Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Immagini proiettate durante la conferenza stampa di Next Design Perspectives Lampoon
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Design in Flux: Il ruolo del design nell’affrontare una idea di coesistenza planetaria

Tecnologia, bio-algoritmi, Nature Based Solutions e agricoltura rigenerativa: il futuro del design – Design in Flux è il tema della terza edizione di Next Design Perspectives, convegno annuale organizzato da Altagamma

Design in Flux: parole d’ordine contaminazione e collaborazione  

Creare connessioni, impollinazioni intellettuali, per un futuro in cui l’essere umano recupera il rapporto con la natura e l’ambiente che lo circonda abbandonando la visione puramente antropocentrica che ancora ci attanaglia. «La conferenza guarda al ruolo del design nell’affrontare una nuova idea di coesistenza planetaria e mostra come l’innovazione e la ricerca intersettoriale guidino lo sviluppo di nuovi sistemi di cura, equilibrio sociale e ambientale, potenziando così la capacità umana di alleviare i traumi posti dal suo impatto e dalle condizioni di estremismo che questo genera» Spiega Beatrice Lanza, curatrice di Next Design Perspectives 2021-2022. Cultural strategist, curatrice e critica, Lanza è stata direttrice esecutiva del MAAT – il Museo di Arte, Architettura e Tecnologia di Lisbona, direttrice creativa della Beijing Design Week e dal 2023 sarà direttore del MUDAC – il Museo di design contemporaneo e arti applicate di Losanna. 

Design e Immaginazione Scientifica: Intelligenza Naturale, Umana e della Macchina

Reti di relazioni tra il mondo della ricerca scientifica, della tecnologia e del design tessono connessioni con il mondo naturale. Dove si colloca l’uomo in questo dualismo? Come il design può unire naturale e artificiale? Gli artisti Lonneke Gordijn e Quayola ci danno la loro interpretazione per creare una interconnessione più risonante tra uomo e mondo.

«Nel nostro studio lavorano persone con background diversi, questo ci permette di unire tecniche diverse per la realizzazione delle opere. Quando studiavo design pensavo che fosse un concetto statico, invece osservando, soprattutto la natura, ho capito che il movimento è parte di esso. La natura per me è sempre stata una grande fonte d’ispirazione. Non la bellezza intrinseca del fiore, ma perché il fiore si muove in quel modo» racconta Lonneke Gordijn, artista olandese e co-fondatrice dello studio DRIFT.  Dall’osservazione dei movimenti della natura  è nata l’opera Shylight, esposta anche al Rijksmuseum di Amsterdam. Alcuni fiori si chiudono di notte, per autodifesa e per conservare le proprie risorse. Questo meccanismo naturale altamente evoluto, chiamato “nyctinasty”, ha ispirato Studio Drift nel creare una scultura cinetica che realizza una coreografia che rispecchia i movimenti dei fiori reali. Shylight nasce dalla domanda “come può un oggetto inanimato imitare quei cambiamenti che esprimono carattere ed emozioni”? Gli oggetti creati dall’uomo tendono ad avere una forma statica, mentre tutto ciò che è naturale in questo mondo, comprese le persone, è soggetto a una costante metamorfosi e adattamento all’ambiente circostante.

Fragile Future III

«I soffioni, dandelions, mi hanno insegnato tanto. È un fiore selvatico non lo si può coltivare e i suoi semi vogliono viaggiare. Come noi, se viviamo situazioni che ci mettono alla prova cresciamo di più» continua Gordijn. Dallo studio dei soffioni nasce Fragile Future III,  una scultura di luce che fonde natura e tecnologia. Questo progetto è una visione critica e utopica del futuro del nostro pianeta, in cui due evoluzioni apparentemente opposte hanno stretto un patto per sopravvivere. La scultura contiene veri semi di dente di leone raccolti a mano e incollati, seme per seme, alle luci LED. Questo processo è una chiara dichiarazione contro la produzione di massa e la cultura dell’usa e getta.

«Ricordo quando studiavo Fine Arts che più di tutto ero attratto dalle composizioni, vivisezionavo i quadri. Ora sono la mia più grande ispirazione. ll mio lavoro affonda le radici e si ispira alla natura, ma anche alla storia e al patrimonio artistico» Racconta Quayola, secondo ospite del primo panel .«Quayola ripensa la pratica della pittura en plein air legandola al computational painting e utilizzando un software che è in grado di ricreare le stesse impressioni che trasmettevano le opere degli impressionisti.

