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Stando ai dati del 2022, che calcola le statistiche dell’anno precedente, sono 590 i Comuni Rifiuti Free
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Riciclo rifiuti e PNRR: l’Italia è settima tra i paesi europei

Cosa cambierà con il PNRR: previsti investimenti per 2,1 miliardi di cui 1,5 saranno dedicati alla realizzazione degli  impianti di gestione rifiuti – quali sono i comuni virtuosi e i peggiori

Riciclo rifiuti in Italia: le sfide tra PNRR e UE

Nell’ambito della transizione ecologica, a livello europeo, sono stati fissati obiettivi che riguardano anche la gestione dei rifiuti e che vengono definiti dal Green Deal, dal Fit for 55, e dal Next Generation EU. 

Le sfide principali che gli enti regionali e locali devono affrontare nella gestione dei rifiuti, per raggiungere i target Ue riguardano il coordinamento tra gli enti locali, la capacità amministrativa, l’attrazione di capitali privati e le sinergie tra fondi strutturali e Pnrr. Nel Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) italiano sono previste misure volte al miglioramento del settore con investimenti per 2,1 miliardi di cui 1,5 sono allocati per la realizzazione e l’ammodernamento degli  impianti di gestione rifiuti mentre 600 milioni sono legati a specifici progetti nell’ambito delle filiere strategiche per l’economia circolare.

Secondo i dati Eurostat del 2020, l’Italia si colloca al settimo posto tra gli stati membri dell’Unione Europea: il tasso di riciclaggio risulta pari a 51,4%, contro una media Ue del 48,6%. L’Italia si colloca al di sopra della media europea in tutte le tipologie di materiale di imballaggio considerate: vetro, carta, plastica e legno.

Riciclo rifiuti in Italia, Comuni Ricicloni: un progetto di Legambiente

Nel 1994, Legambiente intraprende un’iniziativa per sensibilizzare le direzioni comunali su riciclo e smaltimento dei rifiuti: Comuni Ricicloni. Per i Comuni che aderiscono è un momento di verifica degli sforzi fatti. Per la raccolta differenziata, lo smistamento e il monitoraggio dei rifiuti all’interno dei propri confini. Per capire l’impatto di comunicazione e campagne pubblicitarie sulla sensibilizzazione dei cittadini. Per tutte le azioni a lungo termine intraprese dalle direzioni comunali che piano piano hanno dato i loro frutti. In questa iniziativa, Legambiente, patrocinata dal Ministero per l’Ambiente, premia chi ottiene i migliori risultati. Che siano i Comuni, i cittadini, i progetti privati di riciclaggio a scopi artistici. Oppure le opere o i servizi che hanno usato e valorizzato i rifiuti recuperati.

Nord, Centro e Sud Italia: i Comuni che riciclano di più

Il progetto è diventato un concorso in cui le amministrazioni tentano sempre più di non produrre rifiuti piuttosto che riciclarli. Nel 2016 si è creata una branca di Comuni Ricicloni chiamata Comuni Rifiuti Free. A essere premiati sono quei comuni con la percentuale più bassa di rifiuti indifferenziati destinati allo smaltimento. Le classifiche sono a livello regionale e dividono i comuni in quattro categorie. Ci sono quelli con meno di 5mila abitanti, tra i 5mila e i 15mila abitanti, sopra i 15mila, i capoluoghi. I premi sono attribuiti annualmente a Roma durante l’evento conclusivo di Comuni Ricicloni, alla presenza del Ministro dell’Ambiente in carica.

Stando ai dati del 2022, che calcola le statistiche dell’anno precedente, sono 590 i Comuni Rifiuti Free. Sono quelli che hanno una produzione pro-capite di rifiuti inviata allo smaltimento inferiore ai 75 Kg. Rispetto all’edizione precedente sono stati premiati 33 comuni in meno. Il dato apre ad alcune riflessioni. Potrebbe essere una conseguenza dovuta anche dalla pandemia da Covid-19. Oppure dai rifiuti contagiosi che non si sono potuti differenziare, aumentando la percentuale di rifiuti pro-capite da inviare a smaltimento.

A calare è stato soprattutto il Nord Italia, con 32 comuni in meno (391 in totale). Il Sud ha visto nascere cinque Comuni Rifiuti Free in più dello scorso anno (167 in totale). Nel Centro c’è stata una decrescita di sei comuni, anche se le statistiche restano marginali (32 in totale).

Il riciclo dei rifiuti – solo il 7,5% dei comuni italiani sono considerati Comuni Rifiuti Free. I numeri del sud

La raccolta differenziata non è ancora avvertita come prassi quotidiana, nonostante le campagne di sensibilizzazione cittadina fatte da enti come Legambiente e le pubblicità progresso. Secondo una statistica del Centro elaborazione dati Comuni Ricicloni, solo il 7,5% dei comuni italiani sono considerati Comuni Rifiuti Free. In numeri: 590 amministrazioni su un totale di 7904. Evidenti sono le differenze se si restringe il cerchio tra regioni. In Liguria, solo lo 0,4% dei Comuni è stato decretato virtuoso nel riciclo. 

