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Uova di Pasqua: quanto inquinano? Gli ingredienti che fanno male all’ambiente

Un mercato che vale 100 miliardi di dollari l’anno – storia e retroscena delle Uova di Pasqua: deforestazione legata alla produzione del cacao e lavoro minorile. Si corre ai ripari: nuove norme in vigore dal 2025

Uova di cioccolato e deforestazione: chi produce il cacao e chi lo compra? 

L’Africa è il continente in cui si trovano il 73% delle coltivazioni di cacao mondiale, e si consuma meno del 3% di cioccolato. I paesi in cui si coltiva il cacao sono il Ghana, Camerun, Nigeria, Madagascar e Costa d’Avorio. Sono in Costa d’Avorio e in Ghana viene prodotto più del 70% del cacao mondiale. La pianta del cacao cresce soltanto in zone forestali calde, con un elevato tasso di precipitazioni e umidità. Tutti i paesi produttori si trovano a Sud del mondo nel tratto pluviale a ridosso della fascia equatoriale che attraversa l’Africa, l’Asia e l’America Latina.

Il maggiore acquirente di cacao è l’Unione Europea, dove hanno sede le più grandi aziende cioccolatiere. Gli europei sono i maggiori consumatori di cioccolato circa il 48%, seguiti da America settentrionale (Stati Uniti 20% e Canada 4%) e Asia 15%. 

Produzione del cacao e deforestazione

Alla produzione e lavorazione del cacao si legano questioni di carattere ambientale e sociale che minano la biodiversità dei paesi produttori e i diritti umani dei coltivatori. I problemi principali collegati alla produzione del cacao sono la deforestazione e il lavoro minorile. L’aumento di richiesta di cacao dai compratori ha portato negli ultimi anni a sottrarre sempre più terra alle foreste tropicali per destinarle alla coltivazione intensiva del cacao. Secondo Mighty Earth, l’organizzazione globale americana, dal 2019 ad oggi la Costa D’Avorio e il Ghana, hanno perso rispettivamente di 19.421 e di 39.497 ettari di foreste. Le coltivazioni intensive, come sempre, hanno portato all’uso eccessivo di pesticidi dannosi per l’uomo e per la natura, recando danni irreversibili alla biodiversità. 

Lavoro minorile e produzione del cioccolato 

A questo si legano le cattive condizioni di lavoro e i bassi redditi dei coltivatori di cacao. In Africa occidentale e centrale si sistemano 2 milioni di famiglie di coltivatori su piccola scala, e la maggior parte non riesce a guadagnare un reddito sufficiente per vivere. Nel 2020 il National Opinion Research Center dell’Università di Chicago ha studiato l’impiego di forza lavoro minorile nella produzione del cacao. I pericoli per i bambini impiegati nella produzione variano dal numero di ore di lavoro anche notturno,  all’esposizione a prodotti chimici. all’uso di strumenti affilati impiegati per il disboscamento. 

La richiesta maggiore di cioccolato dei consumatori ha prodotto una crescita del 62% della produzione di cacao in Costa d’Avorio e Ghana. Secondo lo studio dell’Università di Chicago con questa crescita sono aumentati di 13 punti percentuali in un periodo di 10 anni (dal 2008-09 al 2018-19) i bambini impegnati nel lavoro minorile pericoloso nella produzione di cacao. Sono 2,1 milioni i bambini che lavorano nelle piantagioni di cacao della Costa d’Avorio e del Ghana (secondo Cocoa barometer 2018). Dalle stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, sono 152 milioni i bambini tra i 5 e 17 anni coinvolti nel lavoro minorile in tutto il mondo e l’Africa ospita quasi i due terzi di tutti i bambini lavoratori. Il 71% di loro è impegnato nel settore agricolo.

Uova di Pasqua, coltivazione dello zucchero e deforestazione dell’Amazzonia 

Un altro ingrediente fondamentale per rendere dolce il cacao con cui vengono prodotte le uova di cioccolato è lo zucchero. Il Brasile è primo produttore al mondo di canna da zucchero, da cui si ottiene l’80% dello zucchero prodotto a livello mondiale. La coltivazione della canna da zuccheri nel decennio compreso tra il 2002 e il 2012 ha provocato il disboscamento di 16,3 mila chilometri quadrati di Foresta Amazzonica. Durante il mandato di Bolsonaro la situazione si era aggravata a seguito dell’annullamento del divieto di coltivazione della canna da zucchero nelle aree vulnerabili della foresta pluviale. Legge emessa dal governo Lula 10 anni prima. Da quando è tornato al potere Lula il tasso di deforestazione si è nettamente abbassato.

Le coltivazioni intensive di canna da zucchero non riguardano esclusivamente il Brasile, ma anche la Florida e la Grande Barriera Corallina australiana, esposta all’inquinamento generato dalla produzione costiera di canna da zucchero. La richiesta crescente di zucchero a livello globale comporta un aumento delle aree destinate alla canna da zucchero. Il consumo medio mondiale di zucchero è aumentato del 50% negli ultimi 30 anni. L’indicazione dell’OMS raccomanda di non superare i 25 grammi al giorno, corrispondenti a circa 5 cucchiaini da tè. Raccomandazioni che nella maggior parte degli stati settentrionali non vengono rispettate. Negli Stati Uniti il consumo quotidiano si aggira intorno ai 28 cucchiaini al giorno, in Italia si aggira tra i 15-18 cucchiaini al giorno.