È un nuovo modo di osservare la natura, una manifestazione fisica, un ‘nuovo sublime’ che può essere raggiunto solo con la tecnologia. Per me la tecnologia non è solo uno strumento, ma un qualcosa che mi permette di osservare da diversi punti di vista. Grazie agli algoritmi posso creare nuove estetiche».

Intelligenza Collettiva: Nuovi orizzonti nelle Collaborazioni sul Design

Per creare innovazione è necessario collaborare, lo afferma anche Brendan McGetrick, Direttore creativo del Museum of the Future. Museo di forma toroidale che sorge nel centro di Dubai, ancora in via di sviluppo. Un Museo dedicato a persone di tutte le età, interattivo e multisensoriale progettato con il fine di indagare tutte le forme del nostro futuro condiviso. Volevamo creare un luogo dove le persone potessero interagire. È il rapporto con il pubblico che attiva e rende vivo lo spazio del museo. Ogni pezzo nel museo doveva rispondere a diverse domande: Dov’è l’amore in quest’opera? Come coinvolge il pubblico? Dove risiede il suo senso di meraviglia e rivelazione? Come li fa sentire necessari? Vogliamo che gli spettatori si sentano parte di una community, parte di un tutto» racconta McGetrick «Il nostro è stato un lavoro di intelligenza collettiva. La vera sfida è stata trovare un linguaggio comune in cui tutti quelli che hanno lavorato alla realizzazione potessero esprimersi. Abbiamo focalizzato l’attenzione soprattutto sulla scelta di materiali sostenibili e sull’esperienza emotiva e sensibile delle persone».

Di ricerca di materiali innovativi si occupa anche Erez Nevi Pana

Artista israeliano, vegano e attivista per i diritti  animali, indaga lo studio dei fenomeni naturali e dei processi ambientali attraverso l’esplorazione dei materiali.  Il progetto di ricerca a lungo termine sul sale del Mar Morto, studia lo squilibrio tra una sovrabbondanza di sale causata dall’industrializzazione e l’estrazione mineraria nella regione. Il culmine di questa ricerca è il corpus di opere, Bleached. Pana ha immerso nel Mar Morto strutture di legno rivestite di luffa per assorbire il sale in eccesso, che col tempo si cristallizza e funge da collante, creando formazioni simili ai coralli. La ricerca di un collante naturale è scaturita dal fatto che in tutte le colle in commercio ci siano ingredienti di derivazione animale. «Quando sono diventato vegano ho iniziato a farmi prima domande su ciò che era nel mio frigo e poi ho cominciato a mettere in discussione il mio lavoro. Ho iniziato a studiare materiali innovativi, diversi e che fossero in linea con la mia etica e l’ambiente. Ho sperimentato con la seta vegana, combinandola con i cesti comunemente utilizzati per l’allevamento dei bachi da seta, per creare arazzi che espongono la bellezza della produzione etica. Con il mio lavoro cerco di manifestare come dovremmo collaborare con la natura e non sfruttarla. Noi designer abbiamo il compito di proteggere ciò che abbiamo e ci ispira e con le nostre  scelte dei materiali possiamo fare la differenza» spiega Nevi Pana. Attualmente Erez Nevi Pana sta svolgendo una ricerca sul tema del Vegan Design come dottorando presso l’Università di Arte e Design di Linz, Austria. Claudia Pasquero, è co-fondatrice di ecoLogicStudio e il suo lavoro e la sua ricerca si collocano all’intersezione tra la biologia, la computazione e il design.

Le alghe photosyntetiche sono tra gli organismi più vecchi presenti sul nostro pianeta

Dallo studio di questi micro organismi ecoLogicStudio indaga le loro possibili applicazioni nell’architettura del futuro attraverso la tecnologia PhotoSynthetica, di cui lo studio è stato pioniere. Il progetto Bio Farm testa la fattibilità della costruzione di biofabbriche, dove le microalghe vengono coltivate in modo efficiente sulle pareti della fabbrica. «Coltiviamo le alghe e creiamo biopolimeri che possono essere filati poi usati per la stampa 3D, creando oggetti completamente biodegradabili. Per prenderci cura di noi stessi, dobbiamo prenderci cura del pianeta. Il pianeta cambia in continuazione e anche noi dobbiamo essere parte del cambiamento» Pasquero. 

