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dettagli dell'allestimento Bless X Fendi, Design Miami 2023
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Apparenza e funzione, niente più decor: il caso Bless x Fendi a Design Miami

Design Miami 2023: Il design si definisce nella funzionalità oltre all’apparenza – Studio Bless guarda dietro Fendi con Back Frontals – mentre il decor non interessa più a nessuno

Design Miami 2023 – qual è la differenza tra Design e Decoro? Funzione, funzionalità, sostenibilità

Il design nasce dalla funzionalità. La lampada Eclisse di Magistretti rispondeva all’esigenza di regolare la luce per leggere a letto – è uno degli esempi che si rifilano ai bambini. Sullo studio della funzionalità e sulla risoluzione di essa come fosse un’equazione, si è evoluto il design contemporaneo – più di altri, quello italiano. Oggi alla parola funzionalità, si può sostituire la parola sostenibilità: come si potrà costruire un divano senza imbottiture in poliuretano? – quanto tutti noi oggi ci immaginiamo affondati in una nuvola consistente che ci sorregga la testa mentre guardiamo Netflix. 

Non volendo oggi affrontare la sfida difficile, la sostenibilità – sia per impegno mentale sia per mercato e commissione, sia per preparazione culturale – il design industriale vuole cercare ragione nella dimensione culturale: ovvero, elaborando un messaggio, una speculazione filosofica ed estetica, una rivisitazione storica. Da anni, la rassegna di Design Miami è un substrato che permette questi ragionamenti senza aggettivi.

Design Miami, Fendi e Studio Bless, collaborazione, artigianato e brand

Fendi è partner di Design Miami dal 2008, quando il concept era stato sviluppato da Ambra Medda. Per ogni edizione, Fendi ha saputo staccarsi dalla dimensione – forse oggi consueta – di collaborazioni sul prodotto, con designer che elaborano artigianato e codici di brand. L’invito che Fendi rivolge a talenti creativi prevede una ricerca, piuttosto che un progetto. La richiesta di Fendi entra in una dimensione da studio laboratorio, che potrebbe quasi spingersi in una reportistica da analisi chimica applicata al design. 

Studio Bless è stato fondato da Desiree Heiss e Ines Kaag a fine anni Novanta. La definizione dell’attività dello studio rimane vaga, di proposito, insistendo sull’impegno a rendere il futuro un posto più vivibile. Sobrietà, riserbo si mescolano a una certezza della misura, autostima e convinzione, scherzando con la superbia e liquidando lo stereotipo. Scambiamo alcune parole con le due signore durante l’anteprima rivolta alla stampa – Heiss e Kaag sembra tengano a ripetere come l’invito di Fendi per un intervento a Design Miami sia arrivato senza preambolo. Sanno giocare con lo snobismo intellettuale sempre apprezzato in questi contesti – quando vogliono ammettere che non sono mai state interessate a Design Miami come rassegna per sé. 

Una consistenza alternativa su un livello sociale, un’indagine sul luogo: durante una visita ai siti produttivi di Fendi, Studio Bless ha dialogato con artigianati e impiegati, ha assimilato ed elaborato, per poi decidere di lavorare su cosa possa fermarsi dietro Fendi, dietro a una facciata romana. 

Studio Bless x Fendi: i quattro paraventi Back Frontals dietro il velo del lusso, una seduta e la Peekaboo

Studio Bless ha realizzato per Fendi quattro paraventi. Li ha titolati Back Frontals. I paraventi sono stati prodotti da Fendi Casa e non saranno messi in vendita. Studio Bless vuole ripetere una unica e costante domanda: cosa c’è dietro a Fendi che la gente non vede? Dietro il velo del lusso, dietro la patina della moda, dietro la porta di un’anticamera di relazioni. La costruzione di un paravento è una risposta in metafora. 

Il fronte del paravento, quello tutti possono vedere, è la riproduzione fotografica ad alta definizione di un luogo proprio a Fendi: una parete dell’atelier con la vetrata neoclassica in Largo Goldoni, la cucina di casa di Delfina, lo scalone di Palazzo della Civiltà Italiana. Luoghi che sono la sintesi di Fendi: Roma e l’Eur, la famiglia e le donne, la comunità, l’intimità e l’eredità storica. Sul fronte, una fotografia trompe-l’oeil, l’illusione ottica e un gioco di specchio – sul retro, il divisorio dispone volumi, altera il vano, supera la funzione di un armadio diventando elemento strutturale, un cassetto, un piano di appoggio. Un paravento non è più soltanto un divisorio bidimensionale, ma si moltiplica su uno schema tridimensionale. Davanti l’apparenza, dietro la funzionalità – sempre restando in un contesto di narrazioni.

