetto va ricalibrato».

Dropcity: Centro di Architettura e Design in via Sammartini a Milano

«Dropcity per certi versi è una delle risposte alla città in quindici minuti: ne estremizza i concetti per le esigenze di uno spazio ancora più ridotto, soggetto a un programma inedito». Dropcity è il centro per l’Architettura e Design che avrà sede lungo via Sammartini a Milano, all’interno dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale. Il progetto è un’iniziativa nata da un’idea di Andrea Caputo nel 2018, con l’obiettivo di istituire un luogo di aggregazione e di dibattito sull’architettura, sul design e sulla città contemporanea, la cui apertura è prevista nel 2024. Sviluppato grazie a Nhood e con il sostegno di Grandi Stazioni Retail, Dropcity definisce un modello urbano inedito in Europa con oltre 10.000 metri quadrati suddivisi in 28 tunnel che ospiteranno gallerie espositive, biblioteca pubblica mirata a tematiche di architettura e design, atelier di produzione, laboratori di falegnameria, robotica e prototipia avanzata insieme a un’area dedicata alla ricerca e alla didattica.

 «Il programma unisce l’idea di lavoro, il concetto di svago e quello di sperimentazione con il bisogno di poter usufruire di spazi pubblici civici: biblioteche di quartiere, esercizi di quartiere, ma anche laboratori e un certo tipo di riscoperta di quella che è la dimensione della manualità e dell’artigianato. Dropcity mette insieme anche il concetto di una filiera brevissima, quasi a ciclo chiuso, che possa essere legata anche alla possibilità di riuso costante delle risorse in un quartiere residenziale e popolato come quello di via Sammartini». Il progetto, il cui nome è ispirato alle prime utopie comunitarie americane, prevede inoltre il restauro di oltre 400 metri di facciate tramite il ripristino delle parti lapidee e la ricostruzione dei paramenti originali in coordinamento con la soprintendenza dei beni culturali.

La trasformazione urbana di Milano: quale futuro?

«Credo che in una trasformazione urbana come quella che sta vivendo e che vivrà Milano negli ultimi anni manchi un po’ di coraggio nel prendersi dei rischi rispetto agli sviluppi dei piani della città e di sue intere parti, anche da un punto di vista architettonico e urbanistico. Mi sembra che si stia cercando di rischiare il meno possibile: questo può essere un modello più sicuro nel breve periodo ma non troppo interessante su quello che è il medio e lungo periodo».

Andrea Caputo: la formazione come architetto

«Lo studio è nato nel 2011 in piena crisi economica, insieme all’ondata della bolla immobiliare degli Stati Uniti che ha colpito anche l’Europa. Nel 2008 vivevo a Madrid e la Spagna, che aveva uno sviluppo immobiliare più diffuso rispetto ad altri paesi europei, ha visto travolgere un’intera generazione di architetti. Ciò ha provocato in me un senso di cautela: i primi sono stati anni di osservazione e di ricerca, anni legati alla necessità di strutturare un ufficio non legato al sistema dei concorsi, che è sempre stato una strategia a perdere per molti, un tipo di gioco perverso che porta  poche chance di poter costruire un’economia sostenibile. Ho quindi puntato a strutturare un ufficio legato all’efficienza: per fare ricerca occorre avere delle basi solide e un’attitudine particolarmente pragmatica».

Lo studio di Architettura Andrea Caputo

Andreacaputo dot com è uno studio fondato a Milano nel 2011. Con oltre 20 progetti all’attivo, 50 professionisti fra architetti, designer e ricercatori, lo studio è specializzato in progettazione e consulenza nel campo dell’urbanistica, architettura e interni. Per diversi anni la sua produzione si è concentrata all’estero per poi focalizzarsi sull’Italia, in particolare con l’aggiudicazione – nel 2021 – del bando di C40 con LOC, Loreto Open Community a Milano. Tratto distintivo dello Studio è il continuo investimento in progetti di ricerca che hanno portato a numerose esposizioni e pubblicazioni, fra le quali U-JOINTS – A taxonomy of connections.

Francesca Fontanesi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X
Miu Miu Upcycle denim

Denim e storie di upcycling: da Miu Miu a Vitelli

Un jeans upcycled emette fino all’83% di CO2 in meno rispetto a uno nuovo – l’ultima collezione Upcycled di Miu Miu e altri tentativi per esplorare il potenziale del denim vintage e altri tessuti storici