Come sarà il futuro se finiremo tutte le risorse naturali sulla terra e saremo costretti a migrare su un altro pianeta? Che forme avranno gli spazi che abiteremo? Come coltiveremo il cibo? A questi interrogativi prova a rispondere Alfredo Munoz, Fondatore dello studio ABIBOO e di FutuverseTM. Munoz e il suo team hanno cercato le risposte tramite la creazione di rappresentazioni virtuali e tecnologia blockchain che simulano un futuro distopico su Marte e offrono gamification per creare istruzione e intrattenimento. «Tramite la tecnologia possiamo creare scenari futuri, in cui abbiamo risorse limitate e dobbiamo relazionarci con Cambiamento Climatico. Queste rappresentazioni possono influire sul nostro modo di vivere il futuro prossimo e influenzare le nostre scelte» spiega Munoz.

Food systems e food design: come quello che scegliamo di mangiare oggi influisce sul futuro del pianeta?

Ci sono scelte che facciamo almeno tre volte al giorno che influiscono sulle dinamiche mondiali. Quello che scegliamo di mettere nel piatto ha un forte impatto non solo su di noi ma anche sull’ambiente. La sostenibilità e la circolarità sono al centro di strategie di azione delle aziende leader nel food systems e nel food design. La ricerca e lo sviluppo del settore produttivo unisce al settore educativo e all’attivismo culturale. «L’agricoltura del futuro deve essere rigenerativa, ma per trasformare i metodi attuali servono fondi. Dobbiamo cambiare il sistema per essere in grado di portare questo cambiamento. Dobbiamo aiutare gli agricoltori anche finanziariamente affinché siano in grado di affrontare questa transizione».

È  necessario ripensare l’industria alimentare in una prospettiva circolare e rigenerativa, come afferma Gaëlle Le Gélard, design manager di Elle MacArthur Foundation. «In Italia nessuno vuole cambiare il cibo, per noi è culture. Il pane è un esempio che porto sempre quando parlo di queste tematiche» interviene Matteo Vignoli, Fondatore di Future Food Institute «Il pane è uno dei cibi più tradizionali, eppure ha attraversato tante trasformazioni: dalla farina, ai forni, ai modi di consumo. Noi oggi consideriamo la tradizione come un’innovazione che ha avuto successo. Come il pane che solitamente viene condiviso così dobbiamo continuare a lavorare per condividere il cibo del futuro e portare innovazione».

Ha senso parlare di sostenibilità e futuro?

Sostenibilità e futuro sono parole che non dovrebbero stare nella stessa frase. La sostenibilità abita solo l’oggi, non è rimandabile e inizia dalle piccole scelte, come non avvolgere il comunicato stampa un una busta di plastica.  Il primo problema da porsi quando si crea un prodotto è pensare alla sua fine quando non sarà più utile o rotto. «Spesso le persone pensano “questo non mi serve più, lo butto via”. Ma via dove? Non esiste un via, siamo in un sistema chiuso. Non esiste buttare via, è buttare qui,  sotto in nostri piedi, nei nostri mari» afferma Vignoli «Dobbiamo evolvere, mettere il pianeta al centro, andare oltre la visione umanocentrica. Dobbiamo creare l’idea che i designer non sono i soli che possono creare. Tutti siamo designers. Il Design Thinking è la lingua di chiunque voglia collaborare: artisti, ingegneri, scienziati. È La lingua di chi capisce i bisogni dell’umanità». Abbiamo tutti un ruolo fondamentale nel cambiamento, anche le scelte più piccole come quelle dei materiali o cosa mangiamo a cena, possono portare a scardinare un sistema produttivo ed economico che non è più gestibile dal pianeta. Il Design e il Made in Italy sono eccellenze italiane, abbiamo le carte per diventare leader anche nella sostenibilità e nell’economia circolare.

Fondazione Altagamma

Altagamma nasce nel 1992 e riunisce le migliori imprese dell’Alta Industria Culturale e Creativa che promuovono nel mondo l’eccellenza, l’unicità e lo stile di vita italiani. Altagamma accoglie centotredici brand dei sette settori della moda, del design, della gioielleria, dell’alimentare, dell’ospitalità, dei motori e della nautica. La Mission di Altagamma è contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese dell’industria culturale e creativa italiana, offrendo così anche un contributo allo sviluppo economico del Paese.

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X