Parco del Lura

Parco del Lura

«Fino agli anni Duemila l’amministrazione pubblica italiana era simile a quella tedesca. Poi è stata svuotata, perché si è iniziato a pensare che i privati fossero più bravi. Oggi sappiamo che non è così: senza una forte amministrazione non possiamo fare niente». Andreas Kipar, architetto e paesaggista, è stato l’ideatore nel 2003 dei Raggi Verdi, una nuova pianificazione di Milano. Prevede la creazione di un sistema di infrastrutture verdi che collegano gli spazi verdi della metropoli, esistenti e di nuova realizzazione. Otto arterie principali si diramano come raggi dal centro della città verso le periferie lungo percorsi di mobilità lenta, per ricongiungersi in una cintura verde urbana – una via ciclo-pedonale di 72km. Un progetto basato su una visione forte che concepisce la città come un sistema vitale, permeabile, dinamico, in cui il verde non è elemento ornamentale, ma è integrato nello spazio urbano come generatore di processi di sviluppo rigenerativo. Nel 2012 la strategia urbana dei Raggi Verdi è stata recepita nel Piano di Governo del Territorio del Comune di Milano.

«Forestami – sostiene Kipar – interpreta oggi la stessa esigenza dei Raggi Verdi, ma lo fa a livello di macro format, dentro il quale possono e dovrebbero confluire e convivere specifici progetti legati alla finalità del verde urbano. Nel post coronavirus avremo bisogno di spazio per distanziarci: le aree metropolitane hanno bisogno di grandi format. Se oggi Forestami vive grazie ai privati,  ogni progetto futuro sul territorio dovrebbe pensare a dare un contributo affinché si realizzi». Realizzato in collaborazione con enti privati che finanziano diverse parti di piantumazione, «il format dopo la crisi sanitaria dovrà essere rivisto. L’augurio è che si crei un binario istituzionale, ottenendo un finanziamento dall’Unione Europea dedicato alla sua realizzazione, senza lasciarlo solo nelle mani dei privati, provati dalla crisi. Abbiamo appena firmato una petizione per una mobilità lenta e consapevole a Milano. Occorre sostenere l’amministrazione pubblica e il sindaco. Tenere insieme la città stretta tra due esigenze: da un lato quella del ritorno alla velocità, e dall’altro la mobilità lenta, che dà più spazio alla natura. Ho scoperto la lentezza, la necessità di fermarsi e di tornare indietro. Adenauer, il capo di governo della prima Repubblica Federale Tedesca, mentre la Germania era nel caos del dopoguerra, si trovava sul lago di Como, dove trascorse due mesi e mezzo. Guidava la ricostruzione di un Paese, ma intanto giocava a bocce e stava in un bel posto. Non era colpito dalla frenesia. Mi piacerebbe che questo ‘back to the future’ non fosse solo uno slogan, ma ci desse la possibilità di prenderci più tempo e di riflettere sul futuro».

Strategia urbana dei Raggi Verdi

Nato in Germania, più di trent’anni fa Kipar ha lasciato la Ruhr per trasferirsi a Milano. Nel 1990 ha fondato insieme a Giovanni Sala lo studio di architettura LAND, di cui è direttore creativo. LAND offre servizi che vanno dalla pianificazione paesaggistica e strategica del territorio, al design di spazi urbani. Sedi in Italia, in Germania e in Svizzera, con LAND Kipar ha realizzato a Milano le quinte verdi di Porta Nuova, Bicocca, Pioltello e Rubattino e si è occupato del design di aree green a Piacenza, Cagliari, Messina e Reggio Emilia e in Germania – Essen e il bacino della Ruhr. Si è occupato del landscaping per Expo Dubai 2020, rimandato al 2021 per l’emergenza sanitaria da Coronavirus, e attualmente è impegnato nelle grandi strategie del verde in diverse città del Medio Oriente.

