Riciclo del vetro, mps di colore misto
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Dividere il vetro per colore facilita il processo – Coreve e i numeri del riciclo in Italia

 L’Italia supera il target per il quarto anno consecutivo, con oltre 2,5 milioni di tonnellate di vetro raccolto in un anno – ridotto di 100 mila tonnellate il di vetro che finisce in discarica

Riciclo del vetro in italia nel 2023 oltre 80%

Il riciclo del vetro in Italia, nell’ultimo anno, ha registrato un aumento del 4,2%. Secondo i dati del Consorzio per il recupero del vetro (CoReVe) nel 2022, il tasso di riciclo è salito dall’76,6% al 80,8%. Un traguardo per l’Italia nella sfida dell’economia circolare, rispetto al target fissato dall’UE per il 2030 del 75%. L’Italia oltre a superare il target per il quarto anno consecutivo, ha superato la soglia delle 2,5 milioni di tonnellate di vetro raccolto in un anno. È stato ridotto, di 100 mila tonnellate il quantitativo di vetro che finisce in discarica, determinando un risparmio di 18 milioni, dovuti dai costi di smaltimento in discarica, con un risparmio diretto di quasi quattro milioni di m3 di gas e indiretto di quasi sette milioni di m3 di gas. Si ricicla e non solo al nord. Le regioni del Sud hanno fatto registrare un incremento della raccolta, passando da 33,7 Kg pro-capite a 35,5 kg, riducendo il quantitativo di vetro che finisce nelle discariche

Gli errori nel riciclo del vetro: lo studio di Co.Re.Ve. sul riciclo del vetro

Lo studio commissionato da CoReVe e condotto da AstraRicerche su un campione di circa 1.500 persone evidenzia che solo un italiano su sei (16%) afferma di non essere in grado di fare un’adeguata raccolta differenziata del vetro. La situazione è migliorabile se si parla di qualità della raccolta: un italiano su due, se ha un dubbio su un prodotto da buttare nella raccolta del vetro, sceglie di buttarlo nella raccolta specifica sottovalutando il danno che la presenza di materiali estranei rappresenta per l’intera filiera. Il 23% dichiara di buttare oggetti di cristallo nel vetro, il 20% le lenti degli occhiali e il 14% le lampadine. Questi errori avvengono anche se per oltre il 60% del campione analizzato le regole della differenziazione del vetro sarebbero ‘molto chiare’. Solo un italiano su due sa che una migliore raccolta del vetro fa guadagnare maggiormente il proprio Comune, con un impatto positivo sulle imposte locali. Circa la metà degli italiani è inconsapevole del fatto che il vetro è riciclabile infinite volte. «Per continuare nella nostra opera di informazione dei cittadini – afferma Gianni Scotti, Presidente di CoReVe – abbiamo voluto avviare una massiccia campagna di comunicazione integrata che possa raggiungere in modo giocoso anche un pubblico più giovane che è quello che mostra di avere una conoscenza più ridotta dei benefici del riciclo. L’Italia, avendo raggiunto un tasso di riciclo del 76,6% e superato il target EU fissato al 75% entro il 2030, si presenta come una delle nazioni più virtuose d’Europa, ma la disinformazione sembra ancora essere uno dei maggiori nemici di una corretta raccolta».

Il vetro può essere riciclato all’infinito

Alcuni metalli subiscono una diminuzione di peso. Le fibre tessili si degradano – il cotone si accorcia, e può essere riciclato solo una volta o due. Il vetro resiste: fra tutti i materiali è l’unico che può essere riciclato all’infinito senza subire perdite in termini di quantità o di qualità. «Da un punto di vista chimico è un solido amorfo. Si comporta come un solido, ma la distribuzione degli atomi e delle molecole è tipica dei liquidi, quindi non ordinata. Ecco perché è un materiale così particolare», spiega Massimiliano Avella, responsabile Sviluppo Raccolta e Riciclo per Coreve, il consorzio per il riciclo del vetro. L’Italia modella circa 4 milioni e mezzo di tonnellate di imballaggi ogni anno. Di questi, la metà è esportata. Dell’altra metà il 99% viene riciclato, il rimanente 1% è riutilizzato in forme di riciclo aperto. Tutto ciò che non è imballaggio? «Il vetro piano è recuperato per bottiglie e vasi, così come quello delle lastre o del parabrezza. Non vale il contrario». Secondo i dati di Coreve, il Nord Italia nel 2019 ha raccolto circa 45,3 kg di vetro per abitante. In Lombardia la quota raggiunge i 46,5 kg. La media scende al Centro (36,2 kg) e al Sud (30 kg). Al Nord è anche concentrata la grande maggioranza delle vetrerie: 35 su tutto il territorio nazionale, di cui 24 in Settentrione e sei situate in Lombardia, la regione che presenta il numero più alto. I centri di trattamento dei rifiuti di imballaggi sono 20, di cui 12 al Nord. Anche in questo caso la Lombardia è prima per quantità: in tutto sono cinque.  

