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Mangiamo una carta di credito a settimana: la differenza tra microfibre e microplastiche 

Un carico da 5kg in lavatrice rilascia tra 6 e 17,7 milioni di microfibre: gesti e scelte per cambiare le abitudini quotidiane – ma non a tutti è chiara la differenza tra microfibre e microplastiche 

Che differenza c’è tra microplastiche e microfibre? 

Le microfibre sono sottili filamenti di plastica che provengono dai tessuti sintetici, come il poliestere e il nylon, con una lunghezza che può variare da millimetri a centimetri, ma hanno spesso uno spessore inferiore a 1 denaro – la misura di spessore dei fili. Le microfibre sono rilasciate nell’ambiente quando i tessuti sintetici vengono lavati in lavatrice o subiscono l’usura. 

Le microplastiche sono particelle di plastica di dimensione inferiore a 5 millimetri, possono avere forme diverse, inclusi frammenti, sfere o particelle irregolari. Le microplastiche derivano il deterioramento di oggetti di plastica, dalla dispersione di granuli di plastica utilizzati in prodotti cosmetici e dalla frammentazione di rifiuti di plastica nell’ambiente. e microplastiche oggi sono onnipresenti nell’ambiente, trovate in oceani, laghi, suoli e perfino nell’aria e nel sangue umano. Negli oceani vengono ingerite dagli organismi marini e terrestri, con conseguenze negative sulla salute degli ecosistemi e sulla catena alimentare. 

Entrambe le forme di plastica, microplastiche e microfibre, causano problemi ambientali, ma le strategie per mitigare il loro impatto possono differire a seconda delle dimensioni e delle fonti specifiche.

Azioni quotidiane per limitare la dispersione di microfibre e microplastiche negli oceani: lavaggio corretto, sacchetti anti microfibre e lavatrici con filtro integrato FiberCatcher

Milioni di microfibre sono rilasciate da un singolo ciclo di lavaggio in lavatrice, e queste sono solo stime approssimative. Si è scoperto anche che il primo lavaggio dopo l’acquisto in negozio di un capo sintetico è quello che rilascia più microfibre. Quello che ognuno di noi nel quotidiano può fare sono scelte semplici per limitare il rilascio di microfibre nello scarico. Scegliere detersivi liquidi invece che quelli in polvere, perché i granuli del detersivo in polvere creano attrito sulla fibra sintetica e favoriscono il rilascio di microfibre. 

Lavare a pieno carico: perché quando la lavatrice è meno carica i capi si muovono di più nel cestello e sbattendo rilasciano più microfibre. Scegliere il giusto lavaggio, meglio se a basse temperature e di durata limitata, inoltre diminuite la potenza della centrifuga evita che i capi siano stressati rilasciando quindi più microfibre nello scarico. È possibile acquistare i sacchetti per la lavatrice che limitano il rilascio di microfibre fino al 80% ma che devono essere puliti manualmente dopo ogni lavaggio. Inoltre oggi è possibile acquistare lavatrici già con un filtro integrato, come quella dell’azienda Beko, ha sviluppato la prima lavatrice con filtro integrato FiberCatcher che riesce a trattenere oltre il 90% delle microfibre dopo ogni lavaggio.

Prevenire il problema delle microfibre nella tessile filiera Italiana: preferire fibre naturali e manifatture sostenibili a capi sintetici 

Alcuni materiali e filati generano più microfibre di altri in base alla loro composizione e alla struttura microscopica. La cosa migliore sarebbe indossare solo indumenti prodotti con tessuti naturali e non sintetici, come cotone, lino, lana e canapa. Anche quando si acquista vestiti con materie prime naturali è bene controllare che l’etichetta riporti la dicitura al 100% così che il capo possa anche essere rigenerato con più facilità. 