«Vengo da una cultura che dibatte sugli obiettivi e su come raggiungerli, e che concorda in modo rapido sugli strumenti per metterli in pratica», racconta Kipar. «Il privato non è altro che il fiduciario delle cose pubbliche. L’anima del paesaggio è pubblica. Per questo è necessario un piano del verde pubblico che consenta di investire i fondi europei e un’amministrazione forte che crei un progetto di rinascita che punti sui giovani. In Germania ad esempio un’intera generazione di funzionari pubblici sta andando in pensione mentre l’amministrazione torna a essere attraente per i giovani ingegneri, architetti e pianificatori competendo con il mercato libero. Dobbiamo far sì di offrire alla gioventù, alle persone in gamba, dei posti di lavoro,  prospettive di sviluppo attraverso le sinergie tra pubblico e privato. Oggi i privati vogliono dare il loro contributo, ma hanno bisogno di una guida pubblica che dica loro come intervenire. La politica cambia, ma l’amministrazione rimane. Io vorrei che tutti i Paesi, e l’Italia in particolare facessero un programma di assunzione qualificato all’interno dell’amministrazione pubblica per la creazione di un progetto di rinascita nel post-pandemia».

Ci sono voluti vent’anni prima che a Milano si potesse concepire l’idea del viandante, o city user, ovvero colui che visita la città e usa i suoi servizi non solo per fini lavorativi, ma anche e soprattutto per scopi ricreativi e culturali. «Negli anni Duemila Milano era appena uscita dalla prima ondata di ristrutturazioni che avevano toccato le aree Ex Maserati, Ex Alfa Romeo, Ex Pirelli, ex Fiat», spiega Andreas Kipar. «Il Parco Nord e il Parco Sud crescevano. Uno doveva essere tutelato, l’altro doveva ancora nascere. È stato allora che qualcosa ha iniziato a cambiare. La svolta è arrivata con Expo, nel 2015, quando si capì che la città doveva avere qualcosa da offrire», continua Kipar. «Milano era come un corpo malato che aveva bisogno di tanti bypass, ma i progetti nati allora avevano tutti la finalità di renderla meno chiusa, più permeabile. È questo che fa l’architettura del paesaggio: guarda al contesto e non solo all’oggetto. A Milano mancava la dimensione dell’ozio, della sosta ed Expo è stata l’occasione per far capire al mondo, ma soprattutto ai milanesi, che il corpo della città era cambiato e per riscoprire la dimensione della bellezza».

Andreas Kipar, Ph. D. Asbach Handelsblatt

Andreas Kipar, Ph. D. Asbach Handelsblatt

Il verde urbano, secondo il progetto di Kipar, ha anche lo scopo di essere inclusivo sia tra generazioni, sia tra hinterland e centro. «Dietro a una città green ci sono tre concetti: connessione, coltivazione e coinvolgimento. Questo perché gli alberi hanno anche una dimensione sociale. In LAND diciamo ‘reconnecting people with nature’» – spiega Kipar. «Con l’urban gardening non ci prendiamo solo cura della città, ma coltiviamo anche i rapporti umani. Il progetto Forestami avrebbe un alleato nei Raggi Verdi, perché da Milano si estenderebbe anche nel tessuto urbanizzato, partendo dal centro e andando verso l’esterno. I Raggi Verdi sono già inseriti nella dialettica tra il costruito e il non costruito. Uscendo verso la provincia, ci si allontana anche da questa».

Il Parco Agricolo Sud, cintura verde della città, comprende sessanta comuni e rappresenta un polmone per Milano. «È un parco regionale di vecchia data e il più grande d’Europa», spiega Kipar. «Ho qualche perplessità dal punto di vista amministrativo, perché il Parco Agricolo Sud non è ancora entrato nella nostra percezione in quanto parco. Faccio l’esempio della porta sud, che mi è cara – è quella che porta verso l’abbazia di Chiaravalle. Lì esiste un primo esempio di soglia: attraversandola, si ha la consapevolezza di stare per entrare in un altro mondo. È un progetto di vecchia data, del professor Marco Prusicki. È un esempio di progetto che non si limita alla tutela dell’esistente, ma si spinge anche verso l’attivazione di qualcosa di nuovo».