Per riciclarlo bisogna dividere il vetro in base al colore

Produrre vetro ex novo usando le materie prime tradizionali, come sabbia al silicio, soda, carbonati ecc, provoca una perdita: per crearne 100 kg sono necessari circa 120 kg. Riciclando quello già esistente il rapporto è più redditizio: «Se inforno 100, in uscita avrò 100». C’è un risparmio di energia. La temperatura necessaria per renderlo lavorabile – di rammollimento, non fusione – è pari a 1700 °C per il materiale nuovo, mentre scende a 1500 °C per il vetro che subirà il processo di riciclo. «Il risparmio è pari al 3% circa per ogni 10% di rottame impiegato in sostituzione alle materie prime vergini. Non si usa mai il 100% del rottame per via dei colori diversi dei pezzi. Questo è l’unico limite al riutilizzo del vetro: da componenti colorati non posso recuperare bottiglie o vasetti trasparenti. Lo devo quindi escludere dal processo», prosegue Avella. Per farlo ci sono due soluzioni. Una possibilità è chiedere al cittadino di differenziare nel momento in cui butta i rifiuti: da una parte vetri colorati, dall’altra i trasparenti. Un’altra è delegare la selezione cromatica ai selettori ottici presenti all’interno degli impianti di riciclo. «Un’opzione più comoda, perché chiede meno impegno alle persone e alle amministrazioni comunali». Non è l’unica operazione compiuta da questi macchinari, necessari per l’intero percorso di riuso: «Sono gli stessi incaricati di individuare elementi di impurità ed eliminarli. Per esempio: si possono trovare pezzetti di ceramica o di vetroceramica, che fondono a una temperatura diversa. Se non vengono tolti, restano nelle bottiglie come inclusioni o difetti e rischiano di determinarne la rottura», continua Avella. «Un caso simile si ha con il cristallo, che è un vetro al piombo. Ha un contenuto di ossido di piombo per il 24% del peso: è il motivo per cui è più brillante, più trasparente, più sonoro, più pesante. Il regolamento End of Waste – che in Europa regola la trasformazione di un rifiuto in una materia prima seconda, la quale a sua volta può essere rifusa in vetreria per fare imballaggi – non ammette né commistione con cristalli né con vetri sanitari». 

Come scegliere il vetro da riciclare

I pezzi da riciclare non devono essere troppo piccoli e non troppo grandi, perché i selettori, come tutti i macchinari impiegati, sanno lavorare su determinate grandezze: intervalli di granulometria in termini tecnici. Sotto i 10mm di diametro il materiale è troppo fine e non può essere parte del processo di riciclo. La prima fase del percorso prevede una selezione manuale con la quale si tolgono gli elementi troppo grossi e si eliminano alcune componenti non idonee. «Soprattutto i sacchetti di plastica, un problema per il riciclo. Sono presenti soprattutto dove la differenziata si fa con la raccolta porta a porta. Di per sé, un metodo che può risultare più macchinoso rispetto alla classica campana. Quest’ultima ha costi più bassi e restituisce un materiale più pulito. L’imboccatura dove si inseriscono le bottiglie o i vasi consente un filtraggio. Non ci si può affidare sempre a questa opzione per vari motivi, fra cui lo spazio. Dove è possibile, posizionare le campane in modo accurato, facendo fare al cittadino al massimo 150 metri di cammino, è una soluzione efficace», continua Avella. L’eliminazione dei sacchetti trascina con sé parti di vetro che sarebbe invece riciclabile. Per eliminare la plastica e la carta si fa ricorso agli aspiratori. I metalli sono attratti con calamite; oppure tramite la produzione di un campo magnetico, vengono allontanati in ceste di raccolta. Respinti o attratti: in ogni caso tolti per rendere il materiale pulito e pronto alle fasi successive di riciclo. 

