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La terrazza di Nuovo Olimpo, Ozpetek, sui fori romani
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Le terrazze di Ozpetek, gli dèi dell’Olimpo: la famiglia non è nucleo ma comunità

In tutti i film di Ozpetek, c’è una terrazza: a Roma come a Napoli – per Nuovo Olimpo non è solo scenografia, ma sceneggiatura: i personaggi sono dèi, le famiglie sono comunità

«Sono il re delle terrazze» è la frase di Ozpetek che si trova su Google leggendo un articolo de Il Tempo. Quella che più rimane negli occhi è forse la prima di queste tante terrazze, ne Le Fate Ignoranti, quartiere Ostiense, dove il Gazometro a Roma ruba la scena neanche fosse la Torre Eiffel.

A inizio novembre, Ozpetek rilasciava su Netflix il suo ultimo film, Nuovo Olimpo

Da qualche settimana prima, la piattaforma portava in prima pagina i suoi film. Una striscia di titoli dedicati a lui. Più di altri autori, Ozpetek dichiara i suoi feticci – dalla prima musa, l’attrice turca Serra Yilmaz – a Mina, nelle canzoni e nel trucco di Luisa Ranieri. Prima dei caratteri e dei suoni, come fossero immagini a ritmo pulsante mentale o battito di un cuore – in ogni film di Ozpetek ci sono le terrazze. 

Non solo a Roma – in Napoli Velata la terrazza è il luogo della tragedia, la Certosa di San Martino è una bisca di carte. Per La Dea Fortuna, la terrazza di Bagheria. In Mine Vaganti, un patio per la colazione e per l’aperitivo, il gradiscono un bicchiere di champagne di una cameriera infastidita, un abito di provincia di Alberta Ferretti. Se ne potrebbe fare un libro, sulla ricerca di location che Ozpetek richiede, tale è la cura. In Nuovo Olimpo, la terrazza non è solo scenografia ma parte della sceneggiatura: non avendo più l’amore che lo aveva posseduto, Enea vuole il luogo che tale amore aveva dato. La nostalgia. Se vedessi le foto di un’estate di un amore che si è spento, o che mai forse è nato, mi sgretolerei. Su questa nostalgia, Ozpetek costruisce i suoi film.

Una volta c’era la nebbia e c’era il freddo – a Milano le famiglie se ne stavano chiuse dentro. Le finestre potevano aprirsi a un metro dal pavimento. Adesso, dati immobiliari, vogliamo un terrazzo. Le finestre sono porte a vetri che possano permettere un passo all’aperto – se non è un terrazzo sia un balcone alla peggio. Oggi, i terrazzi sono come gli alberi e come la pasta in tavola – dove ci sono, c’è casa. Il terrazzo è il luogo di una famiglia allargata e diversa – per Ozpetek – una famiglia che diventa una comunità.

Tra queste terrazze scelte per il cinema, vivono, mangiano e si amano, le famiglie diverse di Ozpetek

Famiglie per le quali ogni tensione è portata all’estremo. Gli uomini sono fate feroci che vivono le case popolari di Aldo Rossi, vestiti da Versace cantando Tripoli di Patty Pravo, con gli addominali progettati da Gaudì che prendono il sole sudati su una terrazza a marzo. Un bambino può apprendere con l’inconscio, non con la ragione, quale sia l’orgoglio della propria famiglia, tradizionale o diversa che sia, quanto gli servirà l’appartenenza a un luogo e a una comunità che vorrà scegliere. 

Che cos’è una famiglia diversa? La famiglia tradizionale non è il luogo più idoneo dove far crescere un bambino oggi

Le statistiche non indicano avvantaggiato chi è cresciuto in una famiglia tradizionale e convenzionale, in un ambiente protetto e sicuro. Diversamente, chi è cresciuto in un ambiente compromesso – in quello che oggi si può banalmente e populisticamente definire una famiglia diversa – sembra possa affrontare la realtà con più sicurezza. Chi ha conosciuto la solitudine nell’infanzia, chi non considera scontato un affetto, è più idoneo alla realtà attuale e futura – si dice che abbia più fame, che le unghie siano meno curate e graffino meglio. 

Io sono cattolico e orgoglioso di esserlo – scrivo queste cose sapendo di entrare in alterco con la dottrina, ma convinto che in tutte le storie d’amore, così come in ogni matrimonio, non si voglia – né si debba – esser d’accordo su tutto. L’amore è un contrasto, noi siamo contraddizioni. Siamo tanto minuscoli quando si tratta di vivere, e diventiamo giganti quando pontifichiamo sull’universo. 