Se per certi indumenti è impossibile non utilizzare materiali sintetici occorre specificare che l’acrilico rilascia in lavatrice circa il doppio delle microfibre rispetto al poliestere. Un carico da 5kg in lavatrice rilascia tra 6 e 17,7 milioni di microfibre. Un tessuto misto poliestere-cotone riduce ulteriormente il rilascio di microfibre. I tessuti meno inquinanti sono quelli compatti, a maglie fitte e con fibre lunghe, continue e attorcigliate, perché è meno probabile che la trama si sfaldi durante il lavaggio.

Le microfibre di origine tessile e i rischi per la salute dei mari: gli studi del Professore Francesco Regoli, Direttore Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente Università Politecnica delle Marche

«L’inquinamento da plastiche e microplastiche è un’emergenza che colpisce tutti i mari e gli oceani del mondo, e oggi sappiamo che la maggior parte di questo inquinamento è dovuto alle microfibre di origine tessile. – afferma il Professore Francesco Regoli – La loro produzione è in costante crescita ed ha raggiunto i 120 milioni di tonnellate nel solo 2019. Le microfibre si ritrovano in tutti i mari con concentrazioni che vanno da 1 fibra ogni 50 litri, fino ad oltre 25 fibre per singolo litro d’acqua. Abbiamo evidenze chiare della loro ingestione da parte di tutte le specie marine con frequenze che possono superare il 90% degli organismi analizzati e le microfibre dai tessuti sono dieci volte più alti rispetto a quelle delle altre microplastiche. I loro effetti si stanno rivelando gravi per gli organismi che le ingeriscono». 

Microfibre e microplastiche dagli oceani alla catena alimentare: ognuno di noi mangia una carta di credito a settimana

Secondo i dati di Marevivo, ciascuno di noi ingerisce una media settimanale di 5 gr di microfibre. L’equivalente di mangiare una carta di credito a settimana. Le microfibre e microplastiche disperse nell’ambiente e negli oceani contaminano gli ecosistemi marini, sono ingerite dai pesci e tramite essi entrano a far parte della nostra catena alimentare. 

Le microfibre derivate dai nostri indumenti stanno soffocando sia gli oceani sia noi stessi

L’aumento delle microfibre nei mari è dovuto all’aumento esponenziale della produzione di Fast Fashion, che oltre ad una manodopera a basso costo utilizza nella maggioranza dei casi materiali di scarsa qualità. Più di un terzo delle microplastiche disperse nell’acqua deriva dagli scarichi delle lavatrici. I capi sintetici lavati in lavatrice rappresentano una delle principali fonti di contaminazione delle acque per microplastiche primarie. Le microplastiche primarie ovvero il 15 al 30% delle microplastiche presenti negli oceani sono quelle che arrivano già frammentate dimensioni microscopiche. Per risolvere il problema è necessaria un’azione congiunta di istituzioni, aziende e privati cittadini, per cambiare i modi di produrre e di consumare. Ci sono però alcuni accorgimenti che ogni singolo cittadino può attuare per limitare la dispersione di microplastiche nel mare. 

Domiziana Montello

Marevivo per sensibilizzare a una industria tessile sostenibile 

Gli interventi del Professore Professore Francesco Regoli e di Raffaella Giugni sono stati raccolti in occasione del convegno Only One, organizzato da Marevivo e Beko a bordo della nave scuola Palinuro, il 3 ottobre 2023 a Venezia.  Al convegno hanno partecipato, Samuele Mondino – Comandante della Nave Scuola Palinuro, Federico Quaranta – giornalista e conduttore televisivo, Raffaella Giugni – Responsabile delle Relazioni Istituzionali Marevivo, Professore Francesco Regoli – Direttore Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente Università Politecnica delle Marche, Francesco Misurelli – CEO di Beko Italy, Pierluigi Fusco Girard – Amministratore Delegato Linificio e Canapificio Nazionale, Caterina Occhio, Membro Comitato Scientifico Sostenibilità dell’Accademia Costume & Moda. A bordo della nave Palinuro è ospitata la mostra Only One: One Planet, One Ocean, One Health. La nave Palinuro che ha attraversato i porti del Mediterraneo ha sensibilizzato le persone in visita all’importanza della transizione ecologica, unita a quella energetica e alimentare.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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