Il progetto di Prusicki è nato nel 2003 con lo scopo di riqualificare il territorio della valle fluviale della Vettabbia a partire dal depuratore, recuperando le acque depurate per uso irriguo e ambientale. «Il solo vincolo paesaggistico non è sufficiente, ma è la base per fare di più: si vincola qualcosa di positivo, ma per proteggerlo veramente serve un’idea per il suo futuro. Si potrebbe cominciare facendo dei piccoli progetti specifici, come nel caso di Chiaravalle e del depuratore di Noseto, che oggi porta frutti. Attorno a Chiaravalle dovrebbe nascere un progetto di coltura. Un motto inglese recita ‘project to protect’: progetta per proteggere. Noi non possiamo proteggere niente se non abbiamo un progetto. Nel momento in cui si ha una visione su cosa possa diventare un prato, si può lottare affinché questo venga realizzato. In questo caso il prato non rimarrebbe fermo, ma si avrebbe la coltivazione. Il paesaggio non si ferma mai, come la natura, e maledice ogni forma di inattività. In questo caso il nostro compito è quello di intercettare la maturazione della natura e trasformare il Parco Sud in un grande polo di produzione agricola biologica, per esempio. In questo modo diventerebbe un comparto, si venderebbe un’immagine. Bisogna dare uno scossone: il piano dà indirizzi, il progetto dà la forma, soprattutto quando si parla di un paesaggio bello ed ecologicamente interessante».

Porta Nuova Land

Porta Nuova, Ph. Nicola Colella

Porta Nuova Land

Porta Nuova, Ph. Nicola Colella

Tra le complessità di Milano, anche quella abitativa. La filosofia di LAND è quella di pensare sì allo spazio, ma anche alle persone che lo vivono. È possibile trovare un compromesso tra la necessità di creare nuove case e quella di far nascere nuovi spazi verdi? «Il verde non deve essere solo quantitativo, ma anche calibrato qualitativamente. L’obiettivo non è solo portare a casa uno standard urbanistico. Si vuole creare una qualità degli spazi verdi alla luce della loro importanza: cosa producono in termini di CO2, biodiversità, benessere sociale e del climate change. Le aree verdi non sono più solo ornamentali, ormai svolgono una funzione infrastrutturale. È per questo che si chiamano green infrastructures. Questo è un tema sul quale non solo Milano, ma tutta la grande area metropolitana deve interrogarsi. Quello che stiamo facendo al MIND Milan Innovation District dopo l’Expo ha una dimensione europea, mondiale. Perché se Milano ospiterà in futuro 2mila ricercatori, questi dovranno dormire, mangiare e vivere in un ambiente adatto. Bisogna proporre un paesaggio di qualità e concordare sui grandi progetti tenendo conto della componente sociale, perché se una città non pensa anche a questi aspetti, sarà lentamente svuotata. MIND sarà un luogo internazionale in grado di promuovere le eccellenze del territorio, ospiterà centri di ricerca, di formazione, dipartimenti universitari scientifici, un ospedale».

In LAND i giovani hanno già iniziato ad assumere ruoli di rilievo: «Il mio futuro è verso l’ascolto. I giovani non sempre devono ascoltare i vecchi. Quello che dobbiamo fare è creare un terreno fertile per i nostri ragazzi. È quello che abbiamo iniziato a fare nei nostri studi in Italia, Germania e Svizzera, dove i direttori sono già i trentenni. Quello che vedo nel domani è una posizione sempre più centrale per l’architettura del paesaggio e per la natura».  

Laurea in Architettura del Paesaggio all’Università GHS di Essen, una in Architettura e Urbanistica presso il Politecnico di Milano, Andreas Kipar all’inizio della sua carriera è stato giardiniere. «La praticità è auspicabile per tutti. Nell’architettura del paesaggio dobbiamo assumere una dimensione di umiltà. Noi siamo parte della natura. Il mio maestro, Pietro Porcinai diceva: ‘ci vogliono sia l’archè che la technè’. L’arte e la tecnica. Lavorare con la consapevolezza del nostro limite ci dà libertà. Avendo fatto prima giardinaggio ho capito le strutture vitali che crescono – come i nostri paesaggi, che ci sono stati prima di noi e ci saranno dopo di noi. Bruno Zevi diceva: ‘La paesaggistica insegna agli architetti: è perverso anchilosare la crescita, le strutture vitali non possono essere ibernate. Le indagini nei territori e nei paesaggi sono liberatorie anche in chiave architettonica’».