Un uomo è attratto da altri uomini ma decide di sposare una donna. Questa donna può chiedergli un figlio. Non siamo uguali, uomini e donne. La biologia non è la stessa. Il figlio è di una donna. Un uomo non può prendere alcuna decisione, deve darle un figlio quando la donna a cui si è promesso glielo chiede. ll rispetto per una donna esiste anche per i suoi desideri, non solo per i suoi diritti.

Il genere umano è diviso in due categorie: le persone quiete, e le persone inquiete

Le persone quiete sono quelle che conservano gli album, quelle cui piace il bianco perché dicono il bianco è semplice e non stufa. A noi piacciono le persone inquiete – ce le racconta Ozpetek nei suoi film. A noi piacciono quelle persone che la mattina si guardano allo specchio perché sanno che non avranno mai niente di meglio da fare. Quelle persone che si perdono cercando il sole a mezzogiorno quando fa bel tempo, che non riescono a capire se stesse, ma capiscono ogni fata ignorante. Una mela sbucciata è il massimo grado di pulizia mentale che sanno raggiungere. Le situazioni, le contraddizioni di tutti i film di Ozpetek sono gli estremi che io capisco. A ogni festa è indispensabile una cameriera per svuotare i posaceneri, lavare i bicchieri e portarsi a letto i cuori solitari e tristi. 

Le donne di Ozpetek, Ilaria Occhini e la bisessualità forse utopica di Nuovo Olimpo

Continuo a rivedere Mine Vaganti, sembro scemo. La passeggiata per il corso e la boutique di valigeria, verde sottobosco bagnato. I quattro amici che arrivano a Lecce, il cognato rotondo che fa impazzire il mondo, Memory di Barbra Streisand. Ilaria Occhini che si uccide di zucchero.

Enea va a letto con la sua amica, ma prima di venire, già le parla del tipo incontrato al cinema. La moglie di Pietro gli dice di raggiungerlo – tutta la vita ho aspettato che mi guardassi come guardavi lui – perché comprende cosa sia successo. Questa potenza umana femminile può apparire utopica, poco credibile, in Nuovo Olimpo – la bisessualità e la fluidità: un uomo che cerca il sesso nei bagni di un cinema, è difficile possa poi andare a letto con una donna. La copertura di un matrimonio borghese può anche funzionare – ma senza un figlio? sono tanti gli uomini che amano altri uomini ma vivono in famiglia – ci sono i figli, in questa famiglia, senza figli – qualcuno dice – è utopia. 

La terrazza è il luogo di una comunità – un Olimpo povero, decadente e luccicante

La terrazza de Le Fate ignoranti diventava una piazza aperta, un luogo comunitario. Quella terrazza era il cuore pulsante di una comunità che sembrava fosse composta solo da amici, ma invece seduti a quel tavolo la domenica mattina, c’erano gli dèi dell’Olimpo. I personaggi dei film di Ozpetek sono dèi di un Olimpo rivisto, povero e misero, decadente e luccicante come ogni sagra di paese, ogni sabato del villaggio. Sono gli dèi dell’Olimpo a essere complessi e compressi nelle loro contraddizioni, pulsioni avverse, abominevoli ma così umane. Quando Ozpetek cade di tono, è quando arriva al crimine – perché con il crimine si cade in terra in mezzo al ritegno e al rispetto e la tragedia cambia il piano di azione. Nell’Olimpo di Ozpetek – quando il film gli viene bene – non c’è crimine, non c’è ritegno, né rispetto. Sofferenze, errori e ogni vizio e sentimento umano e carnale – i personaggi di Ozpetek sono dèi di un Olimpo fallito, avvelenato.

L’unico sentimento che non è previsto sull’Olimpo – e forse neanche nei film di Ozpetek – è la vergogna. In Nuovo Olimpo, Enea è il nome del figlio di Venere, il fondatore della città di Roma – Pietro è il nome con cui ci si riferisce al papa, sovrano di Roma. Enea e Pietro si innamorano – Enea è orgoglioso di questo amore, Pietro rientra nell’armadio. Non riesce a scopare in un bagno pubblico. Torna nella vita borghese di un medico sposato con una moglie senza figli. In Nuovo Olimpo oltre al sesso c’è il nudo. Se non abbiamo vergogna dell’orrore e del terrore che serbiamo nel cuore, certo non avremo vergogna dei nostri peli. Ozpetek toglie le lenzuola – in effetti è corretto: voi vi coprite con le lenzuola quando finite di fare sesso? Non ha senso.

Lo sapevamo da un pezzo che quando al trono, come un re impazzito, fosse salito il dolore, il mondo sarebbe andato a rotoli e le città sarebbero state invase da rampicanti e animali – e d’altra parte, piangere fa bene soltanto quando hai lo struccante vicino.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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