In Veneto la percentuale sale al 26,8%. Tra le migliori regioni seguono il Trentino – 20,9% dei comuni – e il Friuli-Venezia Giulia, con il 18,1%. C’è poi la Campania, con il 14,7%. Secondo dati aggiornati al 2021, la regione peggiore dopo la Liguria è la Puglia, con lo 0,8%. Poi ci sono il Piemonte, con l’1,5%, e la Calabria, con l’1,7%. Questa scarsa percentuale di attenzione alla differenziata si espande anche ai privati cittadini. Secondo il Centro dati Comuni Ricicloni, solo il 5,9% dei cittadini è coinvolto in pratiche di raccolta differenziata. Numeri bassi, ma ricordiamo che le statistiche sono inerenti solo all’iniziativa di Legambiente di Comuni Ricicloni.

Legambiente e la Carovana dell’Economia Circolare – evitare qualsiasi packaging o imballaggio non necessario

All’interno di Legambiente ci sono svariate iniziative ecosostenibili che si diramano in diversi settori. Una di queste iniziative –parte di Comuni Ricicloni – è quella della ‘Carovana dell’Economia Circolare’. La normativa europea obbligherebbe a un cambio di passo i molti comuni che ancora non hanno sviluppato raccolta differenziata e smaltimento certificato dei rifiuti. Ci dovrà essere intanto una rimodulazione dei metodi di raccolta, che cambia da comune a comune. Ci dovrà essere anche un interesse concreto da parte dei cittadini. Un radicale cambiamento da parte della produzione di rifiuti, evitando dove possibile qualsiasi packaging o imballaggio non necessario.

Fondamentali anche le associazioni private o pubbliche che mirano al riutilizzo di beni di scarto meno difficili da sanificare o rimodellare. Di pari passo a questo sistema, anche le società di riciclaggio finanziate privatamente dovranno supportare la macchina del riutilizzo. Sfruttando ad esempio materiale riciclato per produrre occupazione e innovazione. Utilizzandolo anche nel mondo dell’arte e del design. Valorizzando prodotti che altrimenti sarebbero ceduti allo smaltimento.

La Carovana dell’Economia Circolare si pone l’obiettivo di unire tutti questi aspetti di città in città, di comune in comune. Vuole sensibilizzare attraverso una campagna pubblicitaria mirata e raggiungere percentuali di recupero. 

Riciclo e recupero di rifiuti in Italia: il caso del Molise

In Molise, la famiglia Valerio ha accettato la sfida ecologica reimpiegando materiali riciclati – soprattutto plastiche – nel mondo della moda. Il progetto prende il nome di RES: Recupero Etico Sostenibile. RES mira alla valorizzazione dei rifiuti, alla loro riorganizzazione e alla loro lavorazione. Punta a investimenti tecnologici innovativi per produrre capi d’abbigliamento e accessori green-quality. Il progetto ha aumentato il livello occupazionale della regione. E ha anche migliorato il rapporto rifiuti prodotti/rifiuti smaltiti.

Raccolta differenziata in Sicilia 

In Sicilia, la raccolta differenziata negli ultimi quattro anni è passata da un 22% a un 45% del totale regionale. Oltre 170 Comuni adesso hanno superato il 65%. Rimangono però ancora lontane da questi numeri le quattro città più importanti della regione: Palermo, Messina, Catania e Siracusa. 

La Sardegna guida la classifica dell’aumento della raccolta differenziata in Italia

La Sardegna è passata da un 2% del 2000 a un 74,22% del 2020. L’obiettivo della regione è quello di arrivare a una media dell’80% entro la fine del 2022. Oggi, solo il comune di Sassari e altri dieci su 377 hanno una percentuale di raccolta differenziata inferiore al 65%. Avendo raggiunto questi traguardi, la regione sta improntando il proprio lavoro sulla riduzione della produzione di rifiuti. Di conseguenza, questo gioverà anche sulle spese dei cittadini.

Sostenitori e partner di Legambiente – CONAI, Comieco, Cial, Corepla, Coreve, Ricrea

All’interno di Legambiente esistono molti partner, ognuno dei quali conduce iniziative molto diverse tra loro. C’è ad esempio il CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi. Negli ultimi 25 anni ha sostenuto sul territorio nazionale il riciclo e la valorizzazione di tutti i materiali di imballaggio. Dall’acciaio all’alluminio, dalla carta al cartone. E ancora: dal legno alla plastica, dalla bioplastica al vetro. Secondo alcuni calcoli, solo il CONAI ha evitato l’emissione di circa 56 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. Avrebbe risparmiato 63 milioni di tonnellate di materia prima. Avrebbe anche evitato un consumo di energia pari a quella che produrrebbero 200 milioni di persone in un anno.

Legambiente annovera tra i partner: Comieco, Cial, Corepla, Coreve, Ricrea, ognuno improntato in un settore specifico. Love Paper, per esempio, è un progetto di riciclo e produzione della carta. Questa è una materia che viene prodotta anche in Europa, da foreste in continua espansione. Dati FAO stimano che le foreste per la produzione di carta in Europa siano aumentate del 30% dagli anni Cinquanta a oggi.

Legambiente

Associazione senza scopo di lucro fondata oltre 40 anni fa per combattere l’inquinamento e le pratiche scorrette di gestione dell’eco-sistema italiano. Opera tramite 18 sedi regionali, mille sedi locali e circa 115mila persone, tra soci e sostenitori. Promuove programmi di educazione ambientale in oltre 30mila scuole sul territorio nazionale.

Andrea Valbusa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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