Produzione di cacao: Bruxelles 2025 saranno introdotte nuove norme per combattere la deforestazione

Le importazioni dell’Unione Europea sono uno delle maggiori cause di deforestazione al mondo. Recentemente Bruxelles ha diffuso la notizia che saranno introdotte nuove norme per contro la deforestazione. A partire dal 2025 entrerà in vigore un nuovo regolamento dell’Unione europea, l’EUDR (European  Deforestation-free products Regulation ) che vieterà la vendita di qualsiasi prodotto derivato dalla deforestazione. I prodotti coperti dalle norme anti-deforestazione dell’Ue sono il Manzo, l’olio di palma, la soia, il caffè, il legno e anche il cacao. A partire dal 30 dicembre 2024 Le aziende che commercializzano questi prodotti dovranno dimostrare che i loro prodotti non provengono dalla deforestazione. Ai prodotti che non rispetteranno le nuove regole sarà vietato entrare o uscire dal mercato dell’Ue.

Foto Jametlene Reskp
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Tracciabilità del cacao

L’industria del cacao vale 100 miliardi di dollari l’anno in termini di vendite, e il commercio equo solidale sembra essere una delle risposte. Purtroppo però non è sempre affidabile, perché l’aumento di richiesta di prodotti etici ha portato alla proliferazione di diversi standard, incoraggiando il “fair washing”. La soluzione è la tracciabilità del cacao. Ci sono cooperative nei paesi africani che si stanno applicando affinché le coltivazioni dei piccoli produttori siano sempre più tracciate affinché il compratore finale di cioccolato sappia esattamente da chi e dove il cacao è stato prodotto. Tra queste l’azienda Cayat ha sviluppato una metodologia di tracciabilità. L’azienda come affermato ad EuroNews dichiara che scannerizzando il codice sul sigillo è possibile sapere da dove proviene il cacao e da quale produttore. Così da capire se si stratta o meno di cacao proveniente da aree disboscate o protette. 

La tracciabilità va di pari passo a nuove pratiche agricole come la sostituzione delle piante vecchie con piante giovani per risparmiare terreno e limitare il disboscamento. La Costa d’Avorio ha l’obiettivo di creare un sistema nazionale di tracciabilità. Ad Abidjan, nella sede del Conseil Café Cacao, ancora prima dell’annuncio del regolamento europeo, è stato avviato il progetto di geolocalizzare ogni appezzamento di terreno, stimarne la capacità e digitalizzare i pagamenti, distribuendo carte elettroniche tutti i produttori del paese. Chi non sarà in possesso della carta non potrà più vendere il proprio cacao. 

Storia dell’uovo di Pasqua: l’uovo come simbolo

L’uovo, di gallina, ha da sempre valenza simbolica nel periodo della Pasqua cattolica e ortodossa, secondo la tradizione rappresenterebbe la tomba vuota di Cristo risorto. Era tradizione diffusa, e lo è tuttora in alcuni paesi, mangiare uova sode a Pasqua colorate di rosso, ricordo del sangue di Cristo. Le uova venivano colorate tramite ingredienti naturali con le cipolle rosse, mentre oggi vengono utilizzati coloranti da pasticceria. A partire dal Medioevo divenne tradizione per aristocratici e nobili regalare uova artificiali decorate. Nel 1883 l’orafo Peter Carl Fabergé, venne incaricato dallo Zar Alessandro III di Russia di ideare dono di Pasqua per la moglie Maria Fëdorovna. In questa occasione l’orafo creò il primo uovo decorato Fabergé, un uovo di platino smaltato di bianco, a struttura di matrioska, contenente  un ulteriore uovo in oro, che conteneva due doni, la riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d’oro. Grazie all’invenzione di quest’opera di gioielleria la fama di Fabergé  crebbe incredibilmente e contribuì a diffondere la tradizione della sorpresa all’interno all’uovo.

Dall’uovo di Fabergé  all’invenzione dell’uovo di Pasqua di cioccolato

Per l’invenzione dell’uovo come lo conosciamo oggi bisogna attendere gli inizi del Novecento.  I primi prototipi furono realizzati già alla corte di Luigi XIV, ma furono i maestri cioccolatieri torinesi ad ideare l’uovo di Pasqua moderno. Fu la duchessa Caterina Michela di Spagna, moglie del duca Emanuele Filiberto di Savoia, a portare il cacao a Torino. Furono gli spagnoli con la scoperta dell’America a importare per primi in Europa la pianta del cacao. Un secolo dopo a Torino nascerà la prima cioccolateria d’Italia. La storia dell’Uovo di Pasqua di cioccolato è stata ricostruita nel libro Dolci delizie subalpine, da Mario Marsero, storico delle industrie dolciarie piemontesi.

Nel 1725 la vedova Giambone, titolare della cioccolateria di Torino ebbe l’idea di riempire con la cioccolata i gusci vuoti delle uova di gallina.  Negli anni Venti del Novecento fu la Casa Sartorio di Torino a brevettare il sistema a forme vuote per modellare con il cioccolato con stampi chiusi a cerniera. Gli stampi venivano posti in una speciale macchina rotante che distribuiva il cioccolato uniformemente su tutto lo stampo. L’introduzione della sorpresa avvenne nel 1925, prima animaletti in zucchero o confetti, poi regali sempre preziosi. Da quel momento in poi le Uova di cioccolato a Torino erano di gran moda soprattutto tra le famiglie più benestanti e la loro fama crebbe fino al boom del Secondo Dopoguerra. 

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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