L’Italia, spiega Avella, ha il vetro più sporco d’Europa

La percentuale media di frazioni estranee è pari al 2%, mentre all’interno del territorio nazionale sfiora il 6%, a tratti arriva anche al 6,5%. È perciò necessario depurarlo con più accortezza e con macchinari dalle tecnologie più performanti, in modo tale che il materiale destinato al forno vi arrivi in condizioni idonee. A tale scopo nel 2007 è stato introdotto un secondo livello di recupero scarti, perché la massiccia presenza di impurità determina un proporzionale aumento di perdite di materiale. Per capirne il funzionamento, va osservato il lavoro dei selettori ottici: «Prima di tutto tolgono i materiali che vanno esclusi, come ceramica, vetroceramica e vetro al piombo, mentre in seguito si svolge la selezione per colore. I corpi estranei sono allontanati con getti ad aria compressa: così facendo si determina l’eliminazione delle impurità ma anche la perdita di vetro puro circostante», spiega Avella. «In Italia il processo di pulitura portava a dover rinunciare a molto materiale. Per non sprecarlo del tutto lo si depura con tecniche umide o secche e in seguito lo si macina per produrre una sabbia di vetro che – così trattato – è ‘digerito’ dai forni. Questi ultimi lo rendono vetro da imballaggio, in parte». Un’altra è invece destinata alle forme di riciclo aperto, riscontrabili nell’edilizia: lame minerali, di vetro, filtri per piscine. È l’opposto del riciclo a ciclo chiuso, che rende l’imballaggio di nuovo imballaggio. «Il vetro può anche sostituire i materiali inerti tradizionali in alcune lavorazioni, come i laterizi o le ceramiche. Oggi se ne usa meno rispetto al passato perché si stanno diffondendo ceramiche di grandezza maggiore e il vetro ha un coefficiente di dilatazione termica diverso rispetto a quello di altre componenti presenti nella produzione». Un’altra caratteristica di questo materiale è il cosiddetto potere segregante: «Sa rinchiudere gli elementi pericolosi senza farli traspirare. Non a caso, si vetrificano le sostanze radioattive».  

Il vetro riciclato può essere utilizzato anche per lavorazioni artistiche

Un esempio è l’attività di Raffaella Bandera, produttrice di oggetti di design attiva a Busto Arsizio. Inizialmente usa resine, gomme siliconiche, metalli. Nel corso degli anni decide di integrarli con materiali di recupero, fra cui proprio il vetro: «Utilizzavo pezzi rotti, che spesso mi venivano consegnati. Oppure li frantumavo io, da oggetti buttati via: li mischiavo agli altri elementi perché davano una maggiore lucentezza e trasparenza», spiega. Crea lampade e lampadari formando mosaici uniti dal silicone, sculture, installazioni, inserti nei vasi. «Ho realizzato un lampadario con parte superiore in vetroresina. La componente scenografica è data da pezzi di vetro riciclato uniti con silicone. Formano dei pendenti, delle frange. Oppure nei vasi, sempre in silicone: inserivo incisioni in vetro. Per esempio ne avevo fatti con gli scarti derivanti dalla produzione di tubi in plastica: non potevano contenere l’acqua a causa di alcune fessure e per risolvere il problema usai una bottiglia di latte, in vetro», spiega. «Ricordo un’installazione luminosa che si chiama Catadores de Lixio, in Portoghese significa ‘raccoglitore di pattume’. L’ho realizzata con bicchieri rotti, lampadine usate, pezzi di plastica. Era la parodia di un famoso lampadario in cristalli di Boemia, firmato da Lolli e Memmoli», racconta. «Davo il colore alla resina o al silicone, mai sul vetro stesso». I suoi clienti sono in prevalenza privati, ai quali si aggiungono alcuni bookshop dei musei.

Coreve ha avviato un esperimento di raccolta in colori separati in Friuli, con modalità porta a porta

Dal rottame che le vetrerie hanno complessivamente riciclato nel 2019 derivano risparmi di energia per oltre 2,5 milioni di barili di petrolio, pari a 384 milioni di m3 di metano (equivalenti ai consumi domestici di oltre 550 mila famiglie italiane, o di una Città da circa 1 milione e mezzo di abitanti) (fonte report Coreve).

Elisa Cornegliani

Bottiglie per il riciclo del vetro
Bottiglie per il riciclo del vetro
Scan con luce ultravioletta per dividere e selezionare il vetro
Scan con luce ultravioletta per dividere e selezionare il vetro

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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