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Piazza San Babila
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La vergogna di Piazza San Babila: una distesa di pietre e cemento

Dove sono gli alberi di Milano? Affissioni, sponsor per gli abeti di Natale: piazza San Babila è una vergogna per chi ama Milano, e per chi non ne dimentica la bellezza

Piazza San Babila, la piantumazione di alberi, la M1 di Noorda e Albini, l’attico di Gucci

Oggi, Piazza San Babila segna l’imbarazzo, per molti addirittura la vergogna, dei Milanesi. Nessuno voleva né vorrebbe credere: tolti i cantieri all’inizio della scorsa estate, è rimasta una spianata di pietre e cemento. Una piazza di questa dimensione, nel 2023, senza alberi, neanche piccoli arbusti, nessuna aiuola. Nonostante gli alberi vivano anche nei balconi stretti del Bosco Verticale – in piazza San Babila non si è trovato spazio per nessuna radice. Si dovrebbe trattare di rigenerazione urbana – ma può esistere in questo tempo attuale una qualsiasi rigenerazione urbana che non preveda una sostanziale piantumazione di alberi? I passaggi della M1 sono appena sotto il suolo – vero – ma sarebbe bastata un’aiuola con piante basse – per mitigare il senso di desolazione e vecchiaia urbanistica che assale ogni milanese e ogni visitatore straniero arrivando nel centro di Milano. La distesa è talmente ampia che a Natale 2023 si dispone sia una pista per pattinaggio sul ghiaccio, sia un ennesimo abete decennale, sradicato dalle Alpi.

Al di là della sua storia, è la bellezza di piazza San Babila a non essere compresa. Le linee architettoniche razionaliste, le curve tra gli edifici, i corrimani della M1 disegnati da Noorda e Albini. Dall’alto, sopra i cornicioni dei palazzi, ci sono cartelloni pubblicitari al neon. I cartelloni al neon, negli anni Ottanta, erano anche di fronte al Duomo – poi furono tolti per decoro. In piazza San Babila ci sono ancora. Su piazza San Babila affaccia l’attico che fu un tempo di Maurizio Gucci, una delle abitazioni a compravendita più alta al mondo: un giardino con alberi nell’attico, e tra le fronde uno spazio pubblicitario.

Come è stato possibile portare a termine una rigenerazione urbana di così scarsa qualità progettuale? All’angolo con Corso Europa, le due uscite della metropolitana si affiancano: quella storica di Noorda e Albini e quella appena consegnata. Era davvero necessario affiancarle? La sovrintendenza ha lavorato come avrebbe dovuto? Oggi solo in piazza San Babila ci sono almeno otto uscite della M1: un tempo, la piazza era un frastaglio di semafori e attraversamenti tra auto in doppio o triplo senso, e le uscite permettevano una viabilità alternativa. In questa nuova distesa di cemento per pedoni, otto uscite – sono ancora necessarie? Non si potevano toccare per testimonianza storica – questa la riposta – così che potessero essere affiancate da manufatti firmati da un geometra d’ufficio? Il portale della Basilica di San Babila non ha una prospettiva perché una delle otto uscite della M1 è posizionata trasversale, davanti al suo asse.

Gli alberi e la tempesta del 25 luglio, Milano città giardino

Milano non ha un fiume che la attraversa: a ben contare, è l’unica tra le grandi città europee a non avere l’acqua nel contesto urbano. Il progetto di riaprire i navigli rimane, purtroppo, utopico: se non si riesce a porre filari di alberi sani e giovani per le strade, difficile supporre l’apertura di canali. Questa estate abbiamo perso circa cinque mila alberi, per la tempesta del 25 luglio. Sono caduti quelli più vecchi – gli alberi hanno una vita, come tutti gli esseri viventi. Sono caduti quelli più deboli, malati, o che nel corso degli anni sono stati capitozzati invece che esser potati. Quelli piantati da poco, sopravvissuti alle siccità, hanno resistito meglio. Come resiste il sogno di Milano città giardino.

Stiamo parlando del centro di Milano, di Piazza San Babila, con il suo collegamento a Linate che è orgoglio e marketing internazionale. Il Sindaco ha permesso che questa piazza San Babila sia oggi una distesa di pietre e cemento, una vergogna, non solo un imbarazzo per chi scrive.

Il Quadrilatero chiuso al traffico, Louis Vuitton in via Bagutta

Il sindaco di Milano conferma che il Quadrilatero sarà chiuso al traffico. Non si conoscono i tempi di questa operazione di rigenerazione urbana, ma vale la pena fare una fotografia allo stato attuale. Partendo ancora da San Babila. L’ingresso di Via Bagutta è un cantiere da almeno due mesi. Il lato della piazza versa Bagutta e Corso Venezia era stato tralasciato, tale era la concentrazione a disporre pietre e cemento: oggi è in stato di degrado. Un furgone vende caldarroste, oggi come negli anni Ottanta.

L’ingresso di Via Bagutta – così ostruito – porta all’ingresso del negozio di Louis Vuitton al Garage Traversi. Vuitton è un colosso mondiale che fattura tra i 15 e i 20 miliardi di euro all’anno: il Comune di Milano potrebbe lavorare con Louis Vuitton in un’ottica di reciproco interesse e collaborazione, anche discutendo il sostegno economico alla rigenerazione di via Bagutta e di questa porzione della piazza. Nessun funzionario comunale è riuscito ad aprire un tavolo di considerazione. Risultato: Vuitton perderà vendite a Milano durante il Natale e il Comune di Milano rimarrà con il degrado di Bagutta e San Babila.