Una sedia è stata progettata da Studio Bless: a prima vista sembra l’opposto di tutto quello che possa essere definita una seduta. Sotto un volume parodia di un cuscino in pelle, quattro spunzoni sono disposti contro le natiche di chi vorrebbe provarci, a sedersi – per poi accogliere l’intrepido aprendosi come una conchiglia. Lo stesso concetto di apparenza e funzione si applica a una Peekaboo: sublimando di snobismo la definizione di borsa, questa si mostra come un grezzo pacco postale – solo dentro due involucri, perdendo quasi ogni particolarità estetica, riappare l’oggetto pratico quanto iconico per pragmaticità. 

Estetica a funzione – il concetto di ogni definizione

Il design nasce dalla funzionalità e da un concetto architettonico. Siamo abituati a intendere l’architettura tramite planimetrie, facciate, sezioni per pareti esterne, verticali o orizzontali – quest’abitudine ci ha portato a non percepire lo spazio. L’architettura non deriva da una somma di larghezze, lunghezze e altezze – ma dal vuoto, dallo spazio racchiuso. 

La mattina, con una mano tieni il giornale, con l’altra sollevi la tazzina del caffè – riappoggiando la tazzina sul piccolo piatto, il cucchiaino è scivolato verso il centro della base, la tazzina non trova più il suo equilibrio, si rovescia – tu devi mettere giù il giornale, rimediare al disastro. La colpa è di chi ha disegnato e progettato il piatto per quella tazzina, disegnato male: il cucchiaino non resta al suo posto ma scivola al centro della base.

Viviamo in un mondo digitale. Non dobbiamo più progettare una torcia, un calendario, una penna – quanti altri oggetti si sono riassunti un parallelepipedo con gli angoli smussati. Non abbiamo più bisogno della luce sul comodino perché leggiamo su Kindle in modalità scura. L’esercizio intellettuale che si applicava allo studio di una funzionalità manuale, si è moltiplicato e alterato nell’invenzione di un’applicazione sul nostro telefono. 

Design Miami 2023 – Patrick Seguin con Jean Prouvé e Charlotte Perriand; la tendenza all’organico di Nacho Carbonell per Carpenters; Aequo e la tradizione indiana; Kengo Kuma per Aman

Patrick Seguin ha portato in esposizione due pezzi che hanno concesso rigore a tutta la rassegna: un tavolo del 1951 prodotto da Cameroon disegnato da Jean Prouvé; la mensola libreria di Charlotte Perriand del 1956. La galleria era disposta dopo l’ingresso alla fiera, come a stabilire la base del discorso con il quale si voleva coinvolgere il pubblico.

La tendenza all’organico e all’amorfo affascina una clientela che sceglie per impressionare la cerchia sociale, piuttosto che per coerenza con una tradizione. Una clientela che sceglie di riempire piuttosto che di equilibrare (diciamolo: che sceglie il decor invece del design). La seduta di Nacho Carbonell da Carpenters indugia in forma mineraria, sormontata da una nuvola o da una chioma di albero, raggiungendo un ghirigoro che si potrebbe scusare richiamando il rockoco di Versailles (la k è voluta): una scenografia teatrale non è design.

Al netto di questo rumore, il percorso concede il rigore che io cerco in ogni rassegna che riporto tra queste pagine di Lampoon. Aequo debutta al Design Miami 2023: è una galleria fondata in India l’anno scorso da Tarini Jindal Handa e presenta una console in rame e vetro, smaltata in blu che è un’opera di Florence Louisy. Il mobile rielabora l’estetica indiana senza concedere niente all’esotico o al didascalico. La materia appare ruvida, il colore trova una tonalità da ceramica in forno fiorentino – il blu è storicamente il colore più complesso da ottenere, che necessità di temperature fino a 1300 gradi per tingere la vetrina. Un tavolo di Kengo Kuma per l’interno di un Aman. Una chaise longue di Gustavo Bittencourt al Mercado Moderno.

Carlo Mazzoni

Studio Bless x Fendi, Design Miami 2023
Studio Bless x Fendi, Design Miami 2023
Back Frontal, Bless x Fendi - lo scalone dell'atrio a Palazzo della Civiltà Italiana
Back Frontal, Bless x Fendi – lo scalone dell’atrio a Palazzo della Civiltà Italiana
Dettaglio di uno dei 4 paraventi Back Frontal, Bless x Fendi
Dettaglio di uno dei 4 paraventi Back Frontal, Bless x Fendi
Peekaboo, Bless x Fendi, Design Miami 2023
Peekaboo, Bless x Fendi, Design Miami 2023
Lo stand Bless x Fendi a Design Miami 2023
Lo stand Bless x Fendi a Design Miami 2023

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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