Diego Della Valle a Palazzo Marino, gli spazi pubblicitari e le affissioni su San Carlo e sulla Scala

Diego Della Valle copre i costi del restauro delle facciate di Palazzo Marino: due milioni e mezzo di euro. Il cantiere durerà 16 mesi – e per tale periodo, Della Valle porrà sulle impalcature, immagini pubblicitarie dei brand del gruppo Tod’s. I lavori di restauro di edifici storici e pubblici oggi si pagano così: non più con i fondi dei contribuenti raccolti nelle casse del Comune, ma con i ricavi di investimenti pubblicitari. Di fronte a Palazzo Marino, anche il Teatro alla Scala sarà presto coperto da una impalcatura per il restauro della facciata: in piazza, i tigli di Leonardo si specchieranno tra loghi pubblicitari; la piazza somiglierà a un terminal di un aeroporto.

Poco distante, in Corso Vittorio Emanuele, la curia sta recuperando i fondi per restaurare San Carlo con la stessa procedura. Sorge una domanda la cui risposta è ovvia: cosa succede se un cantiere per il restauro di una facciata potrebbe durare 12 mesi, ma necessita di un budget per i quali servono 24 mesi di raccolta?

Se gli spazi pubblicitari forniscono le finanze per il restauro di edifici pubblici e storici – o anche di chiese supponendo che le finanze della curia siano impegnate in opere di bene – la logica mantiene il suo rispetto. Nel momento in cui si tratta di un edificio privato?

Le palme davanti la Duomo e i rododendri di Zegna

Le palme di piazza del Duomo saranno spostate verso dimora più idonea: la foresta equatoriale dove cresce la pianta del caffè era un messaggio di Starbucks. Da aprile 2024, l’aiuola di fronte al Duomo sarà presa in cura da Zegna che ne farà il racconto delle foreste intorno a Biella: rododendri, canfore e altra botanica prealpina. Un’operazione di marketing che ammette lo scorrere del tempo, rispetto ai cartelloni al neon che illuminavano la Madonnina negli anni Ottanta di cui dicevo sopra. Oggi, l’operazione di Zegna dimostra come le aziende non insistano più – o almeno, non soltanto – sui prodotti in vendita e sulle loro qualità; le aziende mostrano l’amplificazione positiva che il loro successo produce per la comunità. Intorno alla fabbrica di Biella, Zegna mantiene e migliora la natura circostante – si prende cura di una foresta che si chiama Oasi Zegna. Per condividere questo impegno, Zegna porta qualche zolla di questa foresta di fronte al Duomo di Milano. Se questa comunicazione fosse affiancata a un’imprenditoria profondamente etica, a un gesto permanente – vogliamo piantare davvero qualche albero a Milano? – sarebbe la prova definitiva che la “reclame” oggi è un bene comune, non più un’interruzione fastidiosa.

Via Montenapoleone, l’associazione dei commercianti – Ralph Lauren e le camelie di via Spiga

Via Montenapoleone è la via commerciale con lo scontrino medio più alto d’Europa. È venerdì pomeriggio: camminando per Via Montenapoleone, i cestini urbani sono colmi di immondizia. Un susseguirsi di elementi di segnaletica per divieto di sosta temporanea sono abbandonati sul marciapiede. In controcanto, l’associazione commercianti della via si concentra a mettere qualche decoro di plastica a mimare gli aghi di pino – per il Natale.

In città, si dispongono abeti recisi per le luminarie: per chi ancora non se ne sia reso conto, siamo nel 2023. Ci sono due guerre in corso ai confini dell’Europa e la pena di una pandemia non ci ha ancora liberato il cuore. Potremmo forse smettere di sradicare o tagliare abeti in montagna per trasportarli nel centro delle città – e cominciare a riempire di luci tutti gli alberi urbani. La scenografia e lo scintillio sarebbero più ampi, diffusi, e i fondi potrebbero essere impiegati per piantare nuovi alberi, altri alberi.

Anche in vaso, va bene – purché in vaso possano vivere. Negli ultimi tre anni, ogni Natale, Ralph Lauren ha regalato venti alberi di camelie alla via: a marzo, via della Spiga tornerà ancora a essere la via più bella che abbiamo in centro. Presto, in via Spiga, ci saranno abbastanza camelie lungo tutto il suo corso che non ci sarà bisogno ogni anno di portare gli abeti per riempirla a festa (chi scrive si è impegnato in prima persona, riuscendoci, affinché Ralph Lauren regalasse queste camelie).

Sarebbe coì semplice, a Milano: ogni attività di marketing che tocchi il concetto – non solo lo spazio – pubblico, deve lasciare nel contesto del progetto, una traccia positiva che possa rimanere a favore della comunità e della vita pubblica – ancora, è così difficile piantare alberi giovani, sani, e prendersene cura? A Milano, lavorare non significa soltanto parlare – o tantomeno scrivere, come sto facendo io adesso, triste e affranto, umiliato e sconfitto dalla distesa di pietre e cemento di Piazza